Direttore e Ciccio Dello Straccio – Chiarimenti

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- Il signor Dello Straccio è desiderato in ufficio!

- Mi dica, signor direttore. Pronto, agile e scattante.

- Andate fuori e convocatemi il ragazzo che chiede l’elemosina al parcheggio.

- Perché, signor direttore, che cosa è successo?

- Voi non vi preoccupate, Dello Straccio, è affar mio.

- Vado.


- Eccomi di ritorno, direttore. Faccio entrare?

- Sì, e lasciateci soli.

- Perfetto, signor direttore.


- Buongiorno. Siete voi che vi occupate del parcheggio?

- Sì.

- Bene. Allora, veniamo al dunque: voi vi piazzate all’entrata del punto vendita e salutate la gente. Da questo gesto, pretendete che la gente vi lasci la mancia. È giusto?

- Veramente, direttore, io no pretendere. Io chiedere per mangiare.

- No, io non discuto la pratica. Io discuto la teoria. Se voi volete soldi perché salutate, a questo punto vi saluto pure io e siamo pari. Giusto, no? Oppure, non mi salutate proprio e a me va bene lo stesso, anzi: tanto mica ci conosciamo, no?

- Direttore, io chiede gesto di solidarietà per mangiare.

- Ho capito che volete mangiare, ma che significa? Allora siate chiari e chiedete soldi! Non usate il mezzo subdolo del saluto, perché altrimenti facciamo diventare l’elemosina una professione bella e buona come tutte le altre.

- Direttore, io non capire…

- Il problema, caro voi, è che qualche persona s’è lamentata, non è che per caso siete stato un po’ aggressivo?

- Io aggredire? No sicuro, direttore, io solo chiedere qualche moneta e stare lì buono…

- Non lo so, magari avete mostrato una faccia feroce…

- Questa soltanto mia faccia, cosa posso fare?

- Dovete stare tranquillo e sereno. Io non essere qui per cacciare voi. Io volere solo un confronto perché ci tenere io a rapporti.

- Sì, direttore, io capito, anche non volere spaventare persona.

- Allora ci siamo chiariti?

- Sì, direttore. Ma non ci essere bisogno.

- No, ci essere bisogno eccome!

- Allora io andare, direttore.

- Bene. E… vi chiedo una cosa segreta.

- Dire, direttore, dire…

- Però, voi non dire in giro questa cosa segreta.

- No, direttore, io non dire. Dire, dire pure…

- Da domani… trovare me un posto per macchina, io stufo aspettare mezz’ora. Questo parcheggio ormai esaurito sempre.

- Tu non preoccupare, direttore. Domani tu trovare posto.

- Allora ci siamo chiariti?

- Sì, direttore. Chiariti.

- Ultima cosa.

- Dire, direttore, dire pure.

- Conoscete qualcuno che lavare macchina per amicizia?

- Sì, direttore, io amico che lava macchina.

- Allora io potere contare su vostro aiuto?

- Certo, direttore.

- Allora ci siamo chiariti?

- Sì, direttore, chiariti.

- Eh, io sapere che voi essere brava persona.

 

SOMMARIO DI SUPERCASSIERI

 


LA RIVOLUZIONE CHE NON C'È SU AMAZON


E se noi provassimo a esulare personaggi dal contesto in cui vissero, catapultandoli nell’oggi? Che cosa succederebbe se gli equilibri come il tempo e lo spazio saltassero, e le leggende popolari s’intrecciassero con fatti accaduti? Accadrebbe che personaggi, già incontratesi nella realtà si ritroverebbero per scriverne un’altra che, ovviamente, avrebbe un finale diverso. Se a questi personaggi ne aggiungessimo alcuni di fantasia, sarebbe La Rivoluzione che non c’è. Nick La Puzza, attraverso una trama di miti universali e aneddoti personali, narra una storia improbabile in cui Ernesto Guevara, avendo letto un libro di Luciano Bianciardi (Ai miei cari compagni), risorge nel nuovo millennio per correggere degli errori tattici che lo scrittore gli aveva imputato. Nell’anno 2012, il Che - sotto il nome di Ramon Benitez – giunge nel quartiere popolare dove vive Nick La Puzza. Guevara sceglie proprio quel sobborgo perché a causa del decentramento sta per essere demolito per far posto alla nuova zona finanziaria. Gli abitanti del luogo, allo scopo di bloccare il progetto, hanno occupato gli alloggi destinati ai bancari e sotto la guida del Che e di altri personaggi, in parte storici, intendono oscurare il segnale televisivo e impadronirsi delle banche, come indicato dal Bianciardi, eletto teorico di questa ipotetica, sgangherata e allegra rivoluzione.