Progetto criminale – Nel vortice della delinquenza culturale

 

Progetto criminale

 

Avete presente un parco pubblico dopo una scampagnata? Che sia passato il primo di maggio o il lunedì di Pasqua, sembra un terreno che ha subito l’incursione di feroci invasori. Come gli eserciti di cavallette, come i turisti con la determinazione ottusa di divertirsi, come un accesso indebito, il verbo invadere è tra i più coniugati dalle masse.

Occupare un territorio con la prepotenza è prerogativa delinquenziale. Nell’immaginario comune, il ladro – un malvivente che tende a sopravvivere – attenta alla proprietà privata. Il criminale – un elemento affiliato a un’organizzazione strutturata – aspira alla cosa pubblica.

Viviamo nel vortice di una delinquenza culturale che ha livelli difficilmente alterabili. Da un punto di vista morale, è confortante che sia complicato scalare posizioni in classifica, ma è vero anche che è difficile estirpare dalla base educativa – si conceda il paradosso semantico – una tale subcultura.

Negli ultimi decenni, questioni come l’insofferenza alla magistratura o l’esagerata pressione fiscale, hanno generato l’equivoco sulla legittimità del raggirare le regole, attuando un processo stile telefono senza fili, il cui messaggio finale arriva distorto. Le rivendicazioni sociali sono diventate dei contenitori vuoti o colmi di significati futili perché i valori stessi sono confusi: ci si azzuffa – spesso con risultati tragici – sul niente e per niente, l’oggettivo diventa soggettivo, l’opinione diventa informazione, il punto di vista diventa ragione.

L’etica è considerata un’inutile masturbazione da menopausa, mentre è il cinismo verace a fungere da progetto pilota. Tutti questi principi sono stati ben assorbiti sia nella teoria e sia nella pratica.

La nostra società è un campo di nudisti che esibiscono il proprio corpo senza mettersi a nudo. La discrezione è un limite. L’introversione, un difetto. I sentimenti, un curriculum professionale. Il rispetto degli altri, un obiettivo culturale.

In un sistema mercato, dove il superfluo diventa essenziale, tutto è possibile e a portata di rata, e che cazzo guardi rappresenta l’intercalare tipico tra soggetti che non si conoscono. È la scintilla che se trova benzina, provoca disastri ambientali. Esprime una fragilità negata con violenza. Il silenzio, quando non è compiacente, offende, anzi, uccide, almeno quanto l’indifferenza.

 

Sarà il carisma di Mastro Lindo,

a organizzare la fila…

 

 

 

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