Vita da macellaio

 

 

Lavorare al pubblico mi ha permesso di conoscere tante persone, alimentando una tendenza a caratterizzare figure anonime e creare personaggi che probabilmente non assomigliano all’originale. Il segreto è nella verosimiglianza e alla fine mi convinco anche io che le storie siano effettivamente accadute.

Nei primi anni al supermercato, il punto vendita chiudeva all’ora di pranzo. A noi tutti spettava il supplizio della pausa e poi della ripresa fino alla chiusura. In seguito, causa l’adeguamento al contratto di lavoro, fu introdotto l’orario continuato che avrebbe portato a delle turnazioni. Fu una conquista che cambiò la vita perché il personale aveva una mattina o un pomeriggio liberi, ogni giorno.

Questa novità non fu accolta con lo stesso entusiasmo dal settore macelleria. I macellai, infatti, non lo consideravano un cambiamento così confortante. Il reparto era composto di cinque elementi e uno di loro, a turno, avrebbe dovuto lavorare di pomeriggio, come il resto del personale.

Fino a quel momento, i ragazzi pranzavano in sala pausa e poi riprendevano a lavorare fino alle 15 e quindi, non gli piaceva di spingersi, una volta il mese, fino alle 20.

Era una rimostranza sterile perché il cambiamento fu enorme. Rimasero isolati dal resto del personale. De resto, nei supermercati, la macelleria era considerata un settore a parte, composto di elementi sopra le righe. I macellai avevano tutti quell’aria a metà tra il medico chirurgo e il killer professionista.

Era anche un reparto temuto dalla direzione perché formato da specialisti. L’ammutinamento era un rischio che un gerente tendeva a scongiurare perché avrebbe aumentato le criticità del punto vendita.

La prima turnazione pomeridiana capitò a Galdiolo. Il macellaio, annoiato e di malavoglia, aveva iniziato il turno alle 14 ed era andato a sedere in sala pausa, sfogliando un giornale sportivo. Il direttore, tale Kruger, italianissimo e di origini pugliesi, ma dal cognome con l’assonanza vagamente tedesca, era uscito per pranzare.

Tornò verso le 15 e passando per la saletta della pausa, trovò ancora Galdiolo seduto che stava recitando i versi del Corriere Sportivo.

 

– Galdiolo: cosa sta facendo?

– Al reparto c’è la signora delle pulizie che sta lavando il pavimento…

– Ah…

 

Il direttore si allontanò e andò in ufficio a verificare l’andamento vendite al computer, come d’abitudine. Dopo una mezz’ora, fece un giro per il mercato e ripassò per la saletta delle pause.

 

– Galdiolo? Mah…

– Il pavimento si sta asciugando, direttò…

 

Kruger si diresse in ufficio con la coda tra le gambe. Ormai, però, era entrato in condizione di allerta e si affacciava per vedere se la luce della stanzetta fosse spenta o accesa. Tornò in sala e fissò il macellaio, senza dire nulla.

 

– Giornata umida, oggi, direttò: si sta ancora asciugando…

– Come sarebbe a dire?

– Non vorrà certo che vado in reparto, rischiando di scivolare e poi essere costretto a mettermi in malattia… non sono il tipo, io, mica come certi miei colleghi che… vabbè, lasciamo perdere…

 

Kruger, ormai in preda alla paranoia, passeggiava nervosamente davanti alla barriera casse tenendo sotto controllo la sala ristoro. Rimuginava, anche lui era stato un macellaio e solo chi ha avuto a che fare con le celle frigorifere può comprendere l’avversione a entrare in quegli spazi un pò sinistri, quando il sudore della giornata di lavoro si sta asciugando sulle ossa e il freddo, sciacallo, infligge la pugnalata finale alla schiena.

Il direttore fece l’ennesimo giro per il supermercato, salì le scale mobili per uscire a fumare una sigaretta e poi scese. Passò ancora per la sala ristoro.

 

– G A L D I O LO, Cristo Madonna!

– Direttò, sto facendo la pausa…

– La pausa? Lei oggi non è ancora entrato nel suo reparto, sono passato adesso ed è tutto in ordine, non c’è traccia di lavoro…

– È in ordine perché lavoro pulito io, mica come certi miei colleghi che… vabbè, lasciamo perdere…

– Ecco, bravo, Galdiolo: lasciamo perdere e andiamo a lavorare!

– No, io sto facendo la pausa e lei mi sta facendo parlare, quindi adesso recupero i cinque minuti persi…

 

Si erano fatte le 17 e finalmente Galdiolo si alzò dalla sedia e uscì dalla sala. Andò al bagno e poi, stancamente, si avviò in macelleria facendo il giro più lungo, passando in rassegna tutti gli altri reparti. Trascinava i piedi come se avesse delle scarpe di marmo e s’intratteneva con i  colleghi, redarguendoli severamente.

 

– ‘Sto scaffale è vuoto, hai fatto poco, oggi… T’ho visto, eh? Non c’hai voglia…

 

Arrivò al banco della carne. Esaminava ogni centimetro memorizzando quale taglio mancasse, prima di prendere il carrello preparato dai colleghi della mattina e riempire gli spazi vuoti. Terminata l’operazione, soffiò nei palmi delle mani ed ebbe un sussulto.

 

– Ammazza quanto freddo davanti a ‘sto banco: che vita da macellaio!

 

 

 

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