Le nuvole – #VecchioFreak

Le nuvole

 

Invecchiare è divertente perché ti liberi dalle zavorre e non ti preoccupa il pericolo di sparare cazzate. Le tue parole formano concetti che non appartengono più a nessuno: non hai un progetto di vita, inteso nel senso borghese del termine; non hai ambizioni particolari, se non di vivere gli attimi sperando che ve ne siano ancora; le questioni legate all’estetica lasciano il passo a quelle legate alla salute e, soprattutto, te ne sbatti di ciò che pensano gli altri perché non puoi usare il tuo agire per dimostrare qualcosa a chi non vuol vedere.

L’aspetto che mi diverte e un po’ m’inquieta, è che resto spesso e per tanti giri di luna, a guardare le nuvole. Nessun filo alla meteorologia e minima esperienza del testo dei Mutamenti, per carità: mi preoccupa quell’arrivarci fino al tramonto, come una compagnia serale, segnale probabile di assenza o demenza (oppure entrambe). A conferma, giunge anche lo sbagliare frequentemente a digitare le lettere sulla tastiera, come fossi afflitto da un disturbo alla codifica dal parlato allo scritto, passando per il pensato.

I pensieri sono come le nuvole. Si addensano. Confluiscono. Condizionano. Attraversano. Si diradano. Solitari o in banchi, prendono forme e si rinnovano.

Io li guardo, da così distante. Divertito e compiaciuto di non essere loro. Mi piace proprio vederli andare. Tutto quel che mi ha consumato, scivola via, anche se non è stato mica inutile.

Sono come quei vecchi matti che ridono da soli e accusano se stessi per essersi rovinati il presente pensando al futuro, e allo stesso modo, rimpiangevano un passato che non amavano quando era presente.

Adesso, percepisco lo spazio occupato dal mio corpo in questa stanza. E vedo un piccolo me stesso, muovere dei passi in quel limbo di presente che mi hanno insegnato a chiamare vita.

Adesso, percepisco lo spazio occupato da questa stanza, nello spazio. E vedo tanti altri se stessi, muoversi e affannarsi alla ricerca del senso della vita, e pianificano, competono, lottano.

Cercano il segreto o una formula da craccare con cui violare un sistema e arrivare per primi.

Adesso, percepisco lo spazio occupato da questo spazio, nello spazio. E tutto è inutile, alla fine, perché quello che vedi esiste da sé. E penso a tutte le volte che il genere alfa di essere, ha preteso di governare le cose di questo spazio, di questa stanza, di tutti. E non mi sento più tanto vecchio e non mi sento più così matto.

 

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