Fratello Grande

 

 

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

 

Stanche giornate di luglio. Le vacanze ancora lontane. L’instabilità del tempo.

Le serrande di molti negozi sono state sostituite da portoncini di abitazioni. Gli sfrattati hanno profittato del fallimento degli esercizi commerciali e adesso ci vivono dentro. Una ragazzina sgrulla la tovaglia  sul marciapiede. Un uomo sorseggia la tazzina di caffè dalla finestrella che dà sul viale, un altro legge il giornale su una poltrona in strada.

I passanti non esistono e non devi preoccupartene se vuoi restare sano di mente. Ti disprezzano con sarcasmo e gentilmente ti evitano. Usano i loro pensieri per sottolineare una tua predisposizione al disagio. Non avevo mai riflettuto su quanto vivere in bilico potesse essere così fastidioso agli occhi altrui. L’indecoroso cerimoniale di una vita agra fa ombra perfino ai cartelloni pubblicitari.

Credi sia ingiusto tutto questo, ma è solo sbagliato farsi vedere. Eppure, quando penserai di averci fatto l’abitudine, ti accorgerai di aver comprato a rate una fetta di dignità. La dignità. Già, quella considerazione che molti pensano di contenere.

Una signora, seduta sulla macchina parcheggiata davanti alla porta di casa, attende che si asciughi lo smalto sulle unghie. Urla in dialetto napoletano al figlio di non giocare a palla in mezzo alla strada perché comincia a piovigginare: – Guaglìò, stattè accuort’, schizzecheà!

È tutto aperto, senza nient’altro nei cassetti, se non la stanchezza di un respiro. Sembra una rappresentazione di Brutti sporchi e cattivi, ma non lo è. Dalla finestra filtra il sonoro della tv. Qualcuno sta guardando il Grande Fratello. Mi viene da sorridere amaramente. Davanti a me, un Fratello Grande più di quello televisivo, ma non fa alcun ascolto.