Tessera club: quello che bisogna sapere

 

 

 

 

 

Il contatto con il pubblico era intrigante e perverso. I clienti si tormentavano con i bollini per i regali: più spendevano e più accumulavano punti. Paradossale la loro consapevolezza di quanto quegli omaggi, in realtà, fossero soltanto presunti. Chiedevano il totale parziale della propria spesa per sapere se avevano raggiunto il punteggio, altrimenti avrebbero preso qualche altro articolo al fine di arrotondare. Era fondamentale indurre a una dipendenza, suggellata dalla fidelizzazione attraverso la carta club.

 

Avvisiamo la gentile clientela

 

 

INTRO

Lungi da me fare allusioni ad azioni di spionaggio, ma il consiglio è di prestare attenzione. Le carte club, servivano per fidelizzare il cliente, cioè, circuirlo con regali e premi presunti, attraverso un punteggio raggiunto con la sua spesa. In seguito, si è arrivati alla registrazione della propria carta tramite web (ogni catena, ovviamente, ha un sito), in maniera da poter ottenere un indirizzo mail valido, attraverso cui rimanere in contatto. Questo non è un passaggio da sottovalutare perché il contatto è fondamentale, i dati dei clienti costituiscono un’opportunità di lavoro (e di guadagno).

 

TESSERE, DATI, PREMI

L’introduzione della tessera fedeltà era inizialmente gestita direttamente dal negozio cui si era affiliati. Oggi, le catene commerciali (quasi tutte) si rivolgono a ditte esterne e questo aumenta il rischio che i propri estremi diventino merce che passa da una mano a un’altra. Per motivi di tempo e anche perché altrimenti la vita diventerebbe una trama complicata (ancora più complicata) di effetti e reazioni, nessuno presta un attimo della giornata a leggere un opuscolo sul regolamento della carta club del supermercato. Il giro dei dati, è oscuro come la selva di Dante: si può soltanto sperare che il nuovo aggiornamento sul trattamento dei dati personali, tuteli il cliente.

I premi si raggiungono tramite i punti collezionati con la spesa, quindi, sono regali fino a un certo punto. Il fatto è che, matematicamente, se si comincia una collezione, si è portati a finirla. È un gioco, così come attraverso il ludico si stimola la reazione di un bambino, la sostanza rimane inalterata con l’adulto, pure se il fine è diverso. In questi concorsi sono inseriti dei punti chiamati jolly, che hanno un valore superiore agli altri e permettono di aumentare il proprio punteggio.

In talune catene i punti ottenuti possono essere convertiti in soldi per scalarli dalla spesa. Altri marchi stanno introducendo una specie di lotteria, cioè la vincita totale della spesa che è una tentazione irrinunciabile.

Immagina cosa succede quando, mentre sei al supermercato, un annuncio avverte la clientela che alla cassa numero quattro, è stata vinta una spesa di novanta euro: non sembra di trovarsi in una sala Bingo o a una tombolata in famiglia?

Considerando anche gli altri post sull’argomento, possiamo affermare che il cliente è lentamente preparato all’acquisto. Luogo confortevole (per quanto possibile). Illuminazione artificiale, musica in sottofondo, esposizione curata (per quanto possibile). Sconti, slogan e mantra pronti a far vibrare l’acquirente. Premi, collezioni e regali con cui circuirlo, e infine, un’azione propiziatoria simile a un’anestesia, che è costituita da volantini, gadget, e tentazioni che spaziano, grazie a speciali agevolazioni e convenzioni, da opportunità legate al benessere, alle avventure gastronomiche. Ultima ma non ultima, la beneficienza. Si può entrare in questi microcosmi, grazie a una tessera. Nella maggioranza dei casi, non sarà più l’azienda tal dei tali, a cercare te, ma sarai tu che non potrai fare a meno di tutto questo.

