Scherzi della mente

 

 

Come diventare pazzi nel giro di poco tempo

La mente, già, un inquilino moroso nella testa. Non ha mai pagato la pigione e dalla sua condizione d’insolvenza, comanda, dispone, impone la sua legge. Spazia a suo arbitrio, proponendo vecchie hit del periodo dell’adolescenza. La nenia diventa un tormento, poi sparisce, ma ritorna. Bivacca per giorni e io canto, canto, canto quella orribile cantilena che già non sopportavo ai tempi che furono. Vorrei spegnere e non è possibile: dunque, io sarei il padrone di questo stabile? Niente affatto, io sono lo schiavo che paga le penitenze. Quando il cervello si mette in azione, stiamo osservando il lavoro della mente e non c’è niente da fare per dominarla, è lei a condurre il gioco.

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La sua voce mi ossessiona. Evoca solo ricordi negativi che sembrano gli unici della mia vita. Crea problemi e ostacoli se devo fare delle cose: non sei capace, finirai in rovina, guarda come ti sei ridotto!

Ricordi negativi

Mi tiene sveglio con aneddoti che usa scientificamente, come il viso di suor Severa che, ai tempi dell’asilo, mi umiliò, dopo un’animalesca dissenteria, davanti alle femmine e a tutti i miei piccoli compari; oppure della volta in cui Aurelio, il barista, ci bucò il pallone durante la finalissima di calcio, solo perché giocavamo davanti alla sua vetrina. Mancavano cinque minuti, la mia squadra era in svantaggio, ma stavamo per battere un rigore e senza la sfera, finì con una sconfitta. O ancora il rifiuto amoroso da parte di Zedde, la prima ragazza alla quale mi dichiarai e che, un po’ per il nome insolito e anche perché non aveva mai respinto nessun ragazzo, ancora non sono riuscito a dimenticare. E ci sarebbe pure la prima esibizione pubblica col mio gruppo rock – periodo liceale – quando durante l’introduzione, recisi ben tre corde della chitarra suscitando l’ilarità dell’intera platea. Infine, come dimenticare la volta in cui, davanti ai risultati degli scrutini, sorpresi alcuni compagni di classe festeggiare la mia bocciatura, sollevati di non condividere con me il successivo anno scolastico?

Sono macigni che non si spostano dal mio sentiero, soprattutto se lei decide di tirar tardi la notte, deridendo e riesumando fatti che dovrebbero essere morti e sepolti.

Rilassamento

Quando tento di rilassarmi, lei diventa più perfida. Leggo ogni cartello che la mia vista è in grado di notare. Fisso un’insegna con la scritta Numero due. La contemplo con gli occhi socchiusi e poi, come se ci fosse da imparare, leggo ad alta voce: n u m e r o d u e !

Non è importante quello che dici, ma come lo dici, assicura lei. Si prende gioco di me, ma fino a un certo punto. È indubbio che esista qualcosa di apocalittico nella frase, perché in questa complicata convivenza, è fin troppo evidente chi sia il numero uno e chi il numero due. A dirla tutta, non sono nemmeno un vice, ma solo un umile inserviente. La casa è tua e devi chiedere permesso!

Eppure, ci sono giorni che la assecondo più del solito e lei mi lascia libero. Mi rigenera e io non ci bado più. Accade quando non ostruisco le sue mosse e gli cedo il passo. S’insinua, si sdraia, si acquieta, compiaciuta di aver chiarito i ruoli. Ogni tanto, gli offro una scatola di cioccolatini. Ragazzi, non piangete: è lei, il capo.

 

 

 

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