S’è fatta una certa ora – Il segno del Verga e il peso della roba

 

Verga

In fondo, anche Giovanni Verga la sapeva lunga. Vissuto tra la seconda metà dell’ottocento e l’inizio del novecento, lo scrittore nato a Vizzini anticipò il concetto di alienazione, pure se in questo caso, il consumismo – quello che conosciamo noi – e i centri commerciali, non c’entrano.

Le Novelle

Nel 1883 Verga pubblica la raccolta Novelle Rusticane, che contiene la novella La Roba. Il tema, in questo lavoro, è il possesso, l’avidità e l’attaccamento feroce ai beni materiali. Ricorda qualcosa o meglio, qualcuno, certo, ognuno ha amici o conoscenti che reggerebbero il confronto con il personaggio principale.

La società in cui si muove Mazzarò, il protagonista, è una società agricola. Bracciante dall’aspetto insignificante ma astuto di cervello, riesce a sottrarre con sacrificio, lavoro e scaltrezza, i possedimenti del padrone, diventando lui stesso enormemente facoltoso. Mazzarò, insomma, è quello il cui profilo sarebbe magnificamente rappresentato dal detto popolare burino, cervello fino.

Eppure conduce una vita miserabile, vive in ristrettezze senza godere i piaceri della vita. Non ha vizipassioni, vive con l’ossessione di accumulare ricchezza: non il denaro ma possedimenti come cascine, fattorie, magazzini, terreni, animali. Questo stile di vita è per lui una sorta di religione. Se fosse un hashtag, sarebbe: #avrai2soldimafaiunavita

Mastro Don Gesualdo

Verga, amplierà e svilupperà questi temi nel 1889 pubblicando il romanzo Mastro Don Gesualdo, in cui narra l’ascesa sociale di Gesualdo Motta, un manovale che diventa imprenditore e poi proprietario terriero, infine sposerà per interesse una nobildonna.

L’ambiente del romanzo è il medio borghese, dove i rapporti sono regolati da meschinità e risentimento. In questo caso, anche, la gamma di personaggi noti e meno noti è notevole, ma come sempre, non bisogna scomodarsi e andare troppo lontano. Sarà sufficiente aprire il telefono e chiamare: vuoi che il numero di una simile sagoma non lo conserviamo nella nostra rubrica?

I vinti

Entrambi i personaggi, Mazzarò e Gesualdo, sono dei vinti dal destino perché finiranno schiacciati dall’avidità e dal cinismo di cui si sono circondati, ma mentre Gesualdo ammetterà il proprio fallimento come essere umano, Mazzarò non accetta di morire senza la sua roba e nell’ultima scena se ne va barcollando nel cortile percuotendo i suoi animali al grido di roba mia, vieni via con me!

Il mito e la religione della roba mi hanno influenzato fino a pubblicare tre testi incentrati sulla società dei consumi, la cui ambientazione, ai giorni nostri, non poteva che essere, a mio modesto avviso, nei centri commerciali e nei supermercati.

Differenze

La differenza fondamentale è che l’uomo moderno, ha un rapporto diverso con la merce. Si vive per consumarla in fretta e sbarazzarsene, per poi tornare ad acquistare e consumare con la medesima urgenza.

Gli stessi rapporti umani, mi si perdoni il riferimento a Karl Marx, non sono autentici perché filtrati dalla merce – la roba – ma queste dinamiche ci sfuggono. Le abbiamo talmente assimilate che non riusciremmo a vivere senza di esse. Ai miei tempi, se non avevi i camperos originali, ti sentivi uno sfigato e oggi tua figlia se non ha uno smartphone si sente altrettanto perdente.

Siamo dei soldati arruolati sul fronte del consumo e combattiamo una guerra che ci piace per conto di una società consumistica, al fine di tenerla in vita con miseri movimenti di denaro. La nostra missione è far girare la micro economia.

Epilogo

La felicità, se così si può chiamarla, ha la durata di un elettrodomestico e dobbiamo ricominciare a spendere per stare bene. È così che ci sentiamo soddisfatti. Peccato che poi – e questo accade sempre sul finire della nostra esperienza terrena – assomigliamo in modo netto al personaggio del quale canta Roberto Vecchioni in Stranamore, quello che il più grande conquistò nazione dopo nazione e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione, perché più in là non si poteva conquistare niente.

Smettiamo di cercare un senso e quando ne prendiamo coscienza, s’è fatta una certa ora e non abbiamo più tempo.

 

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