Il cassiere Vacca – Ossessioni

 

 

 Avvisiamo la gentile clientela 

 

– Canapone? Scusa, vieni un attimo…

– Ma ho da fare…

– Solo un attimo…

– Ma se ci becca il direttore, poi…

– Ah, ecco… perché lui non vuole che parli con me, vero?

– Lui non vuole proprio che perdiamo tempo.

– Ah, perché secondo voi parlare con me è perdere tempo?

– Che vuoi da me, che cos’hai?

– Secondo te, io sono antipatico?

– Ma no.

– No, dimmi, secondo te, qui ce l’hanno con me?

– Che stai dicendo, Ciccio…

– Come mi hai chiamato?

– Scusa, volevo dire Vacca!

– Eh, sbagli il mio nome eppure ci conosciamo da tanto tempo…

– Mi sono confuso, scusa…

– Sì, ma mi hai chiamato col nome di Dello Straccio…

– Perdonami…

– E vabbè, ma come fai a confonderti? Che ti sembro Dello Straccio?

– No, hai ragione…

– Vabbè, riprendiamo dopo questo discorso…

– Eh…

– Per tornare a prima, cioè, oggi il direttore mi ha rivolto sì e no due parole soltanto…

– Vabbè, sarà un caso…

– E no, vi ho visto che parlavate confidenzialmente, mezz’ora fa; a me, invece, mi evita…

– È solo un’impressione…

– Quante parole ti ha detto a te?

– Ma che ne so, mica le ho contate…

– La prossima volta, contale: vedrai che ho ragione…

– Ok…

– E no, perché io ho bisogno di parlare, di comunicare, di esprimermi… qui, invece, sembra che mi evitiate…

– Assolutamente no!

– E perché sospiri e guardi in aria: ti sto annoiando, forse?

– Ma che dici, sei matto?

– Ah, ecco. Vuoi dire che sono matto?

– Era in senso affettuoso, Vacca.

– No dimmi: ti sono antipatico, Canapone?

– Vacca, sei il mio collega preferito!

– Davvero?

– Ti dico di sì!

– Però, prima mi hai chiamato col nome di Dello Straccio…

– Mi sono confuso, Vacca…

– Mah, non lo so…

– E vabbè, Vacca, però che palle…

– Ah, così mi tratti male…. lo vedi?

– … ma vaffanculo, dai!

– E no, che devo pensare? Canapone, dimmi che non è vero, ma qui ci sono tutti i sintomi del mobbing!

– Ma quale mobbing, Vacca: è proprio che sei uno stronzo rompicoglioni, ossessionato: stai sulle palle a tutti, clienti compresi!

– Ambè… allora lo vedi che avevo ragione? Finalmente lo ammetti. Oh, tu sei cocciuto e falso, l’ho sempre sospettato e ora ho le prove… ah, adesso mi sento proprio meglio!

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


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Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve allargarle. Un libro deve essere un pericolo. A cosa serviranno mai i libri? A imparare? No di certo, per imparare basta andare a scuola. No; io credo che un libro debba essere davvero una ferita, che debba cambiare in qualche modo la vita del lettore. 


Emil Cioran 




 

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