Gabbie

 

 

 

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Certificato di deposito - CC BY-NC-ND

 

Perché leggere questo libro?

 

Siamo prigionieri di noi stessi, la nostra identità si è stratificata durante gli anni, inconsciamente, per mezzo della scuola, della famiglia, del contesto sociale, geografico, politico, culturale. Ciò, è indubbio che rappresenti le nostre radici, eppure il mondo va avanti mentre la nostra immagine diventa sfocata. La tecnologia ci connette con un mondo virtuale ma siamo sconnessi con il mondo reale. Ci conforta, ci rassicura (in verità ci inganna) il fatto di essere una maggioranza sconnessa. Usiamo i luoghi comuni per farci una ragione e perché rappresentano delle comode poltrone sopra cui riposare la pigrizia d'animo.

Sono le gabbie mentali e riguardano i limiti di ognuno. Ci condizionano come zavorre, non ci permettono di vivere pienamente. Il tempo scorre in fretta ed è un delitto restare imprigionati nei propri imbarazzi, sprecare la vita nelle inutili competizioni.

Questo è un testo umoristico in cui spero si possa riconoscere un pò di se stessi, guardarsi con ironia, assolversi dai propri limiti e magari mettersi in discussione. Affrontare i tormenti con quel pizzico di filosofia spiccia ma greve, del commissario Schiavone.

 

 

 

 

NOTE

È una storia lieve, a trazione posteriore, cioè, controbilanciata da un progetto pesante alle spalle.

Il protagonista è un mezzo, mi occorreva un personaggio sul quale riversare i rancori nascosti, le paure e anche le curiosità del prossimo.

Omar non narra una storia d’integrazione perché lui è già cittadino italiano. Nato a Roma da madre italiana e padre keniota, la sua è una vicenda di profonda introversione.

Omar ha imparato dai genitori, entrambi medici, a non concepire il lavoro come un sostentamento personale e divide lo stipendio di addetto d’albergo supportando con piccole donazioni le associazioni onlus che operano in paesi poveri. Nella sua cassetta postale giungono lettere di strutture presenti nelle terre dove ogni bisogno è assoluto e lui non può che assistere desolato alle contraddizioni della società in cui è nato, cresciuto e vive.

L’attività costante nei confronti del prossimo in difficoltà, lo rende intransigente verso le leggerezze e le debolezze altrui e questo fa sì che Omar perda il contatto con gli aspetti a lui vicini, isolandolo ulteriormente.

Quello che è il pregio di Omar, la solidarietà assoluta verso gli altri, è anche il suo difetto, la mancanza di leggerezza.

Mumba affronta anche il concetto della fede. È un aspetto che lui non riesce ad afferrare, sospeso tra una sua confusione materialistica e una vaga misericordia che lo guida. È il dilemma sul senso dell'esistenza, quel contrasto sulla promessa di una vita migliore in un altro regno e le risposte immediate che occorrono sulla terra.


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