Ricordati che devi morire

 

 

Tra le tante qualità di Massimo Troisi, troviamo quella di far sorridere su temi angoscianti. “Fratello ricordati che devi morire” è il saluto che si scambiavano i frati trappisti nella Francia del 1140. Troisi lo usa nel film Non ci resta che piangere, realizzato con Roberto Benigni. La filosofia è presente in dosi massicce nei suoi lavori cinematografici. L’attore di San Giorgio a Cremano possedeva la capacità di stravolgere i luoghi comuni ma sembrava parlare a se stesso più che contestare i pensieri precostituiti.

In un viaggio a ritroso nella Grecia dei filosofi, le cronache ci ragguagliano di un Socrate quantomeno sereno, nei momenti che precedevano la sua condanna e in quelli dell’attesa della pena. Il filosofo di Alopece, vedeva un’opportunità perfino nella morte, pensando a tutte le anime belle che avrebbe incontrato.

Se per Epicuro dopo la morte noi non possiamo più sentire perché l’anima è mortale, per Socrate, essa è immortale, ma non si sa, dove finisca dopo il trapasso.

Platone al riguardo, amava vincere facile. Lo scrittore e filosofo ateniese si riservava addirittura due possibilità: il non esser più niente oppure considerava l’eventualità di una migrazione dell’anima verso altri luoghi. Aristotele non negava l’immortalità dell’anima, riferendosi però solo alla parte dell’intelletto.

Tutto questo non aiuta nel riuscire a farsi una vaga idea. È semplice ironizzare su pensieri filosofici riportati in maniera sintetica. Regalano più divertimento i poeti…

William Shakespeare, nel primo atto di Pericle, ci dice: Il pensiero della morte è come uno specchio, in cui la vita è apparenza, breve come un sospiro. Fidarsene è errore. Oscar Wilde era più caustico, dando per scontate altre dimensioni: Il Paradiso lo preferisco per il clima, l’Inferno per la compagnia.

Viaggiando attraverso il tempo, Ugo Foscolo, costatato che tutti i valori della vita dell’uomo sono illusioni e che anche la speranza in un’esistenza dopo la vita è un’illusione, si pone perfino il problema del suicidio: a chi giova? Dal suo canto, Giacomo Leopardi si chiedeva perché vivere, giacché nemmeno le illusioni restarono per lui consolatrici.

Giovanni Pascoli, era più… ottimista: il trapasso è una presenza che incombe sull’uomo, ma è perfino consolatorio.

Almeno i poeti hanno fornito qualche elemento. Però, certo: daje a ride… (trad: dio mio, che risate…)

Oggi viviamo in un periodo in cui la morte è più che mai intorno a noi. Dalla seconda guerra mondiale, probabilmente, non s’insinuava nella quotidianità delle persone.

Fermo restando il lavoro della filosofia e della poesia, per tutti gli esseri umani è possibile trattare della morte solo da vivi. Non v’è altro riscontro o prova, solo ipotesi e speranze. La morte rimane un argomento misterioso e, come tutti i misteri, presenta fascino e genera timore per quel che non si conosce. Più che un fattore legato al tempo, la morte va considerata come un aspetto legato alla materia che deteriora, al corpo che cede man mano che esiste. Non è il caso trattare malattie e mancanze improvvise che non fanno altro che accorciare i tempi e a ogni modo, l’assenza di questi accadimenti, non consentirebbe di evitare l’epilogo più in là.

 

È forse un problema di luogo e di spazio?

Dove se ne vanno tutti, dall’inizio dei tempi?

 

Nonostante qualsiasi tipo d’interrogativo, non è corretto scrivere che non la conosciamo perché non ci è sconosciuta del tutto: ci avviciniamo a essa in ogni momento che trascorre. Vivere dovrebbe educarci alla morte, invece spesso siamo morti già, pure se respiriamo.

Sconsigliato come tema per un primo appuntamento, salvo che non vogliate restare nella memoria altrui come l’esempio principe dell’estremo cruccio, la morte rappresenta la bilancia della nostra esistenza: qualunque sia la condizione sociale raggiunta, il livello di saggezza, esperienza e istruzione o il nostro aspetto esteriore, non potremmo sfuggirle.

Il Ricordati che devi morire di Troisi, in questo caso, da dialogo che entra nella storia del cinema, diventa imperativo categorico: sapevatelo!

 

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