Stelle di polvere – capitolo tre

arrow

 

 

 

 

 


Certificato di deposito - CC BY-NC-ND

 

 

I guai nella mia carriera hanno avuto inizio in un teatro della lontana Este, provincia di Padova, per via di uno spettacolo dal titolo Confessioni di un’attrice d’insuccesso, in cui si portavano in scena le angherie subite da una ragazza di belle speranze. Io recitavo la parte del maestro che dalle attrici cercava una collaborazione fisica.

‒Mia adorata...

‒Caro, carissimo...

‒Che tesora che sei...

‒Oh maestro...

‒Ho letto il tuo monologo l’altro giorno...

‒Davvero?

‒Tu sei un genio!

‒No, voi siete un genio, maestro.

‒Ma no, tu sei un genio, tesora.

‒Noooo!

‒Sì… e non mi contraddire, cattiva!

‒E vabbè...

‒Però il monologo tuo lo firmo io!

‒Noooo...

‒Sì!

‒Ma noooo...

‒Sì, se vuoi lavorare...

‒Voi avete un grande estro, caspita che estroso che siete, maestro!

‒E ma come ti permetti: io ti faccio lavorare!

‒Davvero?

‒Ma sì, proprio perché sei un genio!

‒E sei io sono un genio allora voi siete stupendo!

‒No, così mi fai arrossire...ma perché mi dici questo?

‒Perché mi fate lavorare!

‒Ma solo perché mi sei tanto cara: la più cara di tutte!

‒S’è fatto tardi, maestro. Io devo andare.

‒Ma dove vai?

‒Perché?

‒Passa con me la notte e ti faccio vedere le stelle!

‒Ihhhhhh... Astrologo!

‒Ma no, sono solo figlio delle stelle, io, figlio della notte...

‒Sì, maestro, siete proprio un figlio, voi, il più grande di tutti!

‒Beh, il più grande no, sono figlio unico, mia cara…

‒Meno male, maestro…

‒Come dici, tesora?

‒Dicevo che siete unico, maestro.

‒Oh, piccola, ma tu così mi aduli…

‒Ah, maestro, io adulo l’estroso che non siete altro…

Non era certo il miglior dialogo nella storia del teatro, però divertiva. Il regista, Bartolomeo Alfonsi, non ha pagato l’attrice Maddalena Lola e neanche me, sostenendo che c’era stato un equivoco sui nostri accordi, ma che se lo spettacolo avesse avuto ancora più risonanza, come lui si aspettava, noi avremmo avuto solo da guadagnarci.

È andata a finire che l’ho preso a spintoni, ribellandomi. Lui, robusto più delle sue virtù, è rimasto incastrato nella sedia, maledicendomi. Si è diffusa ai posteri l’immagine di questo tizio che tentava di rialzarsi senza che nessuno lo aiutasse e io ho avuto dei problemi a trovare nuovi spazi.

Avevo un rapporto cordiale con Maddalena Lola. Pochi mesi dopo ci siamo ritrovati in un locale di cabaret a Milano, dove lei aveva degli agganci. Era una commedia giocata sull’equivoco. Lola aveva un timbro di voce molto basso e faceva la parte di un transgender.

Mary, sinceramente interessata alla mia carriera, si preoccupava oltremodo dei pettegolezzi giunti fin nella capitale e pensava che Lola fosse un trans. La sua apprensione mi divertiva e io non le ho voluto chiarire l’identità della mia collega. Una notte, al telefono, dopo lo spettacolo, Mary ha iniziato ad angosciarmi con il suo moralismo. Era tardi, la testa mi scoppiava e io ho cominciato a scherzare sulle sue vulnerabilità.

Sono preoccupata, Rick. Stai facendo una cosa volgare, sprechi il tuo talento.

‒Senti Carmela…

‒No, Rick, non sfottermi con la storia di Maria Carmela. Quello è soltanto un nome sulla mia carta di identità. Lo sai che ci soffro!

‒Sei un trans inconscio, Mary.

‒E tu sei uno stronzo, Rick e sei cattivo. Sei uno stronzo cattivo!

Carmela, cioè Mary, in realtà non se l’era presa più di tanto, cercava solo di attirare attenzioni col vittimismo. Si era messa in testa che avrebbe dovuto aiutarmi a dare una svolta alla mia carriera e mi aveva voluto presentare una persona che frequentava. Ho incontrato Alberto Sapone a una cena nefasta organizzata in suo onore da Mary.

Alberto e Mary si erano conosciuti durante una vacanza a Formentera. Lui era un attore. Deluso dall’insuccesso artistico e pressato dalla rispettabile famiglia, aveva deciso di sfruttare la laurea in giurisprudenza e diventare impresario. Mary, affascinata da qualsiasi persona gravitasse intorno al mondo dello spettacolo e con la tendenza a troncare i nomi di chiunque, lo aveva convinto che il diminutivo Al si abbinava perfettamenteal suo cognome, Sapone: Echeggia, è come se fosse Al Capone, solo che tu hai la essegli aveva detto.

In quella vacanza era presente anche Willy, il quale si sentiva trascurato dalla cugina e mal sopportava il suo interesse per le faccende di uno sconosciuto come era Alberto. Al e Willy non hanno mai legato, anche se non si sono mai scontrati fino alla sera di una festa.

Al aveva creato una piccola scuderia di artisti e Mary si era occupata della targa del suo studio. Poi aveva organizzato un party nella casa dove viveva con Willy. I due cugini non dividevano solo l’appartamento, vivevano all’unisono.

Mary aveva distribuito a ogni invitato delle magliette con la foto di un sigaro fumante che dava, come sosteneva lei, una sensazione di brusco e losco.Sotto la foto del sigaro c’era la scritta Al Sapone, avvocato e agente di spettacolo.

Mary stava ricevendo complimenti riguardo alle t-shirt e alla riuscita della serata. Eravamo una trentina di invitati, io e pochi altri con un ruolo ancora indefinito nell’ambiente dello spettacolo, mentre il resto dei presenti aveva una vita normale e un lavoro stabile.

Ci trovavamo nell’ampio salone allestito per la festa. Willy, relegato al ruolo di barman, era imbronciato. Mary andava e veniva con il bicchiere vuoto, sostenendo scherzosamente che fosse bucato. Lui le lanciava sguardi sdegnati. Nonostante i tacchi alti, si capiva che il motivo per cui Mary non riusciva a restare in equilibrio, era un altro. All’angolo della stanza c’era un leggio di legno su cui noi, supposti intrattenitori, ci avvicendavamo per animare la serata. I più acclamati erano i versi selezionati da Thomas, ma subito si scivolò nella gara di barzellette e noi attori di belle speranze divenimmo spettatori.

Mi appartai con Floriana, scherzando sulle nostre rispettive magliette. Mary se ne accorse e, un po’ per gelosia, un po’ con la scusa di non sottrarla al resto degli invitati, la portò via dicendole:

‒Oh, maddai, tesssoro, raccontaci di quando hai incontrato Scorsese.

Osservavo Flo andare incontro agli amici sottobraccio a Mary e con la mano le lanciai un bacio di addio,mentre Mary gliene stampò uno sulla bocca perché fosse chiara a tutti la situazione.

 

 


Amazon

Google Play

Apple iTunes

Create Space

Leggi anteprima Create Space

Vai su Pubblicazioni per una presentazione rapida di tutti i miei libri