Lettere dal Johnny’s pub – Keith Richards

arrow

 

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Possiedo molte cose, ma sono immaginarie, tranne la musica. Ogni azione della mia giornata è suggestionata dal rock and roll, perfino dipingere le pareti di una cucina, poi c’è la birra a lenire i colpi bassi e alzare il volume del morale. È passato un po’ di tempo dall’apertura del Johnny’s pub, e non pensavo di suscitare un simile riscontro. Molti sono passati a trovarmi, qualcuno di loro è diventato assiduo frequentatore.

Mr. Richards, fedele alla promessa di restaurare personalmente il locale, guida i lavori per la tinteggiatura del pub. S’è alzato presto stamattina, presentandosi vestito in shorts, canottiera e con un cappello fatto di giornale.

Ha preso il suo impegno con molto rigore. Era già davanti alla saracinesca, quando sono arrivati i Johnny’s boys e li ha salutati con un rimprovero: - Cominciamo male, ragazzi: siete in ritardo.

 

Io faccio da cuscinetto tra l’insofferenza dei miei ragazzi e l’intransigenza di Mr. Richards.

 

- Sei sicuro di sapere cosa stiamo facendo? – Gli chiedo dubbioso.

- Stai tranquillo, Johnny, sono abituato a gestire gruppi di lavoro, ho una certa esperienza!

- Noi non siamo i Rolling Stones! – Urla esasperato Johnny B. Bup!

- Davvero? – Fa sarcastico Mr. Richards. – Non mi ero accorto… - e giù una risata di scherno.

- Oh mio Dio: io sono un cuoco – rivendica Johnny Stand By – e non un imbianchino…

- Un gran cuoco, lo ammetto – replica lui – ma concentrati su quello che stai facendo adesso…

- Possiamo fare una pausa, Mr. Richards? – Chiede Johnny B. Cool.

- Una pausa? Non è nemmeno un’ora che abbiamo cominciato… - sentenzia lui.

- Ma…

- Ragazzi, così non va bene. Dovete dipingere in verticale, non a caso, mi spiego?

- Noi non abbiamo mai verniciato una parete! – Si giustifica Johnny B. Strong.

- Lo vedo – risponde Mr. Richards – e ora lo state facendo. Oh, andiamo, mettete energia, non avete ritmo, non state mica lavorando a un album di Paul Mc Cartney! – Segue un’altra risata di scherno.

 

Il silenzio dei ragazzi nasconde un nascente rancore. Bisbigliano tra di loro, e credo che siano arrabbiati anche con me. Mr. Richards mi chiama in disparte: - Hey, Johnny, ma che succede? Questi tizi sono proprio svogliati. Se lo avessi saputo, avrei chiamato Charlie, lui sì che è un bravo muratore oltre ad avere il pugno duro!

 

Allude a Charlie, il batterista. Certo, lui sa come usare le bacchette, ma il pennello? Boh… comunque, dopo un paio d’ore di lavoro, miracolosamente l’ambiente comincia a prendere la sua fisionomia. Indubbiamente, Mr. Richards è un uomo leader.

 

- Visto, ragazzi? Bastava solo un po’ d’impegno… ora potete fare una pausa.

- Bene, Mr. Richards – fanno tutti in coro.

 

Loro escono a fumare. Io resto ancora da solo con Mr. Richards.

 

- Sai una cosa Johnny?

- Dimmi…

- Io dipingerei una grande lingua rossa all’interno dei bagni…

- Oh no, Mr. Richards…

- Cosa?

- Mi sembra di cattivo gusto…

- Johnny… così tu mi stai mancando di rispetto…

- Una lingua nei bagni, mi sembra un affronto a tutta la storia degli Stones… io lo dico per te…

- Lascia decidere a me cosa è un affronto… un affronto è quando tu mi contraddici, Johnny. Mi stai remando contro: ti rendi conto?

- Beh, ma quando torna Mr. Jagger e vede la lingua dipinta nel bagno, che cosa penserà?

- Chi?

- Mr. Jagger…

- Non lo conosco…

 

È dura combattere con una star. Dura e inutile. Per quanto siano persone umili, disposte perfino a tinteggiare delle pareti, si perdono in gelosie e antiche ripicche. Alla fine, pur se a malincuore, ho acconsentito a dipingere la leggendaria lingua rossa, glorioso simbolo dei Rolling Stones, sulle pareti dei bagni.

Guardo Mr. Richards che osserva il dipinto, beve birra ed è profondamente commosso. Ci vuole poco, in fondo, a toccare il cuore di una vecchia pietra che rotola.

 

Mi avvicino a Mr. Richards. Lui sorride e mi accarezza sulla guancia: - Siete stati bravi, Johnny. Fa i miei complimenti a tutti i ragazzi.

- Oh, è la sera di una dura giornata e abbiamo lavorato come cani – rispondo senza riflettere, commettendo una gaffe molto grave.

 

Cambia umore di colpo: - Oh, Johnny, dopo ciò che ho fatto per te… potevi dirlo che preferivi quelli a me… mi hai rovinato la giornata!

- Scusa. M’è scappato, non volevo… sono così stanco

- Meglio che me ne vada! Oh… che pub di merda…

 

A hard day's night - The Beatles

E’ stata una giornata dura
e ho lavorato come un cane...

 

I POST DAL JOHNNY’S PUB

  1. Presentazione
  2. Pete Townshend
  3. Keith Richards
  4. John Lee Hooker
  5. Janis Joplin
  6. Chuck Berry
  7. Patti Smith
  8. Syd Barret
  9. Debbie Harry
  10. Cita
  11. Mick Jagger
  12. Keith Richards, John Belushi, James Brown
  13. Stuart Sutcliffe
  14. Keith Richards 2
  15. Il Sergente Pepper
  16. Il chitarrista diabetico
  17. Bob Marley
  18. A Johnny B. Cool non piacciono i Queen
  19. Il chitarrista irascibile

Con Giuseppe Mincuzzi "er poeta metropolitano"

I MIEI LIBRI SU BOOKREPUBLIC

Nato in una città del Lazio, capitale di Stato, bagnata da un fiume, costruita su sette colli, della quale preferisce non fare il nome per questioni di privacy.
Enrico Mattioli inizia come umorista, ma un’esperienza come delegato sindacale di base, lo fa appassionare ai temi legati agli ambienti lavorativi. Umorismo e sociale, quindi, convivono nei suoi scritti.
Trent’anni di lavoro al pubblico come addetto vendite di un grande gruppo commerciale, gli hanno permesso di affinare la capacità di tratteggiare i profili dei suoi personaggi.