Importanza delle cose

 

 

In fin dei conti, abbiamo dato troppa importanza alle cose che credevamo importanti: le donne agli uomini, i maschi alle femmine. Nel bene e nel male, almeno una volta, tutti abbiamo idealizzato qualcuno (o qualcosa), che avrebbe risolto le nostre insufficienze esistenziali con la sola imposizione del sentimento. Abbiamo considerato fondamentale l’amore che, tanto per evitare  citazioni, è eterno finché dura, senza essere capaci di accettarne il termine, il cambiamento, la diversità. Con il medesimo approccio consideriamo il sesso, l’amicizia, gli ideali, la famiglia, la comunità.

In questi ultimi tempi in cui si sono accumunate perdite, almeno per una volta tutti abbiamo pensato al nostro passaggio quanto mai fugace, all’inconsistenza della materia umana.

Ebbene, nella sarabanda di convinzioni cui ci attacchiamo tenaci, dimentichiamo – non ci siamo mai preoccupati – di noi stessi. Una riflessione che può essere catalogata come un manifesto dell’egoismo, eppure, non è così.

Abbiamo camminato su questa terra, confortati da certezze e sicurezze che adesso, minacciate da qualcosa di ancora indefinibile, rischiano di svanire, e non lo accettiamo. Ci difendiamo, differenziandoci in chi crede a cosa e in chi diffida. Ci accolliamo alle istituzioni delle quali, non senza ragione, abbiamo sempre dubitato. In qualche caso ci siamo rassegnati. Ci uniamo ad altri senza convinzione, perché è sempre meglio che stare da soli.

Non è facile stare con gli altri. Ognuno è fatto a suo modo. Ancora più complicato è stare con se stessi, soprattutto quando quello che siamo non lo conosciamo. La nostra mente infinita non ci rassicura, anzi, fa paura perché se tutto dipendesse da noi stessi – come dice lei – dovremmo assumerci le responsabilità di quello che vogliamo.

Se tu vuoi, puoi. È una logica dalla semplicità disarmante. Davvero devo fare solo questo? No, perché bisogna attuare una serie di processi che abbiano un effetto di azione-reazione e che molti chiamano Karma, altri Principio della dinamica, ma che ognuno può definire come vuole. Ci sono dei rubinetti da chiudere per impedire all’umidità di compromettere ancora il tessuto del nostro meccanismo. E poi, verificare che altre porte si aprano, monitorare, correggere, ma comunque, iniziare.

Non so davvero quante vite abbiamo in dote, se una soltanto o molteplici, ma mi piace pensare che ci sia un posto dove volano i pensieri inutili, quelli chiamati seghe mentali, cui dobbiamo dare un senso: è il nostro compito per le vacanze. Questi nostri stessi pensieri, devono essere appartenuti ad altri nostri passaggi, ad altre esistenze ed è per tale motivo che non ne comprendiamo il verso.

Siamo parte dell’universo, come satelliti che si muovono intorno a un corpo: cosa sarebbe di noi se restassimo immobili?

È per via di questo movimento costante che non ci chiudiamo al prossimo come un rifugio, ma ci si apre consapevoli di andare, nella speranza di ascoltare un giorno, una melodia stonata. Una di quelle che si ricorda subito, dalle prime note.

 

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