Fuga da Facebook?

Il web è un mare dove tutti possono nuotare. E’ importante far chiarezza su un punto che dovrebbe essere scontato: la rete è un caledoiscopio di informazioni accessibili a tutti e con i social è diventata (la rete) un aggregatore dove ognuno esprime (o spaccia) il proprio punto di vista per informazione, generando un effetto domino a volte divertente, altre assolutamente becero. Opinione e informazione, ovviamente, sono aspetti distinti.

In questi ultimi giorni sono stato colpito da due post: uno è quello di Giuseppe Iannozzi dal titolo dimenticare facebook attraverso il quale lo scrittore e giornalista, dichiara che un artista non può vivere nel virtuale, pena il finir schiacciato e il rendersi ridicolo, pertanto, lui chiude il suo profilo lasciando soltanto la pagina personale; l’altro post è quello di Matteo Tassinari e Franco Berardi, facebook incontro di solitudini. Nelle righe, il social network è descritto come il posto più solo al mondo e lo si paragona agli ipermercati, dove si trova di tutto e di tutti, un posto che in realtà non esiste, esistono solo coloro che lo rendono vivo. Infine, più o meno, che il faccia libro più famoso al mondo è un fenomeno di massa che livella verso il basso.

Ogni artista o polemista o provocatore, deve certamente sviluppare una muscolatura adeguata perché quella sua arte (se pericolosa), quella polemica, quella provocazione, avrà sviluppato una reazione, una compulsione (in qualche caso possono essere feroci) che spesso va a minare il tranquillo menage giornaliero che appartiene ad ognuno. Sarebbe bello potersi esprimere liberamente senza che questo ci renda permeabili (soprattutto quando la nostra opinione va a pestare la coda di altri), ma non accade quasi mai. Bisogna rispondere, rettificare, ampliare il punto di vista e a volte, scusarsi oppure affondare di più il colpo nel ventre del politicamente corretto e dei belpensanti medi. Altrimenti, è giusto che un artista si sottragga, non per vigliaccheria ma perché nel completamento della sua arte (provocazione) ha terminato il proprio compito.

Yoko Ono ha recentemente dichiarato riguardo alla rete e ai social che oggi, John Lennon, uno dei più grandi autori di slogan della storia, avrebbe trovato in Twitter un mezzo assolutamente efficace per esprimersi.

Questo ci conduce, quindi, verso un ennesimo interrogativo: i social network sono tutti uguali?

Certo che no. Recentemente, leggevo un testo dal titolo Guida al web marketing utilizzando gli strumenti di Google.

Nell’ebook, tra le altre cose, si fa riferimento proprio ai diversi utilizzi e alle caratteristiche dei social maggiori. Pensiamo, perciò, a Google Plus (il social di Google), Facebook e Twitter.

Potremmo dire, in sintesi, che Google Plus è uno strumento che predilige il linkaggio e i contenuti. Facebook ha caratteristiche più diaristiche e Twitter è una buona scuola per pubblicitari e fenomeni dello slogan e del sunto. Tutto questo, però, merita uno studio e un approfondimento a parte perché le differenze da me descritte si riferiscono a un discorso di massima, ma a occhio nudo potremmo trovare le caratteristiche dell’uno anche nell’altro e viceversa.

Nei fenomeni di massa la differenza la fanno i contenuti. Insomma, all’interno dei grandi contenitori bisognerebbe scegliere contenuti onesti, indipendentemente dal fatto che questi convergano o meno con il nostro personale punto di vista.

Sono convinto che gli strumenti mediatici siano fondamentali per integrarsi con la vita, non per sostituirla. Per quella ci sono sempre i bar, le sedi, le sezioni, i club, le sale.

L’overdose da network è simile all’attesa dell’ascensore, quando si sente che dall’androne sta arrivando un altro condomino e ci si sbriga a salire per evitare il contatto.