Le Americhe tra sogni, trattati e leggende

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Le Americhe

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Uomini bianchi

Ognuno suo malgrado, è intriso d’AmericaSiamo filo occidentali per discendenza, legati alla bandiera stelle e strisce da trattati inviolabili.

Apparteniamo, per ragioni che non abbiamo scelto, all’area yankee. Siamo noi, volenti o nolenti, gli uomini bianchi. Conserviamo, inconsciamente, la stessa presupponenza con cui i nostri antenati partivano per fronteggiare gli Indiani d’America. L’idea del progresso celato dietro la civilizzazione, legittimò lo sterminio del popolo indiano da parte dei primi europei (spagnoli, francesi e inglesi su tutti), che misero piede nel nuovo continente.

Nei secoli successivi, coloro che andarono a moltiplicarsi in quelle terre, generarono il popolo americano. Questa in sintesi, la storia. La civilizzazione volle che la lotta all’indiano perseverasse in conformità a una cultura che andava consolidandosi.

 

Indiani d'America

Tra i principi degli Indiani nordamericani, troviamo la rinuncia alla proprietà della terra. La concezione di comunità che è il prolungamento della famiglia. Il rapporto tra la concezione del mondo, l’ordine sociale e le relazioni con l’ambiente. Il concetto del tempo e una religiosità concepita come equità con ogni forma vivente: alberi, animali, piante, sono fratelli e sorelle per l’indiano. I primi nativi americani credevano che la verità sapesse difendersi dalla profanazione.

Le popolazioni indiane erano molteplici e ognuna con la propria filosofia e spiritualità. Le loro origini erano antichissime. Si attesta che i primi insediamenti dell’uomo in Nord America siano avvenuti da diecimila a settantamila anni fa, ma è d’obbligo compiere un balzo temporale (almeno fino a qualche secolo passato), per arrivare al nodo della questione: il nativo americano è essenzialmente un uomo che lavora per il proprio bisogno e non per sfruttare risorse, accumulare e reinvestire profitto. Non recinta i campi coltivati né erige frontiere. Il conquistatore europeo, ebbro di superiorità, avanza pretese su quelle terre perché le risorse non sono sfruttate opportunamente: quegli abitanti non sono degni di vivere su quel suolo.

Lo sterminio del nativo americano durò (considerando lo sbarco di Colombo nel 1492), dai primi insediamenti spagnoli del 1521 in Florida, fino alla fine del 1890 con la morte di Toro Seduto e poi il massacro di Wounded Knee.

La popolazione indiana era ormai ridotta a poche migliaia inoffensive, fiaccate da schiavitù e restrizioni. Pensare però, a tutte queste tribù come a popoli inermi è ovviamente sbagliato. Il nativo americano era un guerriero che si difendeva dalle invasioni e dalle violazioni.

 

Yankee

Ora, per considerare le cose da una prospettiva più opportuna, bisogna superare il concetto dell’esistenza personale sulla terra: lo yankee ha pazienza. Ha impiegato circa trecentocinquanta anni per ridurre il popolo indiano al silenzio e cancellarne cultura e religione. Ha investito del tempo per sconfiggere il nazismo e prolungare un conflitto mondiale che avrebbe fiaccato anche gli alleati europei ai quali successe come guida economica e politica. Lo yankee ha fallito in Vietnam, ma ha fatto tesoro della sconfitta. La struttura finanziaria e militare americana, considera la guerra come un format.

 

Sogno, arte, viaggio

La letteratura americana, e così il cinema e la musica, sono caratterizzate da artisti che ne hanno contestato il sogno americano. Amo la congiunzione che parte dal delta del Mississippi, passa per Nashville, Memphis e dà origine al rock and roll. Amo il blues. Il jazz. Broadway, Manhattan. I film. Così come amo la narrativa americana. Bukowski e Fante, Carver e Kerouac.

Ognuno di noi conserva una predisposizione che può chiamare America e che è solo una condizione dell'anima. È l’America che io amo.