La città senza uscita

 

 

 

La città senza uscita

Tutto quello di cui hai bisogno è comprare

Un romanzo di Enrico Mattioli 

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Perché leggere questo libro?

 

Una persona che finisce il suo turno, è stanca e ha bisogno di staccare la spina. Leggere un libro sull’attività che ha appena lasciato può essere fastidioso.

Le circostanze hanno portato quel lavoratore lontano dalla sua reale natura. I ritmi della sua vita sono scanditi dagli orari di lavoro. Vive la sensazione che la sua esistenza non gli appartenga. Trascorre più tempo con i colleghi che con gli amici o i familiari. Si sente imprigionato in una competizione costante. È alle dipendenze di un’azienda per la quale la sua identità dovrebbe essere uniforme a un modello programmato e che risponde a precise caratteristiche di asservimento.

Che cosa sognava quel lavoratore? Aveva delle speranze, delle aspirazioni perdute per ragioni di sopravvivenza? Crede di non avere più diritto alla felicità? A cercare, la felicità...

No, non è vero. Tutti meritano la felicità, o almeno, hanno ragione di provare a cercarla ancora. Siamo portati a pensare che ciò che svolgiamo ogni giorno, non sia degno d’essere raccontato. Ogni aspetto della nostra vita, invece, merita una parola letteraria. E solidarietà, moti che offrano una dimensione diversa da quella che pensiamo e, in qualche modo, la impreziosiscano. Perché esistere, resistere, è un atto eroico e va suggellato.

Ecco perché leggere questo libro. Se aiuterà qualcuno a considerare se stesso sotto un'altra ottica, il mio testo avrà avuto un senso. Buona lettura.

Enrico


 

 

TRAMA

Leopoldo Canapone, Canappa per i colleghi, porta il fardello di un pesante senso di colpa, ma è un passato di cui lui ha capito poco e nulla. Lo scorrere del tempo getterà una nuova luce sull'impegno speso, sull'idealismo, sulla natura umana.

Nel suo stato vegetativo, Canapone mantiene degli slanci di indignazione. Crede di essere paladino di una lotta al consumo indotto e terrorizza la clientela suggestionandola con la scarsa qualità dei prodotti. Per questo motivo è il dipendente col più alto numero di richiami. I mezzi di controllo sul personale si sono raffinati. La direzione lo tollera isolandolo, ponendolo come il cattivo esempio da non seguire.

Quella di Canapone è un guerra personale contro il Nix, l'immagine pubblicitaria dell'azienda che non si dovrebbe discutere in alcun modo.

La casualità fornirà a Leopoldo una fama da quattro soldi. I rapporti con i colleghi e con i pochi amici che frequenta, cambiano di colpo. Perfino la clientela, dapprima nauseata dalle sue provocazioni, ora appare divertita.

La notorietà funge da veicolo promozionale e la vita di Canapone all'interno del punto vendita diventa più facile. Lui gode del piacere effimero, ma riuscirà a bruciare questo momento favorevole. La sua esistenza tornerà a essere complicata come è sempre stata.

Ci sarà spazio per una nuova compassione e per una ritrovata dignità personale. Nella realtà di tutti i giorni, è complicato passare la vita a lottare contro un sistema cinico, invisibile, ma assolutamente attivo e presente. Tenerlo il più possibile fuori dalla propria porta, per quello che ci è dato, è una giusta soluzione.

 

 

ASSUNTO

Dopo Avvisiamo la gentile clientela, Leopoldo Canapone torna protagonista di una mia storia. Sono passati gli anni, il mercato occupazionale è cambiato, i diritti si sono ristretti così come gli orizzonti dei dipendenti.

Questa narrazione è più visionaria e surreale, la città descritta non ha una collocazione geografica, potrebbe essere ovunque. È un racconto in cui l'esasperazione è il tratto fondamentale. La toponomastica cittadina è sostituita da quella del supermercato: vie, strade e quartieri lasciano il posto a corsie, corridoi, reparti. Ogni retaggio del passato è filtrato dal revisionismo. Si campa e ci si trascina per mantenere in vita un sistema che ormai è agli sgoccioli.

Le donne che ricoprono ruoli gestionali sono demansionate da strategie che non lasciano loro spazio decisionale. La strada è già segnata e chi sbaglia passo viene perseguito e umiliato a prescindere dal ruolo. Il resto del personale vive l'esistenza scandita da programmazioni che cambiano di giorno in giorno, di ora in ora, votato a una missione che ha lo scopo di allargare sempre di più l'orario di vendita per coprire le esigenze di una clientela sotto congiuntura e che vede il suo potere di acquisto svanire, dissolversi nella crisi dell'Era del Centro Commerciale. È una forma nuova di Autarchia, bisogna aiutare il sistema con i pochi mezzi a disposizione, nessuno può esimersi, il cliente è una gallina spennata a cui è rimasta solo la pelle: è a quella che si attacca l'apparato con ogni mezzo di manipolazione.

Al di sopra del carrozzone, c'è un'entità asessuata che si chiama Gruppo o Marchio o Immagine, e chi tenta di infrangere questo cardine non ha possibilità di sopravvivenza. È, appunto, La città senza uscita.

 

IL CENTRO COMMERCIALE

Se c'è un comune denominatore tra le grandi metropoli, è che le periferie si allargano e diventano a misura di consumatore. È cambiato il concetto stesso di movimento, anche il turismo si lega allo shopping.

Le metropoli cambiano i connotati per mano di un chirurgo che con l'estetica ha poco a che fare. Tutto è funzionale al consumo.

 

 

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