Gavetta

 

Introduzione

Si indica con il termine gavetta, il contenitore usato dai soldati per conservare il rancio, un’espressione che sembra sinonimo di rancido e che invece, derivante dallo spagnolo rancharse, significa mettersi in fila.

Seguendo l’evoluzione del campo semantico, arriviamo a intendere con fare la gavetta, un’attività che parte dai livelli più bassi e pian piano sale le gerarchie.

Ho fatto la gavetta, in realtà, è a mio avviso, una coniugazione errata. Sottintende la fine di un processo di apprendistato quando, invece, si dovrebbe sostituire il tempo del passato prossimo con il presente perché le gavette, ahimè, sono come gli esami: non finiscono mai.

Tralasciando il personaggio di Guglielmo Speranza – abilmente disegnato da Eduardo – è innegabile che la vita intera sia una gavetta.

I tempi che cambiano

Un tempo era considerata valore assoluto, sinonimo di garanzia nell’apprendimento di un mestiere o di un’arte. Oggi in virtù della filosofia del tutto e subito dove l’avere precede sempre l’essere, è più che altro un intralcio all’ambizione di emergere dall’anonimato. Un punto chiave, questo. È infatti paradossale il fatto che lo spettro dell’anonimia – seppur comprensibile in una società dove apparire è essenziale – sia più forte di quello del successo improvviso che può portare alla perdita del proprio equilibrio.

Arroganza e presunzione, sono sinonimi della pretesa coatta di farsi largo senza avere la competenza necessaria in un determinato campo. Spesso, non è chiaro nemmeno il campo di pertinenza in cui ci si vuole cimentare. I soldi e la fama rappresentano il traguardo, mentre resta sconosciuto il percorso da intraprendere.

Show business

Un esempio è proprio il mondo dello spettacolo. I palinsesti, ormai, sono pieni di format sui famosi e i VIP, sui figli di, su donne e uomini che si corteggiano perpetuamente evitando di giungere a dama pur di non lasciare le trasmissioni. Eppure non si capisce di cosa si occupino in realtà, molti di questi personaggi. Non è più in discussione l’abilità presunta o il retroterra, ma proprio l’ambiente in cui si opera.

Web

Grazie alla rete abbiamo visto nascere nuovi profili come l’influencer. È una figura che dovrebbe persuadere utenti e consumatori, molto richiesta da agenzie di marketing. In pratica, è un’evoluzione del personaggio famoso, attore, cantante o sportivo, ingaggiato dalle aziende per la propaganda di un prodotto. La fama raggiunta dall’influencer, permette di frequente il passaggio dal web alla tv, spazi che hanno tempi di comunicazione diversi tra loro.

A differenza dell’opinionista o dell’ospite fisso, ruoli che non dovrebbero prescindere dalla competenza, l’influencer di successo è un giovane dotato di simpatia, carisma adolescenziale e bell’aspetto, il quale ha sfruttato le opportunità offerte da internet ed è riuscito a creare un discreto conto in banca. Ahimè, la fama è illusoria, spesso dura meno dei quindici minuti millantati da Warhol e il web genera in continuazione nuovi idoli pronti a sostituire i vecchi. Pertanto, il passaggio all’orizzonte televisivo, senza dubbio più stabile, diventa obbligato, con effetti che possono, però, risultare devastanti.

Epilogo

Tutto ciò, comunque, non è una verità assoluta. Ci sono personaggi che hanno sfruttato la presenza in un format televisivo e sono diventati bravi attori o conduttrici. Inoltre, poiché dove c’è domanda c’è offerta, nell’ultimo decennio le facoltà universitarie hanno ampliato le discipline relative al campo della comunicazione con lauree di Digital Marketing e Gestione e-commerce, Comunicazione Digitale e Social Media.

Quello che preme rilevare è il pericolo della fama estemporanea, difficile da amministrare sia in termini pratici e sia psicologici, un aspetto che può essere gestito solo dall’esperienza, dalla conoscenza, e sì, tanto per tornare al concetto iniziale, dalla gavetta che non finisce mai.

 

Lascia un commento da Facebook