Perché praticare la meditazione

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In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Avete presente quelle persone che hanno come argomento preferito, soggetti dei quali credono di conoscere vita, miracoli, pensieri reconditi?

In realtà, nessuno, può conoscerne gli stati d’animo altrui. Spesso, se non sempre, si spettegola sul prossimo per evitare di occuparsi dei propri problemi.

Meditazione significa anche cominciare a riflettere su se stessi.

 

SPAZIO

Nella società moderna, l’attitudine alla competizione è la regola prima. Questa, prevede due uniche soluzioni: vittoria o sconfitta. Il rapporto con il proprio ambiente e con le persone che lo costituiscono (oltre alla nostra storia personale), è un aspetto impossibile da eludere. Bisognerà affrontare di tutto ogni giorno e questa esperienza quotidiana si chiama abitudine. L’abitudine è un aspetto che fa sembrare le cose normali, e, in un certo senso, giuste.

Le regole, soprattutto quelle morali (e non solo), saltano. Un ambiente malsano può essere quello lavorativo, altre volte si tratta di relazioni sentimentali e affettive, ma anche di un ambiente familiare. Il è esposto a ogni tipo di scossone. Il nostro competitor (per usare un termine in voga), può agire in buona o cattiva fede (pure se non lo ammetterà mai), ma la partita in cui siamo coinvolti con lui, rischia di essere interminabile.

TEMPO

Una delle fonti massime di stress e ansia. È bene chiarire che nel quotidiano, il tempo è uno strumento imprescindibile. Appuntamenti, orari, impegni, tutto è scandito dal passare degli attimi. Eppure, si tratta anche e soprattutto di un concetto che l’uomo ha creato per mettere ordine nella propria esistenza, ma che, sotto un aspetto più profondo, in realtà non esiste.

CORPO

Chiunque, in vari momenti della propria vita, s’è occupato del proprio corpo svolgendo attività fisica o seguendo una dieta. Per non parlare della propria immagine, concetto che le persone seguono sempre più pedissequamente, influenzate dal web e dalla televisione. Occuparsi della propria mente è un pensiero fugace che il comune pensare associa al fine settimana trascorso in qualche Centro Benessere esclusivo.

MEDITAZIONE

Il termine riflessione è importante. Potremmo intendere anche riflettere se stessi; oppure, flettersi su se stessi. In qualunque modo si voglia definirla, la meditazione è un’attività sul sé che considera una de fusione dalla propria mente e dal chiacchiericcio costante di essa, che allontana dal . Ci tiene legati al continuo dileggiare, all’offesa e alla difesa quotidiana di un’identificazione nociva. Questa routine è un moto negativo che genera un dispendio inutile di energia.

MENTE

Tutti noi tendiamo a identificarci con la mente, dimenticando o ignorando che essa è soltanto un organo che ha imparato a muoversi conoscendo la nostra vita nei minimi particolari. Come un suggeritore di teatro o una radio sempre accesa, riporta tutte le repliche esistenziali che ci riguardano e, di solito, questo vociare fa riferimento alle paure, alle sconfitte, al dolore. La nostra vita, quindi, è una reiterazione, una commedia che può avere o non avere successo ma - è utile ricordare - siamo programmati per sopravvivere su questo pianeta e non per liberarci. La mente, in sintesi, è quel posto in cui si addensano ansie, tensioni, paure e angosce e che sommate costituiscono un disagio.

CONCLUSIONI

Ricondurre la mente a un ruolo più naturale (in parole povere, a usarla e non farsi usare), e più chiaramente a portarla alla quiete, è quanto si propone di fare una tecnica meditativa.

All’inizio di una pratica di meditazione è bene rivolgersi a dei maestri che introducano alle regole basiche, ma l’aspetto affascinante è che in seguito non occorre molto se non un angolo tranquillo e la costanza.

È utile chiarire che iniziare un’attività meditativa e attendersi miracoli subito dopo, è l’approccio più sbagliato. Come introduzione sarebbe bene approfondire il concetto del superamento della Grande Triade (corpo, tempo, spazio), e il pensiero sull’Adesso, trascendere, cioè, l’idea di tempo come noi la conosciamo. E occorre tanta, tanta e ancora tanta pazienza, quella serenità, cioè, che consente di godere del cammino, e non del risultato finale perché di traguardi non ce ne saranno. Sarà un viaggio infinito, lasciamo che dentro di noi risplenda una luce.

 


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È un testo incentrato sul mondo del lavoro. Perché una persona che finisce il suo turno, stanca e col bisogno di staccare la spina, dovrebbe leggere un libro sull’attività che ha appena lasciato e che riprenderà, magari di malavoglia, il giorno successivo?



Per ragioni di sopravvivenza, le circostanze lo hanno scaraventato in un ambiente distante dalla sua reale natura e lui ha continuato a navigare la corrente. I ritmi della sua esistenza sono scanditi da quel sistema occupazionale. Vive la sensazione che la sua stessa vita non gli appartenga. Trascorre più tempo con i colleghi che con amici o familiari, imprigionato in una competizione costante e alimentando pubbliche relazioni e meschinità varie, alle dipendenze di un’azienda per la quale la sua identità dovrebbe essere uniforme a un modello programmato e che risponde a precise caratteristiche di asservimento.



Siamo portati a pensare che ciò che svolgiamo ogni giorno, non sia degno d’essere raccontato. Ogni aspetto della nostra vita, invece, merita una parola letteraria. E solidarietà, moti che offrano una dimensione diversa da quella che pensiamo e, in qualche modo, la impreziosiscano. Perché esistere, resistere, in una situazione del genere, è un atto eroico e va suggellato.