Mettersi in gioco – Come cambiare vita

 

Mettersi in gioco

 

Belle parole, sì, ma nel concreto è dura. Abitudini consolidate e retaggi tirano per la giacca e appaiono come tanti bastoni tra le ruote.

Bisogna chiarire un aspetto. Esiste ciò che dipende dalla nostra volontà e quello che non è imputabile a noi. In genere non si può programmare l’esistenza a tavolino, ma per cambiare, io intendo quell’atto di adattarsi alle nuove circostanze che la vita ci presenta.

Lavoro

Inutile aggiungere a questa lista l’account di chi perde il lavoro per crisi economiche varie. I numeri di questo profilo stanno salendo vertiginosamente.

Tutti vorremmo barattare il nostro per uno migliore. Altre volte cambiamo perché siamo stanchi e nauseati. I diritti cadono come birilli. Ne mantieni qualcuno e ti considerano un privilegiato. I colleghi si accontentano che tu perda quelli acquisiti con l’anzianità, ben sapendo che non saranno estesi anche a loro. L’uguaglianza di condividere un malessere, diventa il pensiero dominante. Gli scenari cambiano e le maschere cadono. Le identità si rivelano nella propria misera quotidianità.

Nessuno ti darà atto di essere una persona che cerca di essere indipendente, almeno per quanto è possibile. Alla fine, tutti sembrano aver bisogno di punti di riferimento: orari che scandiscano le tue giornate e un padrone che gestisca la tua vita. Ne prendi atto e decidi di lasciare. E dopo? Si resta da soli. Senza certezze. Inseguiti da pettegolezzi di vincite improvvise e senza qualcuno che ti renda l’onore delle armi. Sì vabbè, però, è solo una di tante introduzioni a suffragare i giudizi su di te.

È difficile spiegare certe scelte. Trovato il tuo ideale, quello che tu sei, devi fare presto: il tempo passa, il sogno potrebbe diventare un’illusione. Sempre meglio di un rimpianto o di un rammarico – dici a te stesso per farti coraggio, ma sai bene che la storia è piena di gente che ha lottato per la libertà e una volta raggiunta, non ha saputo cosa farci. Il mondo del lavoro, intanto è lì, ma non aspetta te.

Differenze tra retaggio ed esperienza

I retaggi del passato costituiscono un ostacolo, sono come la polvere in una vecchia soffitta. È bene imparare dagli errori e trasformarli in opportunità. Atteggiamenti, vizi e peccatucci, non servono. Il nuovo ambiente non cambierà per noi. Persone che non ci conoscono, non hanno voglia di comprendere i nostri stati d’animo. Il tizio che si fa precedere, come fosse un curricula, da un elenco di tribolazioni pensando di suscitare commiserazione, farà solo la figura del lagnoso.

Bisogna essere veloci, capire, ambientarsi, eliminare le scuse storiche e le chiacchiere. Un esempio è la mentalità del mendicante. Quante volte abbiamo visto una persona chiedere l’elemosina con un bambino in braccio?

Beh, è quel che facciamo anche noi. Avete presente la frase: Eh, ma io ho famiglia? Eppure, le bollette sono uguali per tutti, anche chi vive da solo, ha scontrini a carico.

E il passato, quindi, davvero non serve?

Ci sono esperienze che torneranno utili. Bisogna chiuderle in un cassetto, non buttarle: sarà il nostro archivio personale. L’osservazione è una qualità fondamentale come l’intuito perché con l’età, ognuno avrà sviluppato quell’istinto che offre delle indicazioni importanti. Quando un’esperienza giunge al termine, non si resta mai veramente a mani vuote.

Nuovo assetto mentale

In una nuova situazione, è necessario uscire da schemi reiterati. Cambiare è una migrazione che porta a solcare acque sconosciute. I fatti e la concretezza, andranno ad aggiornare il nostro identikit. Coraggio, incoscienza, rischio e quella certa sana disperazione.

 

Dove c’è una volontà, c’è una strada.

Appunti di Albert Einstein

 

PS: andando via, anche se qualcuno non ve ne darà merito, cercate di lasciare un buon ricordo. Il tempo è galantuomo.

 

 

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