Pandemia: la vita ai tempi del virus

 

Pandemia

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È difficile mettere in ordine i pensieri. Riflessioni e osservazioni indotte dalla radio, dai social, dalla tv, si confondono a un groviglio d’emozioni compassionevoli. In una condizione di forte isolamento, la realtà virtuale diventa l’unico contatto possibile. Opinionisti d’ogni specie si lanciano in congetture mentre la scienza lavora senza sosta.

La mia generazione – io sono nato a metà degli anni sessanta – poteva vantare come tratto caratteristico, gli anni di piombo. La generazione dei miei genitori – io sono nato quando loro erano già grandi – aveva vissuto l’ultima guerra.

Nell’arco di un’esistenza, succede raramente di assistere a eventi che non si erano mai verificati. È accaduto. Il mondo ora è col fiato sospeso. Le nostre consuetudini sono a repentaglio. Non si sa cosa accadrà e se ce la faremo veramente.

Le strade son deserte e silenziose, cantava Modugno. I negozi sono chiusi, eccetto gli esercizi per generi di prima necessità. File interminabili davanti ai supermercati e alle farmacie. Scene apocalittiche e persone suggestionate. Dev’essere proprio un cataclisma, se si ferma perfino il campionato di calcio. Se si blocca lo shopping. Se chiudono uffici, studi, scuole. Parchi e ville. Cinema e teatri. Gli ospedali e la sanità sono al collasso.

Chiudono i battenti anche le chiese. La Fede aiuta un credente, ma chi ne capisce, ora, non sa spiegare. La Santità del Papa gira per le strade del centro come un povero cristo qualunque, ma non trova nessuno. È una croce che pesa la sua e non perché si avvicina la Pasqua. Ora tutti cercano e invocano questo Cristo che s’immola, pronto a sacrificarsi ancora per gli altri.

Adesso è il momento, sembra essere il pensiero comune, se ci sei, manifestati. Non sarebbe complicato per chi muore e poi risorge. Inoltre, con la ricorrenza alle porte, il ritorno d’immagine sarebbe clamoroso. Eppure non è così che vanno le cose. Il Nazareno è stato già tradito, come dargli torto se adesso decidesse di contare fino a dieci. E dopo? Tutti scenderebbero per la strada a dedicargli c’è solo un capitano, perché stanchi di farlo dal balcone. In realtà ognuno vuole tornare solo a fare le solite cose, e considerato quello che siamo, non c’è da stupirsi.

Il mistero della fede non si svelerà alle faccende dei terrestri. Altrimenti Cristo sarebbe come un servizio clienti. Inutile cercare spiegazioni. Ci vorrebbe uno pratico, direbbe Allen; ma non si trova.

Dilaga un forte senso d’impotenza. Un virus democratico che non risparmia personaggi noti, politici, persone benestanti e gente comune. Il denaro, insomma, non è più importante. E così, la condizione sociale non conta. Attività fisica e palestre, jogging all’aria aperta e shopping al chiuso, la circolazione mai stata così fluida: tutto ma proprio tutto, va a farsi benedire. Non solo l’economia internazionale è in crisi. Mendicanti, ladri e puttane, hanno chiuso baracca e burattini. Sui marciapiedi solo piccioni, corvi e gabbiani. I gatti randagi non esistono più da tempo.

Un malessere condiviso unisce milioni di persone in ogni angolo del pianeta. L’uomo più potente della terra, costretto all’esame del tampone perché persone di una delegazione appena incontrata, erano state contagiate. E lui, appunto, l’essere più forte, chiamato a risolvere un problema che non può risolvere.

È sera. Il silenzio è devastante e ogni strada è un paese del mondo. Oggi nessun appuntamento sui balconi, nessuna musica, nessuna canzone. La luna in cielo si nasconde, le luci delle case sembrano stelle opache.

Dalla piazza non si sente nemmeno il rumore dell’acqua alla fontana, né il cigolio d’una carrozza o il rombo d’una moto o il clacson di una macchina. C’è solo il virus in giro, che non si fa vedere. È in agguato, si insinua, magari ha preso le sembianze di un vecchio frack con la gardenia nell’occhiello.

State a casa, gente. Oggi, stasera, domani, non si sa ancora per quanto. Il contagio, purtroppo, sembra non avere fretta. Non si sa da dove vien, né dove va…

 

 

 

 

 

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