Storie di giorni tutti uguali

 

Storie di giorni tutti uguali

Storie di giorni tutti uguali

 

Può una popolazione mondiale, abituata a vivere e consumare tutto in fretta e furia, afflitta da egoismi ed egocentrismi, uscire indenne da un’emergenza come quella attuale?

Dicono che questa pausa dovrebbe indurre a una profonda riflessione. In realtà, dopo l’accettazione iniziale, reclusione e convivenza stanno portando verso altri malanni. Quando ho saputo dell’aumento di richieste per le separazioni, ad esempio, pensavo a una battuta, ma non lo era.

Da una parte c’è il virus, dall’altra la deriva umana.

La quarantena trascorsa dentro una villa o in un appartamento confortevole, è più accettabile del soggiornare in una stamberga o in un monolocale. Le differenze di condizioni sociali hanno il loro peso anche in questi casi, nonostante il virus di differenze non ne faccia.

L’uomo moderno, fino a un attimo prima faceva di tutto per nascondere a se stesso la paura della solitudine e sentimenti di tristezza e di fragilità. Sottoposto a un bombardamento d’informazioni distorte, di necessità indotte, di bisogni superflui, e, di conseguenza, abituato a rapporti sociali che tenessero conto dei parametri elencati, ha vissuto l’inizio di questo terribile corso con apparente atteggiamento di fatalità.

 

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Ora sta raccogliendo le sue miserie ed è spossato, interdetto, sfiancato. L’isolamento ti obbliga ad affrontare i limiti, le paure, le angosce che hai sempre evitato. I giorni passano e sono tutti uguali. Le ore trascorse al telefono, davanti alla tv o al computer, prima ti sollevano, ma alla fine ti devastano. Abbiamo sempre criticato la funzione di una certa televisione e questa non ha certo alzato i suoi livelli qualitativi. L’uso pedissequo del web non migliora l’esistenza.

L’uomo, insomma, è costretto a pensare. E quello che emerge, non è rassicurante. Riscopre il valore delle cose semplici: una passeggiata; in macchina, ovviamente, fino al centro commerciale dove passava tutte le domenica con la famiglia. I negozi aperti, perché adesso è una desolazione. Il campionato di calcio, perché dopotutto, ti tiene occupato la mente (e non poco). I punti SNAI dove scommettere. I parrucchieri e gli estetisti, perché stiamo diventando più brutti. Le palestre, perché stiamo scendendo di forma. E poi i bar, i ristoranti, i locali alla moda e le discoteche. Probabilmente, anche il traffico.

Ogni fascia d’età ha le sue esigenze. Gli adolescenti hanno necessità diverse dagli anziani e la maggioranza di questi, non accede al web se non c’è qualcuno che può aiutarli. Che ne sanno loro, di come scaricare un documento per circolare o come ricavare il codice telematico per le medicine?

Chi ha un’attività, piange già la chiusura di diverse settimane e il pensiero dei futuri effetti devastanti: gli affitti dei locali e i rapporti con le banche, i giri di affari che se non erano attivi in precedenza, difficilmente lo saranno adesso.

Il Covid 19, insomma, sta causando decessi diretti, ma anche indiretti.

Abbiamo il bisogno di riprendere le attività produttive per evitare un disastro economico di proporzioni enormi. Abbiamo, anche, il rischio per la salute che, in caso di riaperture (comunque inevitabili), resterà in agguato finché non sarà trovato un vaccino. Il pericolo di passi indietro e ricadute con la conseguenza di nuove e più restrittive norme, è più che reale.

Pensare a come migliorare il mondo dopo l’emergenza, è bello ma resta nella casella buoni propositi. Siamo una società poco avvezza ai cambiamenti, preoccupata solo dei bisogni immediati. 

Occorrerebbe un rinascimento economico, industriale, finanziario, occupazionale, sociale e culturale, come mai successo prima e per far ciò, bisognerà interrogarsi, in modo definitivo, sui concetti di progresso e di sviluppo, di superfluo e di necessario; sul plusvalore, sulle nuove energie, sugli equilibri del clima, sul rispetto per gli animali. Infine, ma non ultimi, c’è necessità di riflettere sulla felicità, sui ruoli delle persone nelle relazioni, sul tempo libero, aspetti primari e valori imprescindibili nell’esistenza di un essere umano.

Bisognerà scrivere un’altra storia, avviare una trasformazione radicale del nostro modo di vivere e di pensare la vita. Andrà tutto bene?

 

 

 

 

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