Oltre l’orbita dello schiavo – sanguinando sotto le spine

 

 

Ero in strada e qualcuno aveva parcheggiato un SUV sul passaggio per i paraplegici posto all’angolo del marciapiede. Qualcun altro, per vendetta e frustrazione, gli aveva storto i tergicristalli e gli specchietti.

Un ragazzo, ben vestito in giacca, cravatta, che faceva colazione al bar prima di recarsi al lavoro, commentava inveendo contro l’inciviltà. Aveva un’ottica del tutto personale…

– Guarda, ma dove siamo arrivati…

– Eh, già – rispondeva un vecchio – non ci si crede…

– Non si fanno queste cose alle macchine, al limite se non riesci a passare si chiamano i vigili… ah, non c’è rispetto per la roba degli altri, uno magari sta lavorando, torna a prendere la macchina e trova questo… siamo una società allo sbando… ah, se lo avessero fatto alla macchina mia…


Tutti gli Imperi hanno basato le proprie fortune sulla tratta e sull’uso degli schiavi. Per i Romani, i prigionieri di guerra divenivano proprietà dello Stato il quale aveva la facoltà di cederli ai privati. Chi ne restava alle dipendenze era usato in occupazioni d’interesse pubblico come la costruzione di strade, ponti, acquedotti. Erano chiamati schiavi pubblici, ma ogni schiavo è figlio della sua epoca. Le catene non spariscono, diventano virtuali.

Oggi parliamo di lavoro in nero e sottopagato, di tutele e diritti, di schiavi moderni. Una parte della società si fa carico di interpretare i sentimenti e i bisogni degli sfruttati. C’è una differenza tra un extracomunitario che sale sul furgone del caporale per raccogliere i pomodori nei campi e i due milioni di schiavi presenti nella Roma nel primo secolo a.C.?

Esagerato, dirà qualcuno. Come si può paragonare epoche diverse, una condizione umana più evoluta sotto ogni punto di vista? Questo è il benessere.

Ci hanno insegnato che il benessere è riuscire a possedere ogni confort. Abbiamo imparato che la vita è una lotta e che ci sarà sempre uno che soccombe, e che è fastidioso anche sentire soltanto la disperazione di chi giace. Dato che pianti e lamenti trovano sempre terreno fertile nel cuore di un umano, è molto meglio non sentire e non vedere.

La retorica di chi si arricchisce è sempre la stessa: io creo occupazione, che equivale a fornire l’antico giaciglio e la scodella all’oppresso affinché il riposo e il nutrimento supportassero la scusa del lavoro, così come oggi uno stipendio è rimesso in circolo per far girare un’economia di stampo capitalista, che in sintesi si riduce a lustrare le braghe del più forte o del più capace, secondo i punti di vista. Il paradosso è che anche l’arricchito o il capitalista, l’uomo politico o il lavoratore stacanovista, sono schiavi. Lo sono dei soldi, del potere, del proprio lavoro. È il terzo sesso, una dipendenza come un’altra. Diversi sono l’approccio e la condizione.

Il lavoro nobilita l’uomo, offre dignità ed è il cardine su cui poggia e si fonda la società civile. Quando non c’è o viene a mancare, cadono tutte queste prerogative.

Accade che il lavoro si perda per categorie sociali, a causa di congiunture e di crisi, ma non importa se la tua categoria non ne è intaccata. La cronaca sindacale è piena di lotte per il lavoro e per i diritti, ma di solito cambiavi canale quando passavano notizie al telegiornale perché hai sempre pensato ai cazzi tuoi e a lucidare gli specchietti del tuo fuoristrada. Poi scoppia un virus e il lavoro si perde in massa semplicemente perché non c’è nessuno in giro a far girare l’economia.

Ora guardi oltre la storia dell’umanità intera. La gloria di un sistema che offriva mille opportunità, svanisce davanti ai tuoi occhi con la brevità di una felicità mai afferrata veramente. La vita cambia come lo scoppio di un ordigno che lascia polvere e macerie. Quest’aspetto pone tutti su un piano identico, ma tu eri uno di quelli che l’economia la faceva girare eccome, anche se hai sempre cambiato canale continuando ad alzare le spalle, e adesso, è così che ti ringraziano? Rischi di cadere sotto il peso di una croce che continui a considerare soltanto tua e non hai mai calcolato potesse capitarti di essere pagato con una corona di spine.

Ora pensi che avrebbero dovuto vincere quelli di cui non ti sei mai occupato, quelli che in qualche modo combattevi con la tua indifferenza, ma no, loro non hanno vinto. Hai vinto tu ed anche per questo che stai sanguinando sotto le spine dei valori tuoi.

 

Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.

Ernesto G

 

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