Droni alla guerra

 

Droni in guerra

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Droni alla guerra, non è il titolo di un film. Tempo fa guardavo distrattamente Jurassic World. Mi colpiva la figura del responsabile sicurezza della InGen, l’azienda fondatrice del parco a tema. Costui insiste con l’addestratore che quattro esemplari di dinosauro siano addestrati per fini bellici: – Usare quelle bestiacce in battaglia permetterebbe all’uomo di starsene al sicuro.

Solo un film?

Nell’articolo apparso sul trimestrale di Amnesty International Italia, il presidente Antonio Marchesini, afferma il medesimo concetto sui droni usati in guerra. Nella pagina si esprime la preoccupazione riguardo alla de-responsabilizzazione di chi manovra i droni. Pilotati da grandi distanze, riducono la consapevolezza delle tragedie provocate. Inoltre, com’è logico, l’assenza di perdite umane – per gli stati che ne fanno uso – ne alimenta l’utilizzo.

È l’antica questione sul rapporto dell’uomo con la tecnologia. Il drone è uno strumento fondamentale in situazioni di emergenza come i cataclismi naturali, ma può anche essere usato come un’arma in battaglia. Le nazioni sembrano incapaci di vivere in pace. Non si può smettere di fare la guerra. Assodato questo fatto, si cerca di farlo nella condizione di maggior confort possibile quasi che fosse un’operazione come un’altra. Quando qualcuno cerca di affrontare l’argomento con approccio critico, è tacciato di finto buonismo e ipocrisia. Ergo, se la cattiveria è talmente insita nell’animo umano, bisogna lasciarla libera di scorrazzare a suo piacimento?

Le armi non uccidono da sole. Dietro ogni bomba che cade c’è un pilota che la sgancia, un superiore gerarchico che glielo ordina, un governo che ne ha autorizzato l’uso, spesso un altro governo che ne ha permesso l’esportazione, un fabbricante che l’ha prodotta.

Antonio Marchesini, presidente di Amnesty International Italia  

In seguito agli attacchi dell’11 settembre, gli Stati Uniti sviluppano una guerra globale al terrorismo. Elaborano un programma di eliminazione di sospetti terroristi per mezzo di omicidi mirati con aerei a pilotaggio remoto, cioè i droni.

La posizione dell’Italia al centro del Mediterraneo è strategica come la sua base aerea di Sigonella, in Sicilia. Il 2006 è l’anno della firma del TAonS (Technical Arrangement on Sigonella), patto sulla presenza statunitense nella base siciliana. Intorno al 2013 il nostro paese avrebbe autorizzato varie volte la formazione temporanea di droni statunitensi.

Seguono:

una rivelazione del Wall Street Journal del 2016. L’Italia avrebbe acconsentito alla partenza di droni armati americani da Sigonella verso la Libia e il Nord Africa, notizia confermata anche da membri del governo italiano;

il Centro Europeo per la Costituzione dei Diritti Umani di Berlino, presenta nel 2017 al Ministero della Difesa italiano, domanda di accesso a informazioni giuridiche sull’accordo del 2006 (il TAonS) tra Italia e Stati Uniti, e sulla presenza di droni armati statunitensi.

Le responsabilità dell’Italia riguardo ad atti che violino il diritto internazionale o quello italiano è incerta. Meno incerto il fatto che gli USA siano per il nostro paese, i principali fornitori di droni.

Amnesty International e altre Ong hanno documentato molti attacchi illegali dei droni statunitensi in violazione del diritto alla vita e in alcuni casi equiparabili a esecuzioni extragiudiziali.

Principio dei vasi comunicanti?

Esiste un collegamento neanche tanto sottile tra la guerra a casa loro e la questione migranti. In Italia, le polemiche del governo sul lavoro delle Ong (organizzazioni non governative), riguardano un tema (apparentemente) diverso, e cioè l’immigrazione clandestina e la conseguente accusa per le Ong, di favorire con la loro azione di salvataggio di imbarcazioni in mare, il traffico di migranti. Ora, l’argomento è molto confuso. La storia insegna che, paradossalmente, la confusione è già un forma di chiarezza. Generata non a caso, soprattutto quando si tratta di informazione e, ahimè, quando ci sono di mezzo gli Usa che nelle questioni europee non potrebbero (…) entrare. In sostanza, come difendersi da un’accusa se non con un’altra accusa? Come gestire la domanda dell’opinione pubblica se non manipolando la comunicazione, generando dubbi e disordine mediatico?

La Francia contro il governo italiano. Il governo italiano contro le Ong. La Spagna che si indigna di nuovo nei confronti dell’Italia. Dividi et impera. In una ipotetica linea di equilibrio, c’è incoerenza tra la fedeltà al Patto Atlantico e all’Unione Europea?

In sostanza, in questo periodo, sembra emergere l’opzione chiudiamo le frontiereaiutiamoli (…) nel loro paese. Se morissero da noi, sarebbe troppo sconveniente, evitiamo di finire sui libri e altri olocausti. Historia magistra vitae.

 

MIA MADRE ERA LA CORDA CHE TENEVA INSIEME LA NOSTRA FAMIGLIA. È STATA UCCISA, LETTERALMENTE FATTA A PEZZI, MENTRE LAVORAVA NEI CAMPI, IN UN GIORNO QUALUNQUE, DI FRONTE A ME, SUO FIGLIO, E AI SUOI NIPOTI.

Rafeequl Rehman, figlio di Mamana Bibi, uccisa da un drone statunitense in Pakistan

 

Fonte: Amnesty International Italia, Trimestrale, n. 3 Luglio 2018