John Lennon – Colloquio immaginario

John Lennon

John Lennon – Colloquio immaginario

 

“ Per me, la morte di John Lennon è stata una vera tragedia. Cioè, veramente un lutto troppo grave. Non so, era come un pezzettino della mia vita che se ne andava. Veda, al limite, mediamente, se moriva mia nonna, la cosa non m’intaccava. Però con John c’era ‘sto cordone ombelicale che ci univa. Ho anche mandato un telegramma di condoglianze a Yoko Ono. Questo però forse non le interessa… ”.

 

Nadia Vandelli – Colloquio ai Colossi della musica – Film: Borotalco

 

Tu pensi troppo, e poi ti stanchi… mi diceva sempre una collega. Non aveva torto Alessandra: ancora oggi soffro di stanchezza mentale e di stress, al punto che ho dovuto licenziarmi da quel lavoro a contatto col pubblico che nel corso del tempo ha alterato il mio sistema nervoso, alimentato nevrosi e causato un’infelicità profonda. Eppure, non aveva idea, la vecchia amica, che nel flusso di pensieri confusi, illogici, malsani, ce n’era uno fisso e quotidiano, che mi faceva compagnia.

Da più di quarant’anni, tutte le sere, poco dopo le ore 23 e precisamente alle 23:07, sono preda dell’inquietudine. Non prendo sonno prima. Due più tre fa cinque, più sette sono dodici. Numeri che letti così dicono poco e nulla, ma aggiungendo una data e precisamente 8 dicembre 1980, il mistero che tento di infittire per catturare l’attenzione di chi legge, svanisce, perché quelle sono la data e l’ora della morte di John.

È solo una persona come tutti noi, ripete una voce nella mia testa. Ha cambiato la tua vita, risponde un’altra. Le voci, già. Se l’orario della morte (23:07), m’inquieta, le voci mi angosciano perché mi rendono simile alla mano che lo uccise, quella del diavolo Chapman: lui agì proprio perché sentiva delle voci. Le distanze ideali che sembrano separarci sono così sottili, nella realtà.

Poche altre figure hanno inciso così tanto nella mia esistenza. Potrei dire Bukowski quanto Guevara e Long John Chinaglia: personaggi lontanissimi tra loro, addirittura in antitesi, per certi aspetti e che non fanno che rendere contorta la mia personalità. Tutti gli altri profili li ho soltanto amati follemente.

Sono certo, se li avessi conosciuti davvero, che sarei rimasto deluso. Si dice, ed è vero, che non devi mai avvicinare i tuoi idoli perché questi non saranno mai all’altezza della proiezione che la fama crea; al contrario, puoi conservare quell’immagine perché è quella l’essenza del loro messaggio. È altresì certo, anche nel caso di una conoscenza deludente, che io l’avrei conservata quell’immagine. È qualcosa che avviene così, al di là del bene e del male.

John Lennon

L’infanzia e l’adolescenza di John furono segnate dall’assenza di entrambi i genitori, poi dalla perdita della madre appena ritrovata. La necessità di affetto e protezione unite al senso del rifiuto, ne sviluppò il cinismo, ne sollecitò l’insofferenza, ne alimentò un’apparente indifferenza che insieme lo resero umano, troppo umano. Tutto quel che è successo dopo – fino alle 23:07 dell’8 dicembre 1980 – si può considerare un risarcimento dovuto dal destino, pure se non mancarono mai momenti difficili e poi, a ben vedere, si tratta di rimborso fino a un certo punto: non si può non riconoscergli la forza e la tenacia di seguire la sua strada. L’equazione secondo la quale, solo chi cade tanto in basso può salire tanto in alto, non ha senso qui. L’ego di una persona che passa da momenti profondi di sconforto, d’incertezza e di solitudine, ad altri di brillantezza, venerabilità e idolatria assoluta, diventa argomento di studio, osservazione, interesse. Un carico emotivo di queste proporzioni va gestito in qualche modo. Nessuna persona è in grado di reggere un salto dalle montagne russe nel vuoto della propria vita senza aiuto.

John, praticava yoga e meditazione, è risaputo. Le cronache riportano che l’avvicinamento dei Beatles alla pratica della trascendenza – per forte influenza di Harrison – risale a dopo la metà degli anni ’60, quando l’equilibrio psicofisico era minato dalla fama e dalle droghe, ma come conferma Gianni Minà – lui che li ha conosciuti veramente – nel suo libro Storia di un boxeur latino, già nel tour in Italia del ’65, mentre gli altri cercavano compagnie femminili, John era solito isolarsi per seguire pratiche yogiche. Oltre al fatto che era l’unico dei quattro che girava sempre con un libro sotto il braccio.

Cercò la popolarità strenuamente, ma la trovò come accadde a pochi, nella storia dei tempi, e la soffrì. Dichiarò d’essere più popolare di Gesù, proprio lui che, più che figlio dell’Onnipotente, sembrava che la sorte l’avesse voluto figlio di nessuno.

