Supercassieri – approfondimenti – capitolo Rapina

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Supercassieri

Ebook: Leggi l’anteprima

 

Questo è un e-book dedicato ai visitatori di www.enricomattioli.com che hanno amato questa serie.

Ho scritto due libri ambientati al centro commerciale e al supermercato: La città senza uscita e Avvisiamo la gentile clientela.

Le vicende narrate sono ispirate in parte da quei due testi.

Avendo operato quasi trent’anni nel settore, ho avuto modo di osservare la categoria. Chi è più solo di chi lavora al pubblico?

 

 

CHI È UN SUPERCASSIERE?

Da vocabolario: chi in una compagnia di amici amministra il denaro comune, chi in un’amministrazione ha in consegna la cassa con l’incarico di eseguire le riscossioni e i pagamenti, chi in un pubblico esercizio fa gli incassi della vendita minuta ai clienti, è un cassiere.

Ogni operatore di cassa è l’immagine del negozio in cui lavora, e, in quanto immagine, rappresenta l’azienda. Alcuni di questi addetti s’immolano, altri se ne fregano, altri subiscono la situazione.

I cassieri dei supermercati BellaGente, quelli di cui tratto in questo spazio, per distinguersi dai cassieri di un normale esercizio, amano definirsi super cassieri.

Tutti i giorni sono a contatto col pubblico e si credono dei sottili psicologi, pensano d’intuire il carattere di una persona dagli articoli acquistati. Perdono spesso la pazienza, faticano a esprimere la loro personalità. Soprattutto, sono convinti di avere un potere soprannaturale che gli deriva dal gestire una cosa sacra: la fila.

 


Supercassieri

MISS LOLA - RAPINA

 

– Questa è una rapina, svuota la cassa!

– No, io oggi non tocco soldi…

– Cioè?

– In questa cassa solo pagamenti bancomat. Non maneggio moneta o carta, io…

– E perché?

– Sono un’obiettrice. I contanti mi fanno schifo…

– Ma ti fa questo effetto il denaro in genere o solo i contanti?

– No, solo i contanti.

– E perché fai la cassiera al supermercato?

– Beh, ma che c’entra…

– Bisogna aver rispetto anche per i contanti…

– Senti chi parla di rispetto!

– Beh, rapinare è un lavoro come un altro!

– Lavoro…

– Tu non sai i rischi che si corrono in questo mestiere…

– Mestiere…

– E tu che lavori per una multinazionale del commercio, credi di avere la coscienza pulita?

– Sì, perché?

– Perché il concetto di centro commerciale, dove il consumismo e il plusvalore e bla bla bla e poi ancora bla bla bla e di nuovo bla bla bla…

– Hai ragione. Non ci avevo pensato. È una logica sbagliata, pure se dominante.

– Eh, la logica di questo mondo è stoltezza davanti a Dio!

– Mmm… che spot era questo?

– No, è una frase tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi…

– Sicuro che non era uno spot?

– Mah… e comunque, lo sai che sei veramente fantastica?

– Sì sì, certo che lo so… ma anche tu hai del fascino…

– Tu come lo vedi un rapinatore con una cassiera?

– … obiettrice…

– Ma certo, obiettrice…

– … e io ce li vedo eccome insieme! A te, invece, sai come ti vedo?

– Dimmi…

– A te ti vedo come un Antonio Lupin che ruba nei supermercati per donare ai morti di fame…

– Beh, grazie ma io lavoro in proprio…

– Mannaggia…

– Perché?

– Perché io mi stavo già illudendo…

– Ma no, non fare così…

– Sono molto ingenua…

– Senti: ti aspetto fuori, dopo la rapina?

– Ma tu sei un po’ mascalzone, eh?

– Beh, ma è la professione che ti porta a questo…

– Vabbè, allora quando finisco il turno e tu finisci il tuo giro, ci vediamo al bar dietro l’angolo!

– A dopo!

- Signorina Capovolta?

- Mi dica, direttore.

- Cos’è questa storia che voi indirizzate i clienti nelle altre file?

- No, io non caccio via nessuno, accetto solo pagamenti con bancomat perché oggi i contanti mi fanno schifo…

- Oggi gli fanno schifo?

- Sì.

- E gli altri giorni, no?

- Beh, ma prima o poi, bisogna pure cominciare a fare qualcosa contro a questo sistema e io comincio oggi!

- Oh, ma perché voi non mi cominciate mai con il lavorare?

- Direttore la smetta di perseguitarmi perché lo dico al mio fidanzato che fa il rapinatore e poi gli faccio vedere io, gli faccio…

- Dove andate adesso, perdio?

- Adesso mi alzo che mi viene di piangere…

 

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