La fine della pena

 

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Sono un cane che dorme. A volte mordo, quando mi scuotono.

Si capisce molto più dalle espressioni della gente che dai suoi discorsi. Mille facce, che nulla sanno dell’altra, s’incrociano tutti i giorni alla stessa ora, in mille posti. Chissà quanto nascondono della propria vita, quando s’incontrano per mentirsi addosso.

A cosa serve conoscersi se non è mai abbastanza?

Nessuno può aiutare nel momento dell’angoscia. È tutto buio. Il corpo non risponde. Le ombre strisciano fuori dal letto come serpi che hanno morso. Risate sguaiate oltre la soglia. Insetti di razza nella buca. Mai stata così prossima la morte.

Eppure la comare non s’è fermata alla mia cella. La vita continua e qualcuno se ne duole. È quel bastardo che con tanto sudore ha scavato la mia fossa.

In questo modo vanno le cose. Devo abituarmi a respirare su fragili equilibri.

Mi piace vagare seguendo i profumi che si diffondono nell’aria. Preferisco mangiare in piedi, forse per quella abitudine di correre, scappare. La paura d’essere inseguito mi lascia sospeso tra passioni e tormenti, questioni che non sono così nette, ma si confondono.

Ho una passione per il cibo di strada. Vasche di cocomero e limone. Il tavolo di un chiosco lungo un viale alberato. Cartocci di olive, patate, e d’inverno le castagne. E poi, morire felice nei cortili condominiali, trafitto al cuore dal profumo del soffritto per il sugo. Guardo la biancheria stesa ad asciugare e sorrido. Sembrano bandiere che sventolano al vento.

È confortante stare fuori dai guai. Ci vuole una giornata soleggiata, vento leggero e ombra. Poche pretese, solo quelle piccole cose che mi fanno stare meglio. È la fine della pena come l’ho sempre immaginata.

 


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LA RIVOLUZIONE CHE NON C'È SU AMAZON


E se noi provassimo a esulare personaggi dal contesto in cui vissero, catapultandoli nell’oggi? Che cosa succederebbe se gli equilibri come il tempo e lo spazio saltassero, e le leggende popolari s’intrecciassero con fatti accaduti?


Accadrebbe che personaggi, già incontratesi nella realtà si ritroverebbero per scriverne un’altra che, ovviamente, avrebbe un finale diverso. Se a questi personaggi ne aggiungessimo alcuni di fantasia, sarebbe La Rivoluzione che non c’è.


Nick La Puzza, attraverso una trama di miti universali e aneddoti personali, narra una storia improbabile in cui Ernesto Guevara, avendo letto un libro di Luciano Bianciardi (Ai miei cari compagni), risorge nel nuovo millennio per correggere degli errori tattici che lo scrittore gli aveva imputato.


Nell’anno 2012, il Che - sotto il nome di Ramon Benitez – giunge nel quartiere popolare dove vive Nick La Puzza. Guevara sceglie proprio quel sobborgo perché a causa del decentramento sta per essere demolito per far posto alla nuova zona finanziaria.


Gli abitanti del luogo, allo scopo di bloccare il progetto, hanno occupato gli alloggi destinati ai bancari e sotto la guida del Che e di altri personaggi, in parte storici, intendono oscurare il segnale televisivo e impadronirsi delle banche, come indicato dal Bianciardi, eletto teorico di questa ipotetica, sgangherata e allegra rivoluzione.