John Lennon

Per quello che mi riguarda, gli ultimi otto anni li ho passati ad assistere i miei genitori anziani. Di recente è mancata mia madre e mi sono licenziato dopo trent’anni di servizio. Quando morì mio padre, quasi sei anni fa, abbracciai lo yoga e la meditazione. Oggi abito nella loro casa, ma prima di tutto questo nella vita che è passata, io di lavoro facevo – con discreto successo – il caso umano.

Nella meditazione Vipassana, in estrema sintesi, ci si occupa dell’osservazione del mondo che ci circonda col fine di arrivare a farlo eliminando gli schemi che ci siamo costruiti. La meditazione Samantha, consiste in un’estraniazione completa dall’esterno – comprende otto livelli divisi in due – e ha il fine di distogliere l’attenzione dalle emozioni negative per ritrovare la pace interiore. La seconda prepara alla prima.

Non dovrei dilungarmi in definizioni didascaliche. So che annoiano chi non se ne occupa, ma lo faccio solo per vanagloria e poi, beh sì, per dire che né Harrison, né Lennon, c’entrano molto nella scelta della pratica, almeno non consciamente. Non fu emulazione, insomma, cercai e trovai da me la strada.

La casa è così silenziosa adesso. È un silenzio così penetrante da aprire porte inesplorate, anche se certe volte, quando squilla il telefono, per un attimo ho la percezione immotivata che possa ancora essere mia madre che si raccomanda di non farle morire le piante, come il solito. Per prevenire le eventuali chiamate, ho iniziato a curare i suoi gerani. Risultati scarsi, per ora, ma il pensiero è sempre presente.

 

Silenzio e tv senza volume. Un cuscino sistemato su uno zerbino. Le tende tirate per non incuriosire i dirimpettai affacciati alla finestra, mi trovo pur sempre a vivere in un condominio. Proprio da qui potrei cominciare.

Modalità Vipassana. Ascolto le chiacchiere di tutti: dei condomini che abitano l’appartamento di fianco e di quelli del piano di sotto, per finire tragicamente con quelli del piano di sopra. Lei, la moglie, è l’unica donna da me conosciuta che non vede l’ora di alzarsi la mattina, solo per mettersi i tacchi. Attenzione, qui non si tratta del rimpianto tacco dodici. Mi trovo a essere attraversato dallo zatterone di legno senza gomma, che produce l’effetto zoccolo di cavallo. Può succedere nel corso della mattina come alle tre di notte.

 

Oh well, è solo il segno che non sei solo nell’universo, amico mio…

Tu pensi?

Sì, prova a vederla in questo modo…

Bene…

Ognuno ha le sue questioni e si sbatte per quelle. Tu e i vicini avete solo orari diversi, in fondo. 

A proposito di orari, ma il tempo nella meditazione…

Oh well, chiamalo tempo orario, serve negli aspetti pratici, ma poi torna a non considerarlo. Ok?

Ok.

E non cambiare discorso… cioè, torna a concentrarti…

A volte ho l’impressione di non aver combinato molto. Ho solo atteso che i miei andassero…

Oh well… continua…

Sì, mi sono lasciato vivere. Quali sono i fatti salienti, in fondo? Che i miei sono andati e nient’altro. Sì, mi sono lasciato vivere… che tipo di persona sono stato finora? E cosa lascio trasparire di me stesso? Che tipo di persona sono veramente?

Right.

Sto male…

Non evitarlo… lascia che il respiro si apra, come fossero le acque del Mar Rosso… devi arrivare a grattare il fondo…

Perché? Perché sto così male, John?

Well, stai solo cercando… il te stesso è rimasto in quel fondo, understand?

Sì, ma…

Continua a cercarlo. È quello di cui hai bisogno. È tutto quello che avrai veramente, mi capisci?

John…

Can you hear me?

Hey, John…

Riesci ancora a sentire?

 

La concentrazione, così come il tentativo di placare il flusso di pensieri nella mente, è così fragile che è possibile rafforzarla solo con la perseveranza. Ricomincio a sentire i vicini. Quella del piano di sopra cavalca lungo tutto il corridoio. Il labrador di quelli di fianco abbaia perché è stato lasciato solo. Il ragazzino del piano di sotto gioca a palla dentro il salotto. Tutto scorre, in un certo senso.

Mi alzo dal tappeto. Vado alla finestra e apro le tende. È spuntato il sole ed esco sul terrazzo per sentire la temperatura. Nella pianta di gerani è spuntato un fiore, ma la mia attenzione è catturata da un’auto in sosta davanti ai box. Il proprietario deve essersi allontanato. Dalla portiera aperta, giunge l’audio altissimo di una stazione sintonizzata…

 

When I was younger, so much was younger than today,

I never needed anybody’s help in any way…

 John Lennon

 

 

John Lennon

 

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