Il tempo non esiste

arrow

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

 

In un vecchio film tra pellerossa e visi pallidi, un uomo bianco chiedeva all’indiano da quanto tempo era passata una carovana. L’altro non capiva la domanda, non comprendeva, cioè, il concetto di tempo. Alla fine, i due trovano un accordo sul termine: per il pellerossa si tratta di quante lune sono passate e non di ore o giorni.

 

Un’affermazione rivoluzionaria, nella società in cui viviamo. Secondi, minuti, ore, mesi. Non potremmo vivere senza uno strumento che scandisca il ritmo. L’essere umano deve trovare una definizione a ogni cosa, ma non è detto che questo sforzo sia una giusta attività.

La percezione che abbiamo dell’universo è errata?

Se un gruppo di studiosi considerasse una giornata di quarantotto ore, tutti avremmo l’impressione di essere più giovani. Scherzi a parte, noi rileviamo le cose secondo le regole che ci hanno insegnato, ma modificando i parametri cambierebbe anche questa percezione.

Gli induisti hanno una concezione circolare del tempo, mentre la nostra è una concezione lineare. Nella prima, il tempo ha una sua ciclicità, nella seconda segue una retta con eventi ignoti che non ha una fine. Riflettendo, anche il Libro dei Mutamenti, meglio conosciuto come i Ching cinesi, si fonda sul concetto che tutto si modifica per rimanere com’è, in un’alternanza di eventi. Il concetto stesso di esperienze di vita, in questo caso, cambia e non è più personale o esclusivo, ma un punto in comune con l’antica saggezza popolare.

Differenze

La differenza fondamentale riguarda il Tempo e l’Adesso. Il primo è un obiettivo focalizzato sul passato e sul futuro, due fattori che rappresentano la massima causa di ansia. Il secondo è ciò che esiste realmente, lo spazio in cui la vita si snoda.

Ecco perché il tempo non esiste: nulla possiamo verso il passato e verso il futuro, quest’ultimo, spesso, un ingombro di speculazioni.

Quando io sono nato, i miei genitori erano già grandi. Nel corso dell’infanzia, questo fatto m’imbarazzava fino a diventare un’angoscia. Eppure, mio padre ha visto alternarsi le stagioni per novanta volte, prima di terminare la sua dimensione sulla terra (tanto per non usare termini legati strettamente al tempo), e mia madre, pur se con ovvi limiti legati al fisico, è ancora dentro la sua esperienza.

È il tempo che passa, oppure siamo noi che passiamo?

In effetti, è il nostro fisico che si usura e si spegne, lentamente e con o senza sofferenza. Quando la nostra concentrazione, il nostro impegno, che si tratti di passatempo o di relax, sono tesi verso la cosa che stiamo facendo, non ci accorgiamo del passare delle ore. La mente non ci assilla con mille problemi perché in silenzio assiste a ciò che stiamo creando. Quello è lo spazio dell’Adesso. Nessun passato o futuro. Nessuna corsa che alimenti lo stress. Non ci sono regole. Il tempo non esiste.

 

 


LA RIVOLUZIONE CHE NON C'È SU AMAZON

E se noi provassimo a esulare personaggi dal contesto in cui vissero, catapultandoli nell’oggi? Che cosa succederebbe se gli equilibri come il tempo e lo spazio saltassero, e le leggende popolari s’intrecciassero con fatti accaduti?

Accadrebbe che personaggi, già incontratesi nella realtà si ritroverebbero per scriverne un’altra che, ovviamente, avrebbe un finale diverso. Se a questi personaggi ne aggiungessimo alcuni di fantasia, sarebbe La Rivoluzione che non c’è.

Nick La Puzza, attraverso una trama di miti universali e aneddoti personali, narra una storia improbabile in cui Ernesto Guevara, avendo letto un libro di Luciano Bianciardi (Ai miei cari compagni), risorge nel nuovo millennio per correggere degli errori tattici che lo scrittore gli aveva imputato.

Nell’anno 2012, il Che - sotto il nome di Ramon Benitez – giunge nel quartiere popolare dove vive Nick La Puzza. Guevara sceglie proprio quel sobborgo perché a causa del decentramento sta per essere demolito per far posto alla nuova zona finanziaria.

Gli abitanti del luogo, allo scopo di bloccare il progetto, hanno occupato gli alloggi destinati ai bancari e sotto la guida del Che e di altri personaggi, in parte storici, intendono oscurare il segnale televisivo e impadronirsi delle banche, come indicato dal Bianciardi, eletto teorico di questa ipotetica, sgangherata e allegra rivoluzione.