Maschere

 

 

Hai mai riflettuto su quante maschere indossiamo nel corso della nostra vita?

Non sono mai stato un grande bugiardo. Le menzogne più grosse le ho raccontate a me stesso. Gli inganni assomigliano a un giaciglio instabile. Incidendo sulla postura, per qualche tempo ti fanno sopravvivere. Poi, con la perseveranza, ti portano alla deriva fisica.

In tanti si accorgono di una finzione, tranne chi la mette in scena. Costui se ne va in giro rasserenato, pensando d’essere creduto. Il mondo è pieno di gente convinta della propria attendibilità. Queste persone alimentano un sistema di derisione consumato alle loro spalle. Ho assistito a capolavori assoluti di menzogne, ma nelle righe che seguono, voglio riferirmi alle maschere di pessima fattura.

L’esistenza è un carnevale cui noi partecipiamo come maschere anonime, fuggendo alla nostra natura. Luigi Pirandello, riguardo al concetto di maschera, pone i suoi personaggi di fronte ai dubbi della vita perché solo nel dilemma sul proprio ruolo e sulla propria identità, vive lo stimolo che spinge a cercare se stessi.

Nella vita moderna questo sforzo è analisi faticosa e il bisogno di stabilità, comodità e grandi scuse storiche, è assoluto. La competenza lascia il posto alla competizione. Ogni buon attore conosce l’arte di nascondere l’arte. Il grande bugiardo è un artista che nasconde la sua reale essenza e le sue fragilità. È totalmente succube del modo in cui si relaziona.

È la lotta della grande proiezione. Nessuno ama restare indietro. Attirare disperatamente l’interesse altrui. Sentire costantemente di dover dimostrare qualcosa. Ripetere la farsa perché diventi verità.

Il possesso. La paura. Il fallimento. La fragilità. L’ego. Sono infiniti i motivi per cui si mente, non solo nascondendo il vero se stesso ma allontanandolo ancora. Bisognerebbe salvare l’innocenza e la meraviglia infantile, oltre alla saggezza della vecchiaia. Nel mezzo, resta quel lungo periodo tra le braccia della società a sbattersi per un posto al sole o all’ombra, secondo le necessità di ognuno, a seguire pedissequamente i dettami della società stessa, per accorgersi quando il tempo è ormai residuo, che non fu quel sentiero a renderci felici e che forse, felici non lo siamo mai stati.

 

 

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