Lettere dal Johnny’s pub – Marley

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In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Possiedo molte cose, ma sono tutte immaginarie. Sebbene io sappia di essere sulla strada giusta, so anche di avere ancora molto da fare, e questo mi procura ansia. Vorrei addormentarmi e poi svegliarmi di colpo senza pesi nella testa.

In passato ho provato la frustrazione di sentirmi nel posto sbagliato e di perdere tempo. Ora non più, le cose vanno meglio, ma non abbastanza.

Devi inventare degli spazi in un ambiente che non lo consente e poi, devi difenderli con i denti perché tutto intorno è strutturato affinché quei tuoi segmenti vitali spariscano. Non sei più disposto a cedere, ora che hai capito. È un po’ come combattere per i tuoi diritti su questa terra, in questa vita. Una riflessione che non riguarda il fatto di credere in una vita migliore nell’aldilà: in fondo non c’è niente di male nel creare un posto per essere felici anche qui e ora.

 

- No, non c’è niente di male, fratello.

- Oh, sapevo che saresti arrivato, un giorno o l’altro.

- Sono contento che il mio messaggio sia utile a qualcuno.

- Puoi dirlo forte!

- SONO CONTENTO CHE IL MIO MESSAGGIO SIA UTILE!

- Oh…

- Sto scherzando, amico, non fare quella faccia!

- Ok.

- Come vanno le cose?

- Bene. Posso offrirti una birra rossa?

- Grazie.

- Hey, Johnny? – Dico a Johnny Be Bup.

- Ho sentito, Johnny – risponde lui. – Sta viaggiando, come sempre.

- Fratello: non c’è nessuno che suona in questo locale?

- Devo selezionare alcuni musicisti.

- La musica è la prima cosa…

- Certo.

- … dopo i diritti, s’intende…

- Eh, i diritti... spesso sei solo a lottare. Sei solo nella vita. Sei solo sempre.

- Nella lotta trovi una tua dignità.

- Beh, ma la realtà non è come nelle canzoni. Tu sei bravo con le parole, ma la vita…

- … anche se lavori in un grande ufficio, devi sgomitare per restare a galla.

- Oh, questo sì…

- Nel mondo c’è troppa competizione, fratello…

- Beh, è per questo che io ho inventato il Johnny’s pub.

- È il mio pub preferito, Johnny.

- Mi prendi in giro…

- Sì. Però questa birra è meravigliosa…

- Grazie!

- Qui mi sento bene, fratello. Bella serata, no?

- Oh, sì.

- È un peccato farla finire, giusto?

- Giusto. Hai qualcosa in mente?

- Perché non chiudi il locale e andiamo tutti fuori a giocare a calcio?

- Idea magnifica!

- Bene. C’è un bel piazzale, qui fuori.

- Però, noi siamo in cinque: i Johnny’s boy!

- Oh, non è un problema. C’è sempre qualche amico per giocare…

 

È una notte serena. La squadra dei Johnny’s boy affronta quella di Marley’s brother. I Johnny’s boy si preparano a disporsi nel campo, ma quando arrivano sul piazzale trovano già chi li aspetta.

Oltre a fratello Marley, c’è lo svagato con la t-shirt I’m mister Roger; anche Cita gioca con loro e per fortuna che non usiamo l’antidoping; poi c’è la ragazza che canta il blues e l’immancabile Mr. Richards con la sigaretta. Non capisco proprio come faccia a giocare con la cicca in bocca. La mia squadra se la cava. Tra le loro fila, fratello Marley e Mister Roger sono dei buoni giocatori. Gli altri, beh… a parte la ragazza che almeno corre veloce come un treno, nutro troppo rispetto per esprimermi, soprattutto nei confronti di Mister Richards.

La partita finisce col risultato di tre a due per noi e tutti loro incolpano Cita che, in verità, come portiere non vale molto.

Rialzo la serranda e rientriamo nel locale. Si beve, poi, tutti loro imbracciano uno strumento e suonano insieme. Certe cose accadono solo qui, al Johnny’s pub.

 

I POST DAL JOHNNY’S PUB

  1. Presentazione
  2. Pete Townshend
  3. Keith Richards
  4. John Lee Hooker
  5. Janis Joplin
  6. Chuck Berry
  7. Patti Smith
  8. Syd Barret
  9. Debbie Harry
  10. Cita
  11. Mick Jagger
  12. Keith Richards, John Belushi, James Brown
  13. Stuart Sutcliffe
  14. Keith Richards 2
  15. Il Sergente Pepper
  16. Il chitarrista diabetico
  17. Bob Marley
  18. A Johnny B. Cool non piacciono i Queen
  19. Il chitarrista irascibile

 


 

LA RIVOLUZIONE CHE NON C'È SU AMAZON

E se noi provassimo a esulare personaggi dal contesto in cui vissero, catapultandoli nell’oggi? Che cosa succederebbe se gli equilibri come il tempo e lo spazio saltassero, e le leggende popolari s’intrecciassero con fatti accaduti?

Accadrebbe che personaggi, già incontratesi nella realtà si ritroverebbero per scriverne un’altra che, ovviamente, avrebbe un finale diverso. Se a questi personaggi ne aggiungessimo alcuni di fantasia, sarebbe La Rivoluzione che non c’è.

Nick La Puzza, attraverso una trama di miti universali e aneddoti personali, narra una storia improbabile in cui Ernesto Guevara, avendo letto un libro di Luciano Bianciardi (Ai miei cari compagni), risorge nel nuovo millennio per correggere degli errori tattici che lo scrittore gli aveva imputato.

Nell’anno 2012, il Che - sotto il nome di Ramon Benitez – giunge nel quartiere popolare dove vive Nick La Puzza. Guevara sceglie proprio quel sobborgo perché a causa del decentramento sta per essere demolito per far posto alla nuova zona finanziaria.

Gli abitanti del luogo, allo scopo di bloccare il progetto, hanno occupato gli alloggi destinati ai bancari e sotto la guida del Che e di altri personaggi, in parte storici, intendono oscurare il segnale televisivo e impadronirsi delle banche, come indicato dal Bianciardi, eletto teorico di questa ipotetica, sgangherata e allegra rivoluzione.

 

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