Uomini sull’orlo di una crisi

 

Uomini sull’orlo di una crisi

Uomini sull’orlo di una crisi

 

Prendo spunto da una recente polemica tra una presentatrice televisiva e un suo collega. Lei, dalla sua nuova trasmissione, rispondeva a un attacco dell’uomo attraverso un social. Lui le aveva dedicato l’emoticon con l’indice sulla bocca in segno di fare silenzio.

È poco elegante, soprattutto in pubblico, indicare a un altro essere umano di non parlare. È come dire che le sue opinioni non contano o che la persona stessa valga meno di nulla.

Immagino sia una polemica che si trascini. La donna, nella replica sosteneva che lui aveva provato a farla star zitta per anni senza riuscirci (si riferiva all’ambiente di lavoro) e che questo denotava la mancanza di rispetto verso di lei e verso le donne in generale.

Nulla da eccepire, anche se, personalmente, non amo troppo i botta e risposta in televisione. Cito l’accaduto solo perché mi consente di andare oltre.

Mi ricordo lo spirito che regnava alle assemblee studentesche o nei forum negli anni settanta. Nell’atmosfera pervasa da un’imperante ideologia di sinistra, chiunque dissentiva con una linea comune, era liquidato dal termine fascista o fascio di merda. È vero altresì, lo scrivo per par condicio, che un analogo modo di fare è avvenuto in seguito, negli anni del berlusconismo. Chiunque provava a evidenziare (e qui mi tocca citare Guzzanti) che libertà non vuol dire fare quello che ci pare, era etichettato come comunista, ispirando, suo malgrado, inni contro un presunto regime rosso. Uomini

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La strumentalizzazione denota scaltrezza e malafede. Quando non si trovano argomentazioni, se non si accettano le opinioni degli altri, troppo spesso si citano slogan, frasi fatte ed espressioni di tendenza.

Il buon senso non è imporre il silenzio a un altro essere umano, in questo caso, ahimè, trattasi di arroganza. Il buon senso è qualcosa che dovrebbe aiutare una persona a capire da sola quando è il caso di restare in silenzio, altrimenti si rischia di scambiare la violenza e l’intolleranza con una polemica sterile, alimentando discussioni interminabili sull’uso dello strumento televisivo.

Di drammatico c’è che nel 2019 il numero dei femminicidi è arrivato a settantatré. Nell’anno in corso siamo a trentacinque, ma non è tanto il numero che deve impressionare perché anche uno sarebbe troppo. Ciò che impressiona è la fragilità dell’uomo di fronte alla prospettiva della solitudine, all’eventualità di una fine, al concetto di possesso. L’incapacità di gestire emozioni alimenta la potenzialità del pericolo e del raptus. Questa debolezza non è latente e fa dell’uomo in apparenza tranquillo, tanto di quello sicuro di sé, un potenziale criminale nel momento in cui le certezze vanno a cadere. Uomini

Il profilo di chi compie il delitto non ha caratteristiche specifiche. Può essere uno straniero che vive di espedienti o in condizioni di precarietà, ma anche un anziano ottantenne. Nelle statistiche degli ultimi due anni, ci sono anche quattro appartenenti alle forze dell’ordine. Alto il numero di pregiudicati rei di altri reati o già segnalati per stalking nei confronti della vittima. L’ambiente è quasi sempre quello domestico, ma a tradire talvolta è l’ultimo appuntamento per chiarire un contrasto. Il movente è la gelosia, l’incapacità di accettare una fine, saltuariamente soldi o accordi mancati. UOMINI

A volte i sintomi sono sottovalutati perché (per fortuna) non si passa dal malessere all’azione e questo porta una donna a credere di esagerare. Altre volte i sintomi sono chiari perché episodi di maltrattamenti sono già in essere ma, in qualche caso, la sottovalutazione del problema da parte degli organi competenti e in altri casi, la difficoltà di sostegno e assistenza, complottano in modo che si arrivi sul problema quando è già diventato cronaca.

Un uomo razionale rabbrividisce di fronte a questi dati. Quello stesso uomo, se messo alla prova, rischia tragicamente di diventarne protagonista. Uomini

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