Gabbie

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Certificato di deposito - CC BY-NC-ND

 

 

NOTE

È una storia lieve, a trazione posteriore, cioè, controbilanciata da un progetto pesante alle spalle.

Il protagonista è un mezzo, mi occorreva un personaggio sul quale riversare i rancori nascosti, le paure e anche le curiosità del prossimo.

Omar non narra una storia d’integrazione perché lui è già cittadino italiano. Nato a Roma da madre italiana e padre keniota, la sua è una vicenda di profonda introversione.

Omar ha imparato dai genitori, entrambi medici, a non concepire il lavoro come un sostentamento personale e divide lo stipendio di addetto d’albergo supportando con piccole donazioni le associazioni onlus che operano in paesi poveri. Nella sua cassetta postale giungono lettere di strutture presenti nelle terre dove ogni bisogno è assoluto e lui non può che assistere desolato alle contraddizioni della società in cui è nato, cresciuto e vive.

L’attività costante nei confronti del prossimo in difficoltà, lo rende intransigente verso le leggerezze e le debolezze altrui e questo fa sì che Omar perda il contatto con gli aspetti a lui vicini, isolandolo ulteriormente.

Le gabbie sono mentali e riguardano i limiti di ognuno di noi. Ci condizionano come zavorre, non ci permettono di vivere pienamente la nostra esistenza.

Quello che è il pregio di Omar, la solidarietà assoluta verso gli altri, è anche il suo difetto, la mancanza di leggerezza.

Mumba affronta anche il concetto della fede. È un aspetto che lui non riesce ad afferrare, sospeso tra una sua confusione materialistica e una vaga misericordia che lo guida. È il dilemma sul senso dell'esistenza, quel contrasto sulla promessa di una vita migliore in un altro regno e le risposte immediate che occorrono sulla terra.


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