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- Direttore, perché ci ha convocato oltre l’orario di lavoro?

- Dunque, vi ho convocato per presentare la nuova promozione dei supermercati BellaGente. Il nome è già tutto un programma!

- Beh, ma perché questa presentazione in pompa magna?

- È una domanda intelligente, la vostra Poffin. Dunque, questa sarà una promozione speciale.

- Già… a proposito, come si chiama questa promozione?

- Bene, un’altra domanda intelligente, Dello Straccio. Bravo!

- E dunque?

- Reggetevi forte. Il nome è Parapaponzi!

- Parapaponzi?

- Sì, Canapone. Non è fantastico?

- Beh…

- Noto delle perplessità…

- No, no, direttore, buongiorno grazie e scusi molto. Quali perplessità… è davvero un bel nome per una promozione, altroché, buongiorno e scusi.

- Oh, meno male che voi, Chicca, sapete guardare oltre…

- Grazie mille, direttore.

- Prego, Chicca.

- Scusi molto, direttore.

- Di nulla Chicca.

- E buongiorno.

- E grazie, Chicca!

- Prego, direttore…

- Basta così, Chicca… ma c’è anche uno spot musicale che dovrete imparare!

- No, direttore, lo spot no…

- Sì, Canapone, lo spot sì…

- E quale sarebbe lo spot?

- Lo spot è questo: parapaponzi ponzi ponzi, che meraviglia i nostri sconti, paraponzi ponzi pero, non crederai eppure è vero! Beh, che ve ne pare?

- Eh…

- Ah…

- Noto ancora delle perplessità… forse non lo avete ascoltato con attenzione. Volete che ve lo canti di nuovo?

- No, direttore, è bellissimo!

- Oh, grazie, Chicca, se non ci foste voi…

- Grazie mille direttore.

- Prego, Chicca.

- E buongiorno, direttore.

- Buongiorno a voi, Chicca. Ma non finisce qui…

- Ah…

- Eh…

- Sì, ci sono anche i nostri meravigliosi slogans!

- Per esempio?

- Per esempio, Dello Straccio, vi declamerò i versi dello slogan per la cosmetica!

- Wow per la cosmetica, direttore, grazie mille!

- Prego, Chicca.

- Buongiorno, direttore.

- Buongiorno, Chicca. Dunque, vado a leggere?

- Prego direttore…

- Grazie, Chicca…

- Grazie a lei, direttore…

- Dunque:

 Parapaponzi alla bellezza: 

tutta la linea cosmetica per la cura del tuo corpo!

Chiedi i punti ponzi per il concorso!

Un ponzi trucco sul tuo viso per renderti più affascinante agli occhi del tuo lui!

Vieni nei nostri ponzi vendita!

- Ma è meraviglioso, direttore!

- E non finisce qui!

- Oh…

- Ah…

- Eh…

- Uh…

- Ih...

- Sì! Pensate che la catena dei supermercati BellaGente, per suscitare un senso di maggiore affiliazione all’azienda, ha deciso che ognuno di voi adotterà il suffisso aziendale Bella davanti al proprio cognome. Contenti?

- Ah…

- Eh…

- Oh…

- Uh…

- Ih...

- Cioè, direttore? Può spiegarsi meglio?

- Ma certo, signorina Capovolta. Dunque:

proprio voi sarete BellaCapa;

Canapone sarà BellaCanapa;

Chicca sarà BellaChicca;

Pinocchia sarà BellaNocchia;

Ciccio Dello Straccio sarà CiccioBello;

Lady Poffin sarà BellaPoffin;

Vacca sarà BellaVacca.

Che cosa c’è, Vacca, perché alzate la mano come a scuola?

- Direttore, a me non mi piace BellaVacca.

- Come non vi piace: Vacca, siete impazzito? Ma se è bellissimo…

- No, io… a me… boh? Non mi convince…

- Eh, non vi convince… ormai, Vacca, è deciso. Del resto, non è colpa di nessuno se voi vi chiamate Vacca!

- Beh, ma non è nemmeno colpa mia, eh…

- Eppure, ho la soluzione giusta anche per voi, Vacca.

- Cioè?

- Voi vi chiamerete VaccaBella, eh?

- Eh, direttore, VaccaBella mi sembra meglio di BellaVacca!

- Lo vedete Vacca? Nei supermercati BellaGente, vendiamo anche soluzioni!

- Eh… grazie direttore. Effettivamente, mi sento molto VaccaBella!

 

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


IL BAMBOCCIONE SU GOOGLE


Quante volte oltre a essere danneggiati abbiamo subito anche lo sberleffo? La pubblica berlina, espressione di origine barbarica, consisteva nell’esporre un colpevole alla derisione generale. Era usata soprattutto nel medioevo ma, ahimè, non solo: Renato Calloni, protagonista di questa storia, è Il bamboccione. Ha l’unica responsabilità di aver perso il lavoro per colpe non sue e si ritrova a sopportare l’ulteriore peso di questo termine canzonatorio con implicite accuse di opportunismo.
Dura la vita di Renato: una sorella detestabile, dei lavori provvisori, due genitori che lo sopportano sempre di meno. Le giornate del precario Calloni, sono segnate dall’effetto devastante della svastica, com’era chiamata senza precisi motivi la polvere bianca nel suo ambiente. Lui mantiene dignità e rettitudine, ma facilmente raggirato, è coinvolto in un traffico che gli fa perdere l’occupazione, patendo i morsi di una società senza scrupoli.
Ricomincia con lavoretti di breve durata e orari che sconvolgono le sue giornate. La precarietà è una condizione in cui le speranze abortiscono prima ancora di essere concepite. Per usare le parole di Renato, ti guardi, ti annusi, decidi che non è nemmeno il caso di provare.
Nonostante la situazione lo costringa ai margini, lui riesce ad allargare i parametri della sua esistenza, dove aggiungere ancora degli spazi.