La bestemmia non è più quella di una volta

 

La bestemmia non è più quella di una volta

 

La vita non mi dà più molto. Odio questa epoca dove tutto è falso. Lascerò questo mondo senza rimpianti.

Alain Delon

OGGETTIVITÅ E SOGGETTIVITÅ

Quando non hai niente da dire, ma da diversi giorni non pubblichi un articolo, la cosa più facile da fare è tentare di colpire con effetti speciali. La prenderò alla larga, perdonatemi.

I latini definivano oggetto (ob-iectum) con il significato di gettato davanti e soggetto (sub-iacere), come posto sotto.

Riguardo al gettar davanti, all’oggettivo quindi, uso come spunto la frase di Delon. I punti cardine sono il presente (questa epoca), e il futuro (la morte). Posto sotto, cioè il soggettivo, troviamo la nostalgia per il passato (la vita che oggi non dà come un tempo), la visione personale del presente (l’epoca dove tutto è falso), e ancora le prospettive personali sul futuro, lasciare il mondo senza rimpianti.

Nella Grecia Antica, entrambi i concetti avevano significato opposto. Riguardo a soggetto, in filosofia, si riteneva ciò che è immutabile e certo. In seguito, s’intese ciò che solo apparentemente è reale, nel campo del pensiero individuale.

Cartesio (1596-1650), considerava con soggetto un’attività della coscienza e del pensiero mentre con oggetto, una realtà che esiste in sé, cui il pensiero deve adeguarsi.

 

TEMPI MODERNI

In sostanza, la definizione dei latini e quella successiva di Cartesio, sono quelle che si avvicinano di più al pensiero moderno su oggettività e soggettività. Sintetizzando, oggettivo è qualcosa d’inconfutabile, soggettivo è un aspetto personale, il lavoro sporco di ogni opinionista che va per la maggiore.

A parte il giudizio sul Delon pensiero e sull’attore francese come personaggio – che non ci interessa ai fini dell’articolo – è chiaro che ogni riflessione personale è rispettabile, se poi a esprimerlo è un mito del cinema come Alain Delon, tutto questo interessa ai mass media perché attrae il pubblico. Delon, rimpiange un passato in cui ha avuto tutto dalla vita e manifesta scetticismo verso un futuro che inesorabilmente – e visti i toni da lui usati, non si sa se auguragli che ciò avvenga il più tardi possibile – gli toglierà tutto.

La bellezza sfiorisce, il corpo cambia, la vita è in continua mutazione, niente rimane com’è, se non alcuni punti certi: si nasce e si muore. Si tratta della banalità espressa alla massima potenza.

Spesso citiamo Einstein, involontariamente.

 

Tutto è relativo, prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie.

Albert Einstein

RELATIVITÅ DELLE COSE

Relatività, appunto: al posto dell’ultracentenario non saprei proprio se compiacermi per sette anni di disgrazie, come sosteneva il buon Albert, e anche Delon è della mia stessa opinione, evidentemente. Se la vita, come sostiene l’attore nato a Sceaux, non gli offre più molto, le bestemmie anche non sono più quelle di una volta. Possiamo discutere di tutto.

Una volta si bestemmiava realmente per risentimento verso Iddio. Si imprecava dopo una martellata sulle dita. Certo, chi il martello lo usava per lavori manuali, bestemmiava più spesso di un impiegato, ma si trattava di peccati che un prete era pronto ad assolvere nel corso della confessione. Chi non aveva fede, bestemmiava per riflesso condizionato.

Oggi la bestemmia è un intercalare. I giovani la usano al posto della punteggiatura, ma non farò la morale. Voglio solo dire che la blasfemia ormai vive di tempi sbagliati: è sterile se usata in continuazione perché perde l’effetto offensivo. Se qualcuno pensa di essere irriverente, prende una cantonata. Tutti siamo stati ragazzi e abbiamo creduto di poter cambiare il mondo. Alla fine, la maggioranza di noi, non solo non riesce a sistemare la propria esistenza, ma nemmeno la propria credenza.

Fate quello che volete, insomma. Davvero, tutto è relativo.

 

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