Essere fuori passo – Tra le virgole della citazione

 

Nella foto Charles Bukowski – La frase è di Charles Bukowski

 

Frequentavo una collega che amava collezionare frasi d’autore su un’agenda, come se trascrivere la elevasse a un livello più alto o ritenesse di salvare qualche virgolettato da una catastrofe universale. Le aveva suddivise per categorie, dai compleanni alle festività, agli avvenimenti vari. Le sembrava di impreziosire la vita sua e in qualche modo di illuminare quella altrui.

A me non piaceva questa cosa. La consideravo un’attitudine da adolescenti, tipo quando nel corso di una lezione noiosa si riempivano i diari o i muri di citazioni delle quali a stento si ricordava l’autore.

Ho sempre pensato, nonostante la mia passione per la scrittura, che le parole costano poco e che a queste dovrebbe seguire un medesimo atteggiamento, altrimenti, perseguendo un cliché consolidato, diventano ipocrisia, la stessa di cui si accusano i politici.

Probabilmente esageravo anch’io nella pesantezza di un presunto ed esagerato rigore.

Fuori Passo 

Preferivo una frase personale dalla sintassi errata, all’abuso di citazioni che ritenevo abitudine di chi non riusciva a scrivere un pensiero compiuto senza uso del t9, del correttore di office o della faccina.

Fuori Passo 

Negli ultimi anni mi sono colto a contraddirmi e faccio eccezioni in quantità. Non so dire se invecchiando, si diventa più malleabili o idioti, più inclini alla commozione o si smussano gli spigoli di un carattere scontroso, perché quando – sempre più spesso – ti sorprendi alla visione di programmi beceri e trash, a parte un trasgressivo masochismo, probabilmente qualcosa non funziona bene oppure si tratta di un tentativo drammatico di uscire dal guscio del proprio tempo per vedere cosa succede oggi. Posso dire, dal vuoto delle mie facoltà mentali, che sono fuori passo.

Questo tempo non mi appartiene nella misura in cui il negazionismo e il revisionismo diventano impellenti.

Non mi appartiene nella misura in cui i virus non esistono.

Non mi appartiene nella misura in cui la terra è piatta.

Nell’era dei consigli per gli acquisti, nulla mi appartiene, ormai. L’ha detto anche il vecchio Delon: non resta che aspettare la comare, poi nulla mi mancherà.

Eppure, per tornare alla questione, di citazioni si vive, ma quanto concentrato di entusiasmo imbecille, in giro. Quanto è complicato tirarsi fuori dal tritacarne umano dell’esistenza, perché quel nulla che non mi appartiene se lo prese prima la scuola, poi lo Stato e quindi un’azienda. Così, mentre ti appaga parlare di emancipazione e di indipendenza, di libertà e di vivere la vita, io mi chiedo di cosa stai parlando, tu che ti compiaci di saper venire, ma che sei bravo soprattutto ad andare a tempo in questo mondo qua.

Io ho dovuto proprio fermarmi per restare vivo ancora un pò.

 

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