La postura delle parole

 

 

Le parole sono importanti, direbbe Nanni Moretti. Già, ma come parlano le persone?

Noi tutti usiamo mezzi espressivi diversi, secondo le circostanze. Con i bambini, non comunichiamo nel modo in cui lo facciamo con gli amici. E con i nostri amici, non comunichiamo come con chi conosciamo da poco.

Addirittura tentiamo di farci capire dal nostro animale domestico, spesso ne abbiamo perfino la convinzione: quante volte avete sorpreso persone a miagolare con il gatto o ad abbaiare con il cane?

Nella nostra società, si è sviluppato un disturbo di espressione e comprensione, che noi chiameremo dislessia sociale; ma il termine dislessia è una forzatura. Fermo restando l’impossibilità di essere tutti e sempre sulla stessa lunghezza d’onda, io definirei quest’aspetto come un fastidio di trasmissione e ricezione. È paradossale che una collettività costantemente connessa a internet, soffra della mancanza di comunicazione reale che non sia lo scontro fisico e verbale. In questo caso, la postura assunta dalle parole è pericolante e può diventare pericolosa.

A sfuggire è il senso dei discorsi partoriti dai nostri pensieri, a loro volta scaturiti dalla nostra mente. La postura corretta delle parole che usiamo, non può prescindere da uno stato d’animo sereno. Molto spesso i sentimenti di avversione e di disagio personali ci portano a comunicare in modo confuso con gli altri. Per esempio, nascondiamo il rancore verso qualcuno, soffermandoci su aspetti marginali della persona. Diventiamo subdoli e in malafede, ma fatichiamo ad accettarlo, anzi, non lo ammetteremo.

Prendo come spunto una lezione del mio insegnante di meditazione sulla definizione di mantra: una sequenza di parole che aiutano a meditare provocando una vibrazione che liberi la mente.

Molti anni prima della meditazione, praticavo training autogeno e ricordo una frase chiave: io sono perfetta­mente calmo. Il suffisso men-te provocava in me quel fremito: ma che cos’è esattamente?

Quasi tutti i temi legati alla meditazione si percepiscono, ma è difficile spiegarli con le parole. Al più si può tentare una similitudine, che però è soggettiva. Una vibrazione è il corpo attraversato da un brivido. Si tratta di un’emozione? Di una forma di energia?

Io sono arrivato alla conclusione (provvisoria, perché tutti i traguardi sono transitori) che si tratti di una connessione con qualcosa d’indefinito, cioè quando ci colleghiamo, anche se per brevi attimi, con il vero sé.

È proprio in quel cercare il sé, quando la nostra mente si placa, il respiro e il battito cardiaco prendono un ritmo calmo e regolare, nel silenzio profondo del nostro intimo, che troviamo la postura corretta delle nostre parole, delle emozioni, dei pensieri che ci attraversano.

 


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