Il potere delle parola

 

 

Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla.

Giordano Bruno rivolto ai giudici dell’Inquisizione –

Introduzione

Un filo sottile lega il pensiero che tradotto in atteggiamento, costituisce il modo di essere. La relazione tra pensiero, comunicazione e azione si definisce col termine coerenza.

I pensieri sono legati all’esperienza intima di ognuno. Quest’ultima è esposta a qualunque tipo di prova. Gli aspetti legati alla sfera emozionale non fanno differenze di ceto o di razza, ogni essere umano prova gli stessi sentimenti. Tutto ciò che l’individuo non riesce a risolvere, conduce a una confusione stabile che, giacché costante, è perfino rassicurante.

Nell’atto di comunicare, ci sono pensieri che non renderemmo noti a nessuno e altri che fanno parte delle comuni relazioni con l’esterno.

Nell’agire, non sempre si seguono le trame delle proprie considerazioni. Spesso in questa fase interagiscono come ombre quei pensieri che non portiamo alla luce, insieme a fattori legati all’inconscio, qualcosa che è sconosciuto a chi agisce.

Paure, frustrazioni, tensioni, possono essere passeggere o ataviche e condizionano gli stati d’animo e la personalità per il breve o per il lungo termine. Accade che poi si esca dal proprio guscio e si vada incontro al mondo gettandogli contro i propri fardelli come se questo fosse una discarica, in una società che già subisce l’effetto d’influssi pubblicitari, pseudo culturali e di moda.

Era social

Alcune dinamiche sociali appaiono di difficile comprensione. Succede quando si affronta un determinato arco temporale.

La nostra passerà alla storia come l’era del social network. Tutti ne facciamo uso ed è sbagliato inquadrarlo come il male assoluto. Questi rappresentano soltanto una dilatazione dell’esistenza e se non è proficuo distinguere vita reale e virtuale, ciò fa comunque tendenza.

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Dilatatore e lente d’ingrandimento, il social evidenzia tutti i lati della nostra personalità. Un prepotente sarà molto prepotente. Accade che un timido sarà molto meno timido e in questo il social diventa terapeutico, se consideriamo la timidezza come una lacuna.

Lacune

È proprio sulle lacune che il social non perdona. Concetti e linguaggi, espressioni e riflessioni, preparazione e cultura: qualunque sia il grado di educazione, esperienza o competenza, chiunque può incontrare chiunque e accorciare distanze oppure mantenerle o allungarle, può mortificare o esaltare un altro essere umano.

Sul social ci esprimiamo con la condivisione di concetti e contenuti di altri, con la produzione di video o post, ed è inevitabile quando ci si mette in mostra (che siano i presunti quindici minuti warholiani oppure gran parte della giornata), che tutto ciò che siamo salga in superficie.

Ahimè, è un’esibizione di cui non godiamo perché, così come non siamo in grado di osservarci nella vita reale poiché è un attimo che fugge, manteniamo questa tendenza anche sul social, dove però diventiamo colpevoli perché il network ci immortala e le nostre gesta restano visibili.

Dove il social non è profilattico, è sul potere della parola. Le parole possono far male a prescindere che siano pronunciate da una voce o scritte su un foglio o su un profilo. C’è chi dice che siano soltanto lettere unite con logica, eppure hanno conseguenze sulla vita delle persone e delle generazioni. Il loro impatto può essere decisivo per ciò che esprimono. La relazione che lega il significato di un testo a un periodo specifico ha generato effetti di ogni genere nella storia dell’umanità. Il Corano o il Vangelo, Il Capitale o il Mein Kampf e una lista infinita di opere d’arte, filosofiche e saggistiche, sono la prova inconfutabile che il potere della parola sviluppa e fomenta.

Censura

Possiamo quindi considerare la parola come un’arma? Da un’ottica oscurantista e conforme propria delle correnti filo governative, certamente sì. I regimi totalitari esercitano un controllo severo sulle libertà di stampa, di pubblicazione artistica e di aggregazione.

Nell’antica Roma (443ac – 335dc), la figura del censore s’interessava del censimento della popolazione ma anche della sorveglianza sulla condotta personale e pubblica.

La chiesa cattolica è regolata da norme giuridiche che si occupano dell’attività dei fedeli e delle strutture ecclesiastiche nel mondo. Giudica, infligge penitenze, scomunica e, fino alla fine del 1700, condannava al rogo per eresia.

In Unione Sovietica, dopo la vittoria della rivoluzione (1917 e 1922), il governo attuò la distruzione di testi e giornali pubblicati antecedentemente. L’editoria era sotto il controllo statale. Il Glavlit, l’organo di censura, eliminava il materiale indesiderato e si accertava che le pubblicazioni contenessero un’impronta ideologica marxista leninista. L’arte stessa era al servizio della propaganda. Solo con la Perestroika (metà anni ’80) si allentò la morsa della censura attraverso una serie di riforme.

La censura è uno strumento usato anche nei governi democratici. Nello specifico, la parlamentare s’infligge ai senatori e ai deputati rei di atteggiamenti inopportuni nel corso di una seduta. Negli anni ’50, negli Stati Uniti, l’avversione al comunismo e l’esaltazione nazionalistica, condussero il paese a un’elevata persecuzione negli ambienti della sinistra e dello spettacolo, per contrastare l’influenza del comunismo nella vita pubblica americana. Un clima da caccia alle streghe portò a vite e carriere rovinate. Erano gli anni del maccartismo, termine che deriva dal senatore Joseph McCarthy a titolo di una battaglia ottusa condotta con accuse senza prove.

Degenerazione

Oggi viviamo una degenerazione comunicativa non imputabile soltanto a internet, al social o alla scrittura veloce del telefonino. Se non è istituzionale, è comunque indotta e diventa tollerabile perché rappresenta il male minore. Le parole e i concetti sono svuotati. Non c’è bisogno di una censura reale perché i nostri interessi sono soporiferi, pericolosi soltanto per noi stessi.

Un effetto domino tocca la relazione tra pensiero, comunicazione e azione. La rissa televisiva o sul web, la volgarità nei modi di agire, di esprimersi e di pensare, offende il buon gusto, svilisce la propria figura, ma non impatta sul potere.

Abbiamo pensieri malati. Partoriamo concetti malsani. Ci esprimiamo attraverso linguaggi tradotti in atteggiamenti che riflettono ciò che abbiamo dentro. Paradossalmente, siamo perfino coerenti nella nostra tragica quotidianità.

 

 

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