Ossessioni di uno scrittore

 

Una lettera di Marcello Baraghini di Stampa Alternativa

Ossessioni di uno scrittore – Una lettera di Marcello Baraghini a me medesimo.

 

M’interrogavo sul senso di scrivere. Ero svuotato e senza nulla da dire. Quando non hai niente da dire, meglio non dire niente. Questo, per la legge del marketing, sarebbe sbagliato: ripetere, ripetere, ripetere, è il trucco dell’evangelizzazione.

Proposi dei filmati con le letture dei miei testi. Il mio viso nel video, mi era estraneo e soprattutto, gonfio. La mia voce traballava come un bambino che sale sulla bicicletta per la prima volta. Pensai che un autore, nel momento in cui pubblica una cosa che non sia un libro o un e-book, diventa ridicolo.

I mezzi, del resto, sono pochi, pensavo, la visibilità è scarsa. Quando si scrive si tende a farlo sapere in giro e… beh, sì, si diventa anche ridicoli perché marketing e pubblicità sono altre cose, ognuno dovrebbe fare il proprio lavoro e un autore indipendente è un accentratore che insidia i mestieri di tutti.

Si scrive per riscattarsi dall’anonimato, riflettevo io, o per venir fuori dal letame della propria esistenza, o perché uno scrittore è uno che ha fallito in tutte le altre direzioni dell’umano vivere e ha bisogno disperato del successo. Beh, sì, forse non era così per tutti, era solo quanto stava succedendo a me.

Mi ero convinto che nessuno, meglio di chi inventa delle storie, può dare ripetizioni di vita. Tranne me, ma non me ne fregava poi tanto. Alcuni cominciavano a cucinare per entrare in concorrenza con i cuochi che scrivevano libri, provando a impressionare con battute sagaci tipo ah, non ci sono più le mezze penne rigate.

Altri rivelavano di aver cambiato partito, moglie o marito, stabilimento balneare, alimentazione o abitudini sessuali. C’era chi smetteva di fumare e doveva farlo sapere.

Alcuni scrittori chiedevano sgravi fiscali sui personaggi creati e li contemplavano tra i familiari a carico nella dichiarazione dei redditi, altri avevano trovato la maniera di intestare loro immobili.

Uno scriveva al Papa e l’altro al Presidente, il terzo conservava sempre un’opinione. In tanti avevano il tempo per fare di tutto che gliene rimaneva poco per scrivere e per leggere, aspetti marginali, del resto: anche il calzolaio ha sempre le scarpe bucate, ma non diresti mai che non è un bravo calzolaio.

Da ragazzo avevo suonato in gruppo rock e a volte avevo così tanta nostalgia della mia chitarra e di riprendere a suonare. Di essere meno complicato. Così scendevo le scale, uscivo in strada per fami attraversare da un pò di energia. Vagavo qua e là, poi entravo in un pub che conoscevo e ordinavo una birra. Al bancone c’erano sempre delle cameriere molto sexy, ma non erano colpite dalla mia figura quanto dalla mia arsura. Le guardavo e fissando la mia faccia allo specchio vicino alla toilette, mi convincevo che era meglio non farmi strane idee. Quando arrivava la pinta, le ossessioni svanivano e pure l’immaginazione si rimetteva in circolo. Beh, non ero un bravo scrittore, tantomeno un grande seduttore, ma con le bionde andavo forte.

 

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