Lockdown: la vita ai tempi del virus

 

 

Domenica. Era l’era delle chiusure forzate, dette anche (soprattutto) lockdown, per quell’attitudine esterofila dell’uso dei termini che faceva apparire le rotture di chiappe e quelle di marroni meno radicali. Barbieri e parrucchieri erano tutti chiusi, in quel periodo, come ogni altro esercizio. Erano chiusi anche quei negozi orientali – solitamente aperti di domenica – che si occupavano del taglio delle zazzere, e il suo problema era proprio quello: non la zazzera che ormai diradava e imbiancava di lockdown in lockdown, ma proprio i parrucchieri cinesi che, in tempi di recessione, erano i più convenienti. Comprò un taglia capelli elettrico al negozio di chincaglierie cinesi, lo stesso esercizio di parrucchieria da lui frequentato e che per necessità s’era trasformato in bazar. Tornato a casa lo mise in carica per quattro ore, come indicato nella confezione. Non fu complicato, gli bastò leggere le istruzioni.

Poi, nel pomeriggio, si mise all’opera. La cosa più difficile fu restare a guardare la sua immagine allo specchio. Pensò subito a Dorian Gray e al patto per l’eterna giovinezza, ma per lui era tardi ormai: cosa aveva da guadagnare restando così? Molto meglio invecchiare e imbruttirsi, così da avere la scusa del tempo da citare ai posteri. Smise di cianciare e si mise a falciare dal cuoio dei capelli un materiale che pareva sintetico e forforoso. Dopo mezz’ora aveva finito (non c’era molto da fare, in realtà). Adesso le sue fattezze apparivano come quando usciva dal parrucchiere cinese dopo una spesa di 10 ero. E tutto, stavolta, per soli 15 euro, con la possibilità di chissà quante altre acconciature da farsi. Non fu tanto il risparmio a renderlo orgoglioso, quanto il danno di immagine che restava immutato.

 

– Ammazza – riflesse (?) allo specchio guardandosi il taglio – sono identici a quando andavo dal cinese. Non sono stato  uno stupido, a non averci pensato prima? – si chiese non trovando risposta… Lockdown la vita ai tempi del virus

 

 

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