Leopoldo Canapone – Convenzioni

 

 Avvisiamo la gentile clientela 

 

– Buonasera, posso?

– Buonasera cosa?

– Ti stavo salutando…

– … e basta con queste convenzioni…

– Scusa?

– Ancora? Scusa ma di che?

– Non ti capisco…

– Ah, non capisce?

– No…

– Io sto facendo il turno pomeridiano, avrei tante cose da fare fuori di qua e lei dice buonasera a me?

– Oh, tu sei un po’ troppo carico…

– Ma dite quello che pensate veramente, una volta tanto… buonasera, grazie, scusi, non c’è di che… finitela!

– No, ma sei fuori…

– La mia vita sta volando via, la sua anche, quella di noi tutti è una non esistenza e lei va in giro ancora a dire buonasera?

– Non è il caso di fare queste sceneggiate…

– Ah no?

– No. Questi sono normali convenevoli, le tue disquisizioni filosofiche mi sembrano forzate.

– Forzate?

– Sei un pò stressato…

– È colpa vostra!

– Nostra?

– Della clientela…

– Cioè?

– Togliete il fiato…

– Questo è un esercizio commerciale, io vengo a fare la spesa, non amicizia o a intavolare una discussione. Tu dovresti fare il tuo lavoro e basta. Poi, in confidenza, se accetti il consiglio, dovresti fare anche altre cose…

– E cosa? Mi illumini lei…

– Fare sesso, per esempio…

– Ah, perché lei pensa che basti una scopata per…

– Nel tuo caso, no. Una sarebbe veramente troppo poca.

– Ma come si permette…

– Vieni a trovarmi, Canapone. Ho un appartamento.

– Ma che si è messa in testa, lei crede di sapere quello di cui ho bisogno io?

– Era solo un consiglio, Canapone. Stai sereno, non devi aver paura.

– Paura di che? Io? Ma guardi che…

– Canapone, ascolta: non sarebbe per attrazione ma per solidarietà…

– A parte che non mi sembra che ci stavamo dando del tu, non capisco questa confidenza…

– Mi scusi ma… non è lei che ha iniziato questa discussione contro le convenzioni?

– Faccia poco la spiritosa. Il conto è tredici euro e cinquanta centesimi, poi mi liberi la fila che io devo lavorare e lei mi sta facendo perdere tempo…

– Va bene. Ecco a lei. E se cambia idea, questo è il mio biglietto da visita.

 

Vanessa: massaggio prostatico e rilassante. Appartamento con entrata indipendente, massima riservatezza. Chiama subito perché Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.

 

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


AVVISIAMO LA GENTILE CLIENTELA SU GOOGLE


Perché un soprannome è più indicativo del nostro nome? Le generalità sono il frutto della scelta di altri, presto o tardi, quando entreremo nel mondo del lavoro, quelle lettere diventeranno numeri. Un nomignolo, invece, è legato a un fatto realmente accaduto o a una caratteristica personale e in qualche maniera rivela la nostra reale identità.
Nella società dei consumi, dove tutti gli echi sono adulterati - Karl Marx è quello della cioccolata con lo strato di caramello e Che Guevara ha ucciso l’Uomo Ragno - l’identità diventa un tema centrale. Mantenerla ed essere coinvolti il meno possibile dall’ossessione di dover comprare, è una faccenda primaria.
Leopoldo Canapone, protagonista di Avvisiamo la gentile clientela, assiste quotidianamente alla processione di clienti infatuati dagli spot e dalle offerte promozionali. È anche uno che di soprannomi se ne intende, soprattutto, aveva un’identità. Aspirante attore, era sicuro che alla fine, sarebbe entrato negli Studi di Cinecittà. Sbagliò di poche centinaia di metri: anni dopo, timbrava il cartellino nel supermercato adiacente agli stabilimenti cinematografici, ma in fondo, era arte anche quella perché come addetto vendite, doveva indossare una maschera e sorridere al pubblico. 


“Il cliente è un cliente fottuto e non un fottuto cliente” 


Leopoldo Canapone





 

Iscriviti alla Newsletter

Iscrivendoti riceverai ulteriori risorse e notizie da Enrico Mattioli e potrai cancellare la tua registrazione in ogni momento. Vedi Privacy e Cookie Policy

Lascia un commento da Facebook