Di covid, di vaccini e altre facezie…

Non posso che rimaner frastornato dalle normative attuali, dalle misure restrittive, terza dose, quarta dose, pillola, vaccini proteici, decisioni che smentiscono quelle precedenti e poi il futuro e la cartomanzia…

Non intendo prodigarmi in convincimenti e dibattiti, che ognuno faccia come crede, qualche domanda, però, rimane insoluta.

Sento parlare della soluzione cubana, delle percentuali infettive, della medicina di Cuba. Insomma, Cuba di qua, Cuba di là, non ho mai visto e sentito tanti filo cubani come in questo momento. Eppure, è una rivoluzione che segna il suo esito vittorioso nel 1959. Da quel momento, la situazione è rimasta invariata con un embargo che dura da sessant’anni e un sistema sanitario che rimane il medesimo, magari con poche evoluzioni (ma qualche studio lo avranno pur fatto i cubani, non è che saranno stati sempre in spiaggia, nelle sale da ballo, o a vendere la pelle, no?).

Cuba metteva in imbarazzo anche qualche benpensante di sinistra e ora tutti sono simpatizzanti, perfino chi non era mai stato più lontano da certe posizioni e riteneva il sistema cubano un’utopia destinata a finire prima o poi, anzi, ne auspicava la fine quantomeno per sollevarsi dall’imbarazzo di una resistenza ingombrante. Hasta (quasi) siempre, o perlomeno, qualche volta.

Sento parlare, oggi, di informazione malata, del ruolo della televisione… ma di tutto questo ne aveva scritto Luciano Bianciardi negli anni ’60, il blocco del segnale televisivo, l’occupazione delle banche. Che cosa avete scoperto?

In seguito, riguardo al sistema-televisione, YouTube è carico di filmati di Pier Paolo Pasolini che negli anni ’60 e ‘70 ha ampiamente espresso la sua opinione sulla funzione televisiva, ne gira uno in particolare in cui discute con Enzo Biagi sul ruolo dell’informazione di Stato.

 

 

E poi, il vecchio Marco Pannella che negli anni ’80 su Tele Roma 56 andava in onda con il bavaglio e scassava i marroni su Radio Radicale contro la Rai e ogni tipo di informazione.

Dove eravate tutti?

Adesso che il virus, anzi, che le misure restrittive hanno minato la zona di conforto, tagliando gli apericena e i caffè, la domanda è sempre la stessa: dove eravate prima, che cosa stavate facendo?

Probabilmente Marco avrebbe risposto che: “eravate tutti occupati, prima a fare famiglia – come è stato insegnato dai nonni – e dopo vi siete raccolti nel tepore del focolare con l’unica preoccupazione che i figli maschi non crescessero froci e le femmine avessero un matrimonio proficuo perché un matrimonio proficuo è pur sempre un investimento; e come dimenticare quel battersi il petto con la scusa storica del perché sai, lo faccio per la famiglia, c’ho delle responsabilità io, e ancora il profilo sociale, la carriera, l’immagine. Ricordo la gente sorridere in modo derisorio delle lotte degli altri…“. Pannella finirebbe, con la voce da giullare, dicendo che ora il teatrino è finito. Quando Marco trattava del regime dell’informazione, non fregava una ceppa a nessuno. Si parla di oltre quarant’anni fa…

Perché, davvero, che cosa avete scoperto? Non rispondete, non è importante, ma provate a ricordarvi: dove siete stati finora?