Compro un’illusione – Foscolo e Leopardi nell’era del centro commerciale

 

 

Illusione

Illusione

 

 

I sogni son desideri di felicità, cantava Cenerentola nella fiaba di Disney. Non è una semplice, innocua, citazione. Perché dalle canzoncine di Cenerentola, si scivola alle teorie di Freud e la questione sui sogni si fa seria. Quel che ci interessa, ora, è che i sogni sono la base su cui gli strumenti di convincimento stimolano la brama dell’avere.

Quello che noi compriamo sono le nostre fantasie. Spendiamo soldi nelle lotterie o nei gratta e vinci, ma sogniamo una vita migliore, oltre alla vittoria. Compriamo cibo non solo per nutrirci, ma anche per consolarci. Fumiamo perché ci illudiamo che ci regali un attimo di calma. Anche, ci rifuggiamo in realtà virtuali di vario tipo per sfuggire alla quotidianità.

I sogni sono illusioni e noi abbiamo bisogno di alimentarle. Lo dice il Foscolo, lo pensava anche il Leopardi, pur se con qualche differenza.

Il cuore dell’uomo ha bisogno delle illusioni per fronteggiare la durezza della vita, eppure la ragione sa perfettamente che queste non esistono. Secondo il poeta di Zante, la poesia è l’illusione principale perché perpetua le gesta degli uomini verso l’eternità, superando la morte. È il concetto stesso che troviamo nei Sepolcri, l’opera più nota di Foscolo e che lo consegna ai posteri.

In Giacomo Leopardi, la fede nelle illusioni è legata alla giovinezza. La ragione e le miserie della vita, ne distruggono il senso. Per il poeta di Recanati, le illusioni sono strettamente legate alla continua ricerca del piacere. Il piacere, desiderio inappagabile, guida costantemente l’esistenza, soggetta, quindi, a un’altalena di sentimenti come dolore e infelicità.

Sono pensieri validi anche nella società di massa. L’uomo rifugge la sofferenza e per questo è disposto a salire su qualsiasi treno lo conduca lontano da essa.

Degli anni passati nella grande distribuzione organizzata, devo dire che, se la frase più usuale è quella del carrello (ero venuto per una cosa soltanto e ora il mio carrello è stracolmo), la seconda è legata alla pubblicità: ho visto alla televisione quel nuovo prodotto e volevo sapere se vi è arrivato.

Già, la pubblicità. S’insinua, attacca quando le difese sono basse. Penetra nei pensieri più nascosti, lievita e rimane lì tranquilla, per poi fare il suo sporco lavoro quando entriamo al supermercato, accendendosi come una spia per indurci all’acquisto. La pubblicità, già. Più d’una forma d’arte, una persuasione subdola.

Alcune restano nell’immaginario collettivo, come quella dell’agenzia immobiliare che non vende sogni, ma solide realtà. La cito perché rappresenta un ribaltamento del concetto: in realtà, la pubblicità vende sogni, illusioni. Nel caso di un’immobiliare, però, diventa perfetta perché una casa, almeno nel senso borghese del termine, è solida e reale. Dietro a uno slogan c’è, sempre, una riflessione profonda che sfugge al pubblico.

Nel sistema in cui viviamo, l’uomo moderno, per sottrarsi a un’infelicità latente, trova il piacere nel consumo, e la pubblicità è lo strumento che crea l’illusione. Il filmato che segue, mostra delle semplici illusioni ottiche, più o meno percepibili alla vista. Prova a pensare all’effetto che le illusioni, in senso generale, provocano nella psiche umana.

 

 

 

 

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