Luna Park

 

 

 

 

Storie di qualunquisti anonimi

 

In Storie di qualunquisti anonimi, c’è un passaggio in cui faccio riferimento al Luna Park: chi c’era mai stato, prima? – Chiedo.

In effetti, io ho avuto bisogno del parco giochi fino ai venticinque anni e oltre. Non smisi mai di andare, smisi soltanto di raccontare in giro che ci tornavo. Era un viaggio magico che si materializzava. Lo avevi a portata di mano ogni volta che lo desideravi. O quando il mondo degli adulti era inaccessibile.

Il Mio Paese dei Balocchi si trovava nella parte opposta della città. Per arrivarci bisognava prendere due linee di metropolitana. Era il sogno che perpetuava, il fanciullino che tornava, il peterpanesimo regnante. Oppure, visto che di paese dei balocchi si trattava, era il Lucignolo insito in ognuno di noi. La voglia di giocare di nascosto. All’infinito. Fino a che qualcuno ti chiama per dirti che è pronta la cena. Beh, lì si mangiavano tutte le schifezze per ragazzi. Pizzette e patatine fritte. Hot dog e panini farciti. Zucchero filato e liquirizie gommose. Gelati e cioccolate. Peccato che non c’era da dormire. Del resto la notte scivolava via come una birra nella gola e non c’era tempo per riposare. Da che cosa, poi?

 

Ci trovavi il tuo compagno di banco, gli amici di scuola o del portone. La scuola, appunto, l’istituzione opprimente e obbligatoria, diventava un incubo lontano. Robe da adolescenti (ma mica tanto). Voglia di leggerezza. Tentazioni.

A Roma, la Via Cristoforo Colombo conduce dal centro fino al mare, a Ostia. L’ultima cosa che si lascia alle spalle, abbandonando la città, è il quartiere Eur. Dalla strada, guardando verso sinistra, c’era la Grande Ruota del suo Luna Park che si imponeva alla vista riaccendendo la fantasia sopita da una seriosità soltanto presunta.

Non starò a scrivere quanto era meglio una volta, anche se il riverbero delle mie parole lo lascia supporre. E non era neanche tutto gratis (eccetto l’ingresso). Potevi impegnare grosse somme per il tuo divertimento.

I tempi cambiano. Oggi si gioca alla play o col cellulare, che bisogno ci sarebbe? Ognuno si tenga i giochi della propria generazione. Non ha senso rivangare. Se proprio cadi in astinenza, puoi sempre occupare le tue vacanze in un viaggio a Disneyworld Paris.

Quella mattina, però, mi fece uno strano effetto. Passavo per un caso fortuito e mi fermai a guardare quel che rimaneva di un sogno infantile. Parliamoci chiaro, non avrei potuto più salire sul Tagadà, quella ormai era roba per quindicenni o per astronauti e io sarei entrato sull’ambulanza subito dopo sceso, maledicendo ernie e dischi vari.

Il Luna Park dell’Eur a Roma era il più antico parco divertimento in forma stabile d’Italia e le strutture che lo ospitavano risalivano al 1953. La mattina del 14 Aprile 2008 il Parco viene chiuso. Questioni tra società, denunce, appalti e concessioni, rappresentano la degenerazione del progetto.

Provai a forzare la fantasia. Entrai nel vecchio regno e cercai nei ricordi un brano che mi facesse sognare come un tempo, ballando su quelle odierne macerie. Mi rattristai nel pensare che prima o poi tutte le favole finiscono.

 

 

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