 

NUOVA FRONTIERA

In genere per non perdere i vantaggi, la maggioranza delle persone, accetta i regolamenti. Le nuove carte fedeltà tengono traccia degli acquisti effettuati e delle preferenze. Per essere attivate, bisogna lasciare il numero di cellulare, altrimenti, punti o crediti conseguiti, non saranno validi. Tramite il nominativo e lo storico dei tuoi acquisti, si seguirà la traccia delle tue abitudini e delle tue preferenze. Un sms avvertirà quando la tua birra favorita, sarà in offerta. La spesa non è un semplice atto quotidiano. È una specie di film giallo in cui qualcuno, seguendo degli indizi, sta indagando su di te. Solo che tu non lo sai.

 

 

Enrico Mattioli Enrico Mattioli, Avvisiamo la gentile clientela

Perché un soprannome è più indicativo del nostro nome? Le generalità sono il frutto della scelta di altri, presto o tardi, quando entreremo nel mondo del lavoro, quelle lettere diventeranno numeri. Un nomignolo, invece, è legato a un fatto realmente accaduto o a una caratteristica personale e in qualche maniera rivela la nostra reale identità.
Nella società dei consumi, dove tutti gli echi sono adulterati - Karl Marx è quello della cioccolata con lo strato di caramello e Che Guevara ha ucciso l’Uomo Ragno - l’identità diventa un tema centrale. Mantenerla ed essere coinvolti il meno possibile dall’ossessione di dover comprare, è una faccenda primaria.
Leopoldo Canapone, protagonista di Avvisiamo la gentile clientela, assiste quotidianamente alla processione di clienti infatuati dagli spot e dalle offerte promozionali. È anche uno che di soprannomi se ne intende, soprattutto, aveva un’identità. Aspirante attore, era sicuro che alla fine, sarebbe entrato negli Studi di Cinecittà. Sbagliò di poche centinaia di metri: anni dopo, timbrava il cartellino nel supermercato adiacente agli stabilimenti cinematografici, ma in fondo, era arte anche quella perché come addetto vendite, doveva indossare una maschera e sorridere al pubblico.   


“Il cliente è un cliente fottuto e non un fottuto cliente” - Leopoldo Canapone.



Enrico Mattioli Enrico Mattioli, La città senza uscita

Che cos’è una città senza uscita e chi c’è dietro una sigla aziendale?
La città senza uscita è un centro commerciale che ha soppiantato la vecchia metropoli, in un tempo indefinito. Attraverso le vicende di Leopoldo Canapone, il dipendente col più alto numero di provvedimenti disciplinari, emerge il profilo dell’addetto vendite, una figura che, oltre la lealtà verso l’impresa per cui opera, è una persona come tutte, compreso il cliente con il quale entra in contrasto. Canapone, idealista stanco e presuntuoso, terrorizza la clientela suggestionandola con la cattiva qualità dei prodotti, inducendola a non tornare. Il suo atteggiamento va a minare il marchio, che è cosa sacra.
È soprattutto la storia di una persona che per ragioni di sopravvivenza coesiste con un lavoro che non ama. Questo conflitto si snoda lungo una narrazione amara e beffarda, dove tecniche di vendita e slogan stordiscono il dipendente, minando la sua identità personale in nome della fedeltà a un gruppo commerciale.
Quando il caso regala a Leopoldo una sterile notorietà, i superiori scoprono che le sue provocazioni fungono da veicolo promozionale. Canappa, come lo chiamano i colleghi, si trova inserito in un sistema da dove è impossibile fuggire perché il consenso non si può combattere. Il suo momento di celebrità, però, volgerà presto al termine e le vicende lavorative resteranno sospese. Come la vita.



 

Iscriviti alla Newsletter

Iscrivendoti riceverai ulteriori risorse e notizie da Enrico Mattioli e potrai cancellare la tua registrazione in ogni momento. Vedi Privacy e Cookie Policy

Lascia un commento da Facebook