Il tempo inutile

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

 

In ogni attività, si taglia ciò che non produce un guadagno. D’accordo, siamo esseri umani (quasi…) e non aziende (chissà…), ma avete considerato il tempo dedicato alle cose inutili?

Gran parte dei nostri pensieri – negativi, ma non solo – sono soltanto immagini o parole generate dalle paure, dalle insicurezze e formano un ristagno. Fronteggiarlo è una battaglia di retroguardia, continuerà a formarsi.

Un conflitto primario è rappresentato dall’idealizzazione di noi stessi, cioè quello che vorremmo essere o crediamo di essere, e il muro contro il quale sbattiamo ogni giorno, cioè quel che siamo realmente. La nostra personalità è simile a una cipolla ricoperta di strati e anziché rimuoverli, ne aggiungiamo sempre di nuovi.

Occorre esercizio per osservare il cervello in azione, distacco, ironia, e la pazienza di verificare l’effetto di questo tirocinio. Opporsi ai propri pensieri è inutile quanto dedicargli del tempo.

È necessario chiarire una cosa. Quotidianamente ripetiamo movimenti, digitiamo codici e password, facciamo quello che le dita hanno memorizzato, eppure non sapremmo ripetere a parole. È come quando si canta una canzone: se dovessimo recitarla senza la musica, prima o dopo, perderemmo il filo; o come quando, percorrendo lo stesso tragitto tutti i giorni, arriviamo per inerzia perché il fisico agisce come un pilota automatico. In questi casi, la mente ha già fatto il suo lavoro. Il corpo agisce in conformità a vecchi ordini, molte cose che si fanno nell’arco di una giornata, sono prive di consapevolezza.

Nel nostro calendario tendiamo a evitare l’appuntamento con una riflessione, un perché, una verità scomoda. Nel nostro calendario non c’è un appuntamento con noi stessi, né una mossa utile a dominare il caos della nostra vita.

Siamo noi al guinzaglio della nostra mente. È complicato sciogliere quel laccio. Quello che abbiamo acquisito ci rassicura, anche se ci fa stare male. Continuiamo ad aggiungere strati sulla cipolla e sono le nostre scuse storiche.

È il tempo inutile. Nelle discipline meditative, ci si propone di superare la Grande Triade composta dal tempo, dal corpo e dallo spazio intorno. Si dice trascendere, lo avremo ascoltato milioni di volte, distrattamente. Passati questi tre elementi, c’è un segmento, ed è quello che siamo. È a quel segmento, che coscientemente, dovremmo ambire, ma per riuscire bisogna farsi largo nel traffico dentro di noi.