Chi è Enrico Mattioli

Nasce in una città del Lazio, capitale di Stato, bagnata da un fiume, costruita su sette colli, della quale preferisce non fare il nome per questioni di privacy.
Enrico Mattioli inizia come umorista, ma un’esperienza come delegato sindacale di base, lo fa appassionare ai temi legati agli ambienti lavorativi. Umorismo e sociale, quindi, convivono nei suoi scritti.
Trent’anni di lavoro al pubblico come addetto vendite di un grande gruppo commerciale, gli hanno permesso di affinare la capacità di tratteggiare i profili dei suoi personaggi, anche quelli più surreali come Leopoldo Canapone, protagonista de La città senza uscita e Avvisiamo la gentile clientela, o Nick La Puzza, narratore de La rivoluzione che non c’è.

Caro Enrico, raccontaci un po’ più di te…

C'è stato un momento della tua vita nel quale ti sei messo in discussione e ne sei uscito più forte di prima? +
Ho perso mio padre quasi tre anni fa dopo una malattia e un’assistenza molto dura. Questo evento mi ha fatto capire che la vita è veramente un soffio e tutti i problemi che prima mi apparivano fondamentali, oggi sembrano sottigliezze. Non riusciamo a capirlo quando veniamo al mondo, ma retrospettivamente, dovremmo essere coscienti che saranno di certo due, i giorni più complicati della nostra esistenza, e questi giorni sono quelli i cui, presto o tardi, perderemo le persone che ci hanno messo al mondo. Il resto sarà soltanto minimo quotidiano, niente che sarà impossibile fronteggiare; e perciò io vi dico: non lasciatevi abbattere.

Quali sono le cose a te più care? +
La lettura e la scrittura sono le cose a me più care perché mi hanno aiutato a evadere da giornate dure e senza apparente via d’uscita. Poi, ci sono i miei libri, perché i libri, per il loro autore, sono delle costole. Nei testi che scrivo, anche se si tratta di finzione, verosimiglianza ma pur sempre finzione, c’è una parte di me che non si nota, ma che è decisamente presente. Può trattarsi di un dettaglio, di una scena o un dialogo di vita reale.

Negli ultimi anni lo yoga e la meditazione sono entrati nella mia vita accompagnandomi nel viaggio più affascinante che la vita può offrire, l’unico per cui vale la pena spendersi: la conoscenza di se stessi.