Il paese dei balocchi

Il paese dei balocchi

Musica, yoga, meditazione, un libro che mi piaccia: ognuno avrebbe diritto alla bisboccia. Se una qualsiasi autorità favorisse tale condizione, la voterei a prescindere. Non m’interessano discorsi farciti di nuovi significati, la vita vola via troppo veloce.

La gioia di vivere, magari razionata, dovrebbe passarla la mutua e lo Stato, preoccuparsi di garantire allegrezza sufficiente, non usura da lavoro. È possibile produrre la felicità?

Strade piene di gruppi che suonano il blues e bande di jazz, festival e carnevali per i quartieri suburbani. Offrite il ben che dio ha concesso attraverso le illustri menti di Leonardo e Michelangelo, i paesaggi di Monet, Manet, Renoir, i colori dell’arancio Vincent, pur senza dimenticare le incursioni dell’anonimo di Bristol e tutte quelle cose lì. Lasciate che mi perda nei campi di fragole e svolazzare nei cieli di marmellata, scendere fin negli abissi dentro un giallo sottomarino, nel tempo di un’eterna primavera.

Che io veda solo versi e prosa sui manifesti, recite nelle piazze, sagre nei mercati, luoghi da dedicare a chi la scienza usò per buoni fini. Ognuno ha le sue cose da nascondere e non si può cancellare niente perché tutto rimane in qualche parte: che quella parte diventi sapienza.

Fate che io salvi un pensiero pulito per chi mi vuole male, affinché questi allenti la sua furia su di me. Che il tempo mio diventi compagno, le lancette si facciano carezze e non più accette. Ansie e tensioni si dissolvano, paure e angosce svaniscano e resti quello stato di benessere, la tranquillità che fa guardare il cielo senza pensare a nulla. Sarà proprio come un eterno paese dei balocchi.

 

 

 

 

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