I colori dell’aperitivo

 

I colori dell'aperitivo

I colori dell’aperitivo

 

Ho sempre associato l’aperitivo al tempo libero. O meglio, al buco tra un impegno e un altro. È il drink che uso fare prima di una cena piacevole e che deve predisporre al pasto, quindi, non amo gli apericena, termine selvaggio e rituale tipico di chi parcheggia in doppia fila. L’aperitivo ideale, per me, è solo quello con qualche piccolo snack di rinforzo.

Non sono pratico di marketing e di business, ma se dovessi regalare un consiglio su un locale, direi che la nostra società è priva di un posto dedicato esclusivamente ai drink preserali: fascia oraria ristretta, alte spese, guadagno ridotto, grande possibilità di creare tendenza. In pratica un suicidio, ma vuoi mettere la fama?

Credo di essere un tipo complicato che ha bisogno di leggerezza e di tutti i colori dell’aperitivo. Una musica funky o di jazz acido, il volume che non sovrasti i dialoghi o i pensieri. L’orario esatto è tra le diciannove e le venti, l’ora della pace, dove ognuno si ferma per ristorarsi da una giornata di grane consuete.

Il rituale dell’aperitivo, in realtà è uno studio sociologico, scaricato dai professionisti sotto la voce spese di rappresentanza. L’avvocato sfoggia il latino usando enfasi e retorica spiccia. Il politicante offre un breve spettacolo della proiezione di se stesso, con entrambi gli occhi sempre fissi sul consenso. Il medico, prega che la mano dell’Onnipotente, guidi sempre la propria: è a questo punto, alla parola onnipotente che, sempre o quasi, qualcuno chiede alla sua comitiva di fare silenzio perché si sente chiamato in causa. È lui, non puoi sbagliare, si tratta dell’imprenditore di successo, quello che usa tutti gli effetti speciali a disposizione per colpire le platee altrui, il quale più che agli affari, è interessato all’apparenza, sempre intesa come affare.

Non manca mai a questi appuntamenti, il malandrino. Siede da solo in un angolo, possibilmente vicino all’uscita sul retrobottega perché non si sa mai, indossando gli occhiali da sole anche di notte per motivi di riservatezza. Tutti fingono di non riconoscerlo, ma sanno dove, come e quando cercarlo in caso di bisogno.

A completare la fauna di quest’ora felice, la maggioranza silenziosa che silenziosa non è mai, eccentrica fino al conformismo, dialetticamente prepotente e culturalmente snob, una sfilza, insomma, di personaggi minori che fanno a spallate davanti al banco e sono disposti a mettersi in coda per qualche ora, solo per prenotare un tavolo nel sottoscala.

 

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