Vacca – Aggressione

 

 

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nella tua email l’anteprima del libro La città senza uscita

Avvisiamo la gentile clientela 

 

Un uomo è in fila alla cassa del supercassiere complicato Vacca. Nel passeggino, il figlio piange e fa i capricci. 

Vacca: – Può far star zitto il bambino che io devo lavorare e mi fa male la testa…

Uomo in fila: – Mi dispiace.

Vacca: – Le dispiace, però il bambino continua a fare confusione…

Uomo in fila: – Un po’ di pazienza con i bambini…

Vacca: – … e se io mi sbaglio con i conti?

Uomo in fila: – Vabbè, ha ragione. Lei non ha figli?

Vacca: – A parte che io ho due bambine piccole e questi sono affari miei…

Uomo in fila: – Mamma mia che uomo permaloso!

Vacca: – Perché io sono una persona riservata.

Uomo in fila: – Va bene. Mi servono quattro buste.

Vacca: – Perché mi chiede le buste se ha il carrello?

Uomo in fila: – Forse le scoccia anche darmi le buste?

Vacca: – No, però lei fa troppe richieste strane…

Uomo in fila: – Lei s’è alzato storto stamattina…

Vacca: – La mia vita privata non la riguarda!

Uomo in fila: – Lei è meraviglioso: ma fa fa sul serio?

Vacca: – Chi?

Uomo in fila: – No, è colpa mia. Mi scusi. Lasci stare.

Vacca: – Mmm…

Uomo in fila: – Pago con bancomat.

Vacca: – Una cosa per volta. Prima finisco il conto, che è già abbastanza lungo, poi vediamo…

Uomo in fila: – Vediamo un corno: pago con bancomat!

Vacca: – La connessione con la banca va e viene…

Uomo in fila: – Questo è un problema vostro, la avverto che io pago con bancomat…

Vacca: – Guardi che non serve ribadire le cose continuamente, mica sono scemo!

Direttore: – Vacca che succede?

Vacca: – C’è questo qui che mi minaccia e m’insulta!

Uomo in fila: – Prima cosa, io non sono questo qui, cerchi di imparare a stare al pubblico. Signor direttore, il suo cassiere sta facendo ostruzione su tutto, gli fa fatica anche darmi una busta… e poi io non ho insultato né minacciato nessuno!

Vacca: – No, lei ha detto proprio la AVVERTO che pago con bancomat! Hanno sentito tutti, e poi lo ha ripetuto più volte, come per dire che io sono uno che non capisce!

Direttore: – Vacca basta! Volete smetterla? Riprendete il lavoro e smaltite la fila. E chiedete scusa al cliente!

Vacca: – No, io non chiedo scusa a nessuno. Io a questo qui non gli batto la spesa e vado al bagno.

Direttore: – Vacca, se voi mi fate un’altra piazzata, io proporrò una sospensione. Sono stufo delle vostre nevrosi. Così non si può andare avanti!

Vacca: – È tutta colpa di quel ragazzino che s’è messo a fare confusione mentre a me faceva male la testa!

Direttore: – Quale ragazzino, Vacca?

Vacca: – Il figlio di questo qui… sempre ammesso che è il figlio, perché non gli assomiglia neanche!

Uomo in fila: – Direttore, lo porti via prima che spacco la testa a quest’idiota!

Vacca: – Lo sente, direttore? M’insulta e mi minaccia, io non so più che dire. Era meglio che restavo a casa stamattina!

Direttore: – Su questo sono d’accordo, Vacca.

Vacca: – Lo vede che anche lei, quando usa il cervello, mi dà ragione? Questa è stata un’aggressione bella e buona, direttore…

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


Io con Giuseppe Mincuzzi, in arte "er poeta metropolitano".

I MIEI LIBRI SU FELTRINELLI


Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore o la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.


Raymond Carver



 

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