Di libri, di letteratura, di lettori

 

 

 

In regalo per te i primi capitoli de Il bamboccione

Avvertenze

Leggo spesso, sui siti delle case editrici italiane, le avvertenze nei confronti di chi intende inviare materiale: lo scrittore, o sedicente (aggiungete voialtri la sonorità che vi fa sorridere). Perciò, mi cimento pure io in una specie di replica all’editore.

Definire per quale strada siano dirette la letteratura e l’editoria (e tutto il processo che porta alla creazione di un libro), è per me impresa complicata e forse, complice un cancro all’entusiasmo per la vita, mi interessa poco. La mia è una pigrizia cronica, incurabile, confortante. Figlia di insuccesso e indifferenza, ma anche, probabile, della mancanza di talento. E non lo scrivo perché qualche amicizia o conoscenza mi risponda asserendo il contrario. La mancanza di talento è un tema che prima o dopo, chiunque dovrà (o meglio dovrebbe), affrontare nel settore dell’arte ma anche in tutti i campi dell’espressione e dell’esistenza.

Frustrazione

Negli anni passati, seguendo la tortuosa via che spinge a far conoscere la propria opera, alle presentazioni dei miei libri erano sempre presenti amici, conoscenti, colleghi, e qualche ignoto astante. Ricordo con emozione, rivivo la tensione, ma anche la frustrazione, la tristezza del contesto, perché le conoscenze, gli amici, non sono il metro giusto. Alcuni saranno troppo compiacenti, altri troppo rancorosi, tutti spinti dagli svariati sentimenti nei confronti di chi si trova di fronte alla platea. Quasi sempre è difficile che ci sia “il salto”, cioè raggiungere il lettore in più, allargare il proprio orizzonte, tutto continua nello stesso modo. Per questo motivo non si può non affrontare la mancanza di talento, che però, a mio avviso, riguarda tutti. Perché se i libri non si leggono, se evitare questa fatica è uno sport nazionale, se il settore è in crisi da secoli, le responsabilità sono di tutti. Anche degli operatori.

Trovare certezze, conferme, nella vita e nella professione, è una necessità: in alcuni casi addirittura è marketing. Il bisogno assoluto del dicono di noi. È un tesoretto e non riguarda soltanto gli editori, ma le persone in genere. Il selfie, l’auto incensamento, il training urbano.

Ebook e self publishing

Eppure negli ultimi anni, qualcosa si è tentato. Per aggirare i rifiuti degli editori, per evitare gli editori a pagamento e quelli che non pagano gli scrittori, abbiamo bruciato la carta trasformandola in byte elettronici. Quindi, l’e-book. Abbiamo tentato di applicare tagli al personale con l’auto pubblicazione. Tanto si è detto su (e contro) chi si pubblica i libri da solo. È vero, in questa maniera tutti possono scrivere alimentando un fiume già troppo infetto. Differenze con la pubblicazione tramite editore? Beh, una è che mentre con l’editore il libro diventa un lavoro di gruppo che coinvolge scrittore, editor, editore, distributore, critico, libraio e chiedo scusa per le figure dimenticate, nell’auto pubblicazione o self publishing (versioni cartacee o elettroniche), lo scrittore assolve da solo a tutti i ruoli. E non è sempre e solo un merito o un vanto o un elogio. Complice la fretta, l’approssimazione, la mancanza di professionalità, molte pubblicazioni sono scadenti. E poi chi pubblica i libri da solo, può contare solo sul passaparola, non ha un ufficio marketing o PR a disposizione. Perciò deve tornare a quell’ingorgo di amicizie e conoscenze di cui accennavamo sopra.

Quanti libri mediocri ci sono in giro e quanti editori son disposti ad ammettere di averne pubblicati?

Avevo un sogno e non l’ho più. Speravo che la letteratura prendesse il posto della musica rock nel cuore della gente o almeno l’affiancasse. Poi dei ragazzi mi dissero: di che millennio sei? C’è ancora qualcuno che ascolta il rock, forse? Roba per vecchi. Io volevo intendere la musica in genere, non solo il rock. Ma sono fuori passo lo stesso.

Non voglio certo affermare di aver trovato la strada, ma mi trovo, dopo averne tentate varie e senza quasi rendermi conto, ad aver aggirato non solo l’editore ma anche la versione elettronica e l’auto pubblicazione (quindi anche me stesso? Boh!): pubblicare semplicemente le mie storie a puntate sul web. Punto. Si può leggere sul cellulare, sul pc o sulla tavola. Se vuoi puoi comprare l’e-book. Se vuoi.

Mentre sei sulla metropolitana e stai andando in qualunque posto, se per un attimo fuggente dimenticherai dove ti stai recando e ti accorgi che il tempo del tragitto è passato in un baleno, io avrò assolto al mio compito. Se avrò rubato il tuo poco spazio a disposizione, il tuo pensiero, allora ne sarà valsa la pena. Di aver scritto.

Se le mie storie trattano di lavoro, di precarietà o sono a volte surreali, la vita anche lo è. Se i miei personaggi sono degli sfigati, degli isolati, dei rifiutati, tutti loro sono quel che tu cerchi di non essere. Ma se qualche volta ti sei sentito così, allora sarà valsa la pena di aver scritto.

La rivoluzione nel mondo dell’editoria, della letteratura, di tutto il processo intorno alla nascita di un libro o una storia, è mettere il lettore al centro di questa ipotesi, senza filtri. Il lettore, sì, insomma, la persona. Il solo grande problema è che le cose semplici diventano le più complicate. Del resto un romanzo senza complicazioni che romanzo sarebbe?

 


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