Lettere dal Johnny’s pub – Il Sergente Pepper

 

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In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Sono tutte immaginarie le cose che possiedo, ma oggi non ne afferro nemmeno una. È proprio come quando si guasta la frizione della moto e non puoi cambiare le marcie. Una giornata di noia, io sono seduto davanti alla televisione e continuo a cambiare canale. Spengo la tv e accendo la radio. Mi sintonizzo su un network che suona musica per la meditazione. Rimango in una posizione improbabile con le gambe verso destra e il resto del corpo orientato dalla parte opposta. È davvero incredibile l’effetto che la musica può avere sulla psiche e sul fisico. Quando passa un brano di campane tibetane seguito dalla doccia di gong, avverto vibrazioni che dall’addome fanno riverbero sulle gambe e tutto ciò mi fa pensare all’elettroshock.

 

- Che musica stai ascoltando?

 

Ora, voi non mi crederete, ma il tizio davanti a me io non l’ho mai visto prima, almeno non in forma d’immagine, eppure, nel momento in cui mi accorgo della sua presenza, lo riconosco all’istante.

 

- Oh, è il cielo che ti manda…

- Lascia in pace il cielo, sono semplicemente passato a bere una birra…

- Sergente, ti vedo un po’ stanco…

- Lo sono, in effetti. Ah, potessi avere delle giornate monotone…

- Perché: com’è la tua giornata tipica?

- Beh… so bene di indossare una corona che non è la mia. Sono una testa di legno… sì, io sono solo una foto senza faccia o meglio: ho tante facce da portare in giro. A volte mi sento un mostro con più teste, altre volte mi rendo conto di essere solo uno pseudonimo…

- È così per tutti i personaggi di fantasia, in fondo è il tuo lavoro. Hai allargato gli orizzonti di milioni di persone e tutti hanno compreso che nella vita, spingersi un po’ più in là dei propri limiti, non è un guaio, se poi nascono cose come questa.

- Sei molto gentile, Johnny…

- Tu sei la trasposizione musicale del paradiso terrestre…

- Mi avevano detto che eri troppo compiacente…

- No, cioè, sì… forse lo sono, ma non certo in questo caso…

- Che cosa posso dire? Grazie!

- Sei una creazione favolosa…

- Oh, io sono solo un cuore solitario…

- Noi siamo tutti cuori solitari…

- Ero passato per bere una birra, Johnny…

- Ah… ma certo… Johnny? – Dico a Johnny B. Strong – Due rosse al tavolo.

- Stanno viaggiando, Johnny… - risponde.

 

Beve. Sorseggia. Si asciuga le labbra: - È molto buona, Johnny.

 

- Grazie.

- Che musica stavi ascoltando?

- Oh, niente, solo suoni per la meditazione…

- A me piaceva.

- Ti piace quella roba?

- So bene perché fai quella faccia…

- Sono solo dei suoni sconnessi, campane, onde sonore… non c’è melodia, trama…

- Tutto ciò che fa vibrare il tuo corpo e cattura la tua mente, ha un senso. Anche un suono dissonante può farti volare via.

- Io non voglio volare via…

- E perché?

- Ho paura.

- Allontanarsi, porta a comprendere quello che va bene per te e quello che non va bene. Una volta che hai realizzato queste cose, devi metterti in movimento ed è questo pensiero a farti paura. Mi spiego?

- … stavamo parlando di musica, che c’entrano tutte queste teorie? E poi…

- Il fatto è che stiamo parlando ancora di musica, ma tu sei così privo di ricezione da non percepirlo. Ti piace vivere facile, Johnny?

- Io…

- Tu non capisci il mio messaggio: i limiti della realtà oggettiva opposti alla conoscenza del mondo per mezzo dell'estensione dei sensi. In quei periodi questo avveniva per l’uso di droghe, ma anche per discipline alternative importanti come la meditazione. Se tu lo vuoi, è ancora attuale, in fondo…

- Io non mi sento bene, devo prendere un po’ d’aria, forse ho bevuto troppo…

- È il disagio, Johnny, è quello di cui stavo parlando.

- Allora anche questo posto è uno sbaglio?

- Questo posto è il tuo templio, Johnny, il porto sicuro in cui rifugiarti, ma non deve impedirti di muoverti e andare via. Puoi tornare quando vuoi.

- Cioè, mi stai allontanando?

- No Johnny, ti sto avvicinando.

- Dove?

- Al vero Johnny.

 

Davvero non sono in grado di capire, almeno non adesso, ma sapere che in giro c’è un “vero Johnny”, mi fa stare meglio e mi aiuta a capire quanto tempo ho perso. Perché il punto è proprio questo: il tempo speso male non torna più.

Il vero Johnny mi aspetta in qualche parte della vita, e pure se io non ho mai visto la sua faccia, so già che quando l’incontrerò, lo riconoscerò senza nessun dubbio sulla sua identità.

 

I POST DAL JOHNNY’S PUB

  1. Presentazione
  2. Pete Townshend
  3. Keith Richards
  4. John Lee Hooker
  5. Janis Joplin
  6. Chuck Berry
  7. Patti Smith
  8. Syd Barret
  9. Debbie Harry
  10. Cita
  11. Mick Jagger
  12. Keith Richards, John Belushi, James Brown
  13. Stuart Sutcliffe
  14. Keith Richards 2
  15. Il Sergente Pepper
  16. Il chitarrista diabetico
  17. Bob Marley
  18. A Johnny B. Cool non piacciono i Queen
  19. Il chitarrista irascibile

 


 I MIEI EBOOK SU FELTRINELLI



Scrivo, ma mi definisco una voce e non uno scrittoreQuello che faccio è lanciare messaggi attraverso testi e immagini. Dal conflitto tra i personaggi e l’ambiente intorno, attingo le mie trame. Raccontare le stonature è quanto mi propongo di fare con i miei libri.