Deus ex machina – Il singolare caso dell’immagine di Dio

 

Deus ex machina

 

Dio mantiene la sostanza di quello che profetizza, ma delude molto spesso il nostro immaginario, poiché una cosa è un Dio inventato dal nostro bisogno psicologico, una cosa invece è il Dio reale.

Luigi Maria Epicoco

Deus ex machina

Caldo boia. Argomento scottante. Due premesse esplosive.

TV in sottofondo. Un cantante, di quelli prossimi alla santificazione, arringa la folla. E non le manda certo a dire…

Ci vuole sempre qualche cosa da bere. Ci vuole sempre vicino un bicchiere.

La bottiglia dell’acqua gelata è ai miei piedi. Una zanzara ha deciso di farmi la guerra, e ronza intorno alla mia testa.

 

In un ecosistema di teorie, una persona può credere che Dio esista e incentrare tutta la propria vita sulla fede. Poi c’è quello che crede nell’esistenza Onnipotente di Dio ma dato la vita è così breve, il conto conviene farlo alla fine. Un altro può credere che Dio non esista e basare la sua vita soltanto su se stesso. Uno crede di essere lui stesso Dio, anche se qualche volta ha avuto il dubbio di non esserlo. Un altro ancora può credere che esista, ma con un altro nome, magari quello di un cantante o di un calciatore.

Quello cui noi crediamo, in fondo non così è importante. Un essere superiore può esistere o no, a prescindere dalle nostre convinzioni. Certe domande sono in realtà inutili. Non troveranno mai risposta esatta. Probabilmente dovrebbe essere rivista l’importanza reale del proprio ego, in rapporto con l’eternità e con l’oblio.

Molto si discute sull’immagine di Dio. In una mia corrotta rappresentazione, lo vedrei come Zorro, l’eroe mascherato. Tutti si chiedono chi sia, perché non ne conoscono l’aspetto, tutti invocano il suo aiuto. E lui non delude. Si manifesta. Agisce. Punge. Rivendica marchiando col suo brand: la Z. Al termine toglie la maschera, per questioni di cassetta e di lieto fine.

Nel teatro greco classico, l’apparizione della divinità, realizzata attraverso la costruzione di un artificio e che interveniva a risolvere una tragedia, era chiamata Deus ex machina.

Questo, però, non è un film né un’opera. Qui da noi, l’unico a poter rivendicare un’entità dello stesso livello di Dio è apparso duemila e venti anni fa, dichiarando di esserne il figlio. Sappiamo a grandi linee com’è andata o almeno, sappiamo quello che ci hanno tramandato. Sappiamo di un uomo morente sulla croce, tradito dai seguaci e che resta abbandonato al silenzio del Padre Suo. Dio non risponde ai suoi lamenti, non muove un dito. Non sappiamo quello che succede. Difficile comprendere, facile supporre a un qualcosa che riguardi solo loro. Le interpretazioni si susseguono da secoli.

È nel mistero di quel silenzio che si resta attoniti. Un attimo su cui regge tutta la storia. Se seguire Dio, vuol dire interpretare i suoi silenzi, io sarò perso per l’eternità: voglio dire, faccio già fatica a seguire il mio vicino di casa quando parla!

 

Caldo boia. TV accesa. Una canzone mi ronza nella testa…

 

Sì lo so, fedeli, dotti e sapienti, ma anche non credenti e laici, materialisti di primo pelo, impiegheranno meno di sette secondi a distruggere queste righe.

Io, però, non voglio cadere nel tranello: non sarò l’eretico a caccia di notorietà che brucerà in un rogo virtuale insieme alle sue carte. Sono un ignorante che ha bisogno di risposte semplici.

Infine a te, caro amico Nazareno, non ho domande corrette da fare, né mi aspetto risposte che non potrei capire. L’unica missione per conto di Dio è saper aspettare. Ci vuol pazienza. Ci vuole sempre vicino un bicchiere…

 

Argomento scottante. TV in sottofondo. La bottiglia dell’acqua gelata è ai miei piedi. Una zanzara ronza intorno alla mia testa. Mi sono fomentato, caldo boia, mi sono fatto prendere la mano. Oh, è soltanto la storia di una vecchia storia…

 

 


 